ll patrimonio minerario lombardo cerca una nuova vocazione nel settore del turismo
Il turismo è, a livello globale, un settore economico in grande espansione. Se ne accorgono in particolare in Lombardia, dove mete come Como e Milano si stanno rivelando oggi come attrattori di enorme portata. Non meraviglia quindi scoprire che l’Amministrazione regionale stia guardando al turismo anche per scoprire nuove potenzialità nelle risorse offerte dal suo territorio, in particolare là dove antiche risorse sono diventate obsolete e dove urge trovare nuove idee per rivitalizzare valli e paesi.
Uno dei settori in cui si sta investendo negli ultimi anni è in particolare quello minerario. Sembrerebbe un paradosso: come può un’attività i cui effetti ecologici sono ambientalmente piuttosto dannosi, dall’impatto visuale spesso degradante, offrire spunti di interesse turistico? Il controsenso in realtà trova soluzione se si osservano alcuni aspetti concomitanti: il turista, oggi, pare chiedere alle sue occasioni di viaggio un carattere sempre più marcato di scoperta e di avventura. Il turismo si configura ormai generalmente come una esperienza emozionale. Quale più emozionante avventura di quella offerta da un’esplorazione sotterranea, in ambienti apparentemente ostili ed oscuri? A corollario di questo, va considerato che i luoghi minerari lombardi si trovano in ambienti di montagna per altri versi molto piacevoli e verdi, ideali per trascorrere un periodo di relax. L’accoppiata, quindi, natura+avventura sembra trovare in questo comparto interessanti occasioni.
L’accoppiata natura+avventura riparte dall’idea che le antiche miniere si trovano in ambienti montani affascinanti
Si è occupata di fornire un quadro della situazione attuale la recente giornata di studio «Per una rete delle miniere turistiche in Lombardia» organizzata nel Belvedere Berlusconi del Palazzo Lombardia di Milano. In questa sala mozzafiato, al 39mo piano del grattacielo in cui trova la sua sede l’amministrazione regionale, si sono riuniti i principali attori del settore. Da un lato coloro che si occupano dello studio e della ricerca attorno all’argomento, dall’altro sindaci e amministratori di realtà già presenti e attive sul territorio. I primi hanno inquadrato il discorso nei suoi aspetti amministrativi, storici ed economici. I secondi hanno messo in comune le loro esperienze e raccontato cosa sta succedendo in quelle strutture che sono già funzionanti e in piena attività .
«Il patrimonio minerario lombardo», ha spiegato il geologo Giancarlo Lopumo, che lavora per l’ufficio Economia circolare e tutela delle risorse naturali di Regione Lombardia, «conta almeno 300 siti dismessi. Un patrimonio di incredibile ricchezza, che contava giacimenti dei più svariati prodotti: ferro, argento, amianto, fluorite, piombo. Quel che è paradossale è che ci sarebbero aziende ancora interessate a sfruttare alcuni siti. Il grosso della produzione si è fermato attorno agli anni 60, quando è stato sempre più difficile trovare investitori e poi anche mano d’opera per un lavoro che era estremamente difficile e, in generale, gravemente nocivo per la salute».
Come ha mostrato Alessandro Cavallo, Professore Associato presso Università degli Studi di Milano Bicocca, da un punto di vista strettamente economico, però, un’osservazione della situazione a livello globale mostra come nel mondo si assista a una regolare apertura di nuovi siti minerari. «La richiesta di materie prime è sempre più alta e molte nazioni si stanno dando da fare per rispondere alla richiesta del mercato. Incredibilmente, in realtà , l’Europa è la regione in cui il numero dei siti estrattivi sta diminuendo. Questo si configura come un vero handicap economico, perché presuppone una sempre maggiore dipendenza dell’industria da attori esterni al mercato europeo» ha affermato.
Al di là di questi aspetti strettamente industriali, che comunque richiedono scelte e decisioni eminentemente politiche, uno dei modi per recuperare i moltissimi siti minerari dismessi pare proprio quello di collegarli alle sempre nuove richieste del settore turistico. In questo senso la Regione Lombardia ha affidato a una agenzia il compito di creare un programma apposito che promuova questo specifico settore dell’offerta nel tempo libero. Debora Proserpio, che fa parte dell’agenzia Aria SPA, ha illustrato il lavoro di ridefinizione del settore, in cui la visita delle miniere (di cui si cerca di cancellare il termine «dismesse», per dare nuovo smalto e attrattività alla loro esistenza) diventa uno dei molti percorsi «Active&Green» attraverso la Lombardia. Le varie offerte sono state inserite nel sito di promozione turistica www.in-lombardia.it (basta inserire la parola «miniera» nella casella di ricerca, per scoprire la ricchezza della proposta complessiva). Hanno preso la parola poi alcuni amministratori locali, tra cui il sindaco di Besano, Leslie Giovanni Mulas, che ha parlato dei futuri progetti legati al locale Museo dei fossili, i quali comprendono anche una rivalutazione dei percorsi minerari là presenti, e ha citato tra l’altro l’importante collaborazione con il Museo dei fossili e con l’area paleoarcheologica ticinese di Meride e del Monte San Giorgio. Infine, diversi gestori di strutture attualmente già funzionanti hanno parlato delle loro esperienze in modo generalmente positivo, rilevando peraltro come l’esperienza sia ancora molto recente e ancora in fase di consolidamento. L’incontro di Milano ha permesso una conoscenza reciproca tra tecnici e operatori, un contatto che si spera promettente per creare positive sinergie per il futuro.
Le miniere di Dossena (Valle Brembana) e sotto, la miniera Gaffione di Schilpario in provicia di Bergamo. (© Regione Lombardia)

