Un fenomeno culturale che ha visto il genere latin adattarsi ai trend globali fino a scalare le classifiche
Quando, lo scorso 8 febbraio, Bad Bunny ha portato il suo mondo all’halftime show del Super Bowl, in tutto il globo non si è parlato di altro per giorni interi. Quello spettacolo maestoso di circa tredici minuti al Levi’s Stadium di Santa Clara, in California, è stata una sorta di consacrazione della musica latina nel mondo. O meglio: è stata l’ennesima prova di quanto il latin sia uno dei fenomeni culturali più significativi degli ultimi decenni.
Sì, perché se è vero che oggi Bad Bunny è il massimo rappresentante del genere nel mondo, questo suo dominio è stato reso possibile da alcuni cambiamenti cruciali avvenuti negli ultimi venticinque anni. Fino a qualche decennio fa, infatti, la musica latina era considerata quasi esclusivamente come «etnica»; è riuscita a uscire da questa nicchia solo grazie ad alcuni nomi. Prima quello di Julio Iglesias negli anni Settanta e Ottanta, poi – in maniera ancora più travolgente – quelli di Ricky Martin, Jennifer Lopez e Shakira negli anni Novanta. Il merito di questi ultimi è stato quello di presentare una nuova versione della musica latina, che si «adeguava» ai canoni della musica pop globale, fino a quel momento caratterizzata da un predominio assoluto dell’inglese.
Infatti, anche se le comunità latine nel mondo sono sempre state numerose, le regole della discografia imponevano a tutti gli artisti di adattarsi al mercato anglofono. Ciò che hanno fatto Ricky Martin, J.Lo e Shakira (e altri artisti insieme a loro) è stato portare all’attenzione del mercato globale l’esistenza di un pop latino capace di essere influente.
Ma non c’è stato solo il pop. Il reggaeton, infatti, ha conosciuto diverse fasi e, grazie a un artista come Daddy Yankee, è riuscito a diventare un fenomeno globale. Ricordate il successo clamoroso della sua Gasolina? Era il 2004 e in quel momento un brano reggaeton in lingua spagnola dominava per la prima volta le classifiche di molti Paesi del mondo: è stato un vero e proprio tormentone a Porto Rico, in America Latina, negli Stati Uniti, in Canada, Giappone, Australia e in tutta Europa. Incredibile…
Da Julio Iglesias negli anni 70 e 80, passando perRicky Martin, Shakira e J.LO si è giunti al successo planetario di Bad Bunny
La musica, si sa, è anche (e soprattutto) cultura. E, così come ogni industria culturale, anche quella della canzone ha conosciuto una rivoluzione con l’imporsi dell’era digitale. Il mondo della musica è stato completamente rivoluzionato dall’arrivo dello streaming. Per la prima volta, non erano solo le tv, i giornali o le radio a scegliere cosa dovesse essere «di tendenza»; con il libero accesso a tutti i progetti musicali pubblicati in ogni parte del mondo, sono stati i singoli utenti a scegliere. E le comunità latine sparse in tutto il mondo hanno potuto ritrovare con più facilità il legame con i propri beniamini. Tra l’altro, il pubblico latino è forse quello più fedele nei confronti dei propri artisti. Per capirlo basta assistere al concerto di un’icona latin in qualsiasi parte del mondo: è molto più di un ritrovo. È una festa. È cultura pura, fatta di volti e parole.
Così, lo streaming ha costretto tutti a fare i conti con l’interesse globale nei confronti della musica latina. Un interesse che è stato giustificato anche da altri successi clamorosi, come quello di Despacito del 2017 di Luis Fonsi e Daddy Yankee. Il brano – un mix tra pop latino e reggaeton – ha creato uno spartiacque importante. Con Despacito, uno dei singoli digitali più venduti di sempre, chiunque ha capito che una canzone quasi interamente in spagnolo può conquistare la #1 in tutti i Paesi del mondo.
Negli anni successivi a Despacito, le porte della discografia si sono aperte a nomi che, altrimenti, sarebbero stati relegati a mercati locali. Alcuni esempi? Maluma, J Balvin, Ozuna, Rauw Alejandro, Karol G. Una curiosità: tutti loro provengono da due grandi Paesi, ora grandi hub della musica urban globale: Colombia e Porto Rico. Ma ci sono anche altri luoghi cardine. Se infatti Miami è il cuore pulsante dell’industria musicale latina (è il vero punto di ritrovo), ci sono anche Repubblica Dominicana, Messico, Argentina. E anche la Spagna sta presentando nomi forti (Rosalía vi dice qualcosa?).
Tutte queste diverse declinazioni rappresentano ritmi e melodie che prendono forma partendo proprio da tradizioni locali, canti del passato, culture ripescate. Un esempio? Quello di Cuba, che ha come punto di riferimento i Gente de Zona, formatisi nel 2000 ad Alamar (Avana), i quali sono stati capaci di unire l’audacia del reggaeton con le radici della musica cubana e della timba, genere nato negli anni Settanta e Ottanta dalla salsa. I Gente de Zona (Alexander Delgado e Randy Malcom Martínez) hanno conosciuto la fama globale grazie a Bailando, brano del 2014 di Enrique Iglesias nel quale compaiono come ospiti.
Ma anche grazie a La Gozadera (insieme a Marc Anthony) del 2015, il cui remix è stato l’inno ufficiale della Coppa America 2021. I Gente de Zona – che saranno in concerto al Nevermind Music Fest di Bellinzona il prossimo 21 giugno – hanno anche duettato con alcuni artisti italiani, da Laura Pausini (nel remix di Nadie ha dicho, versione spagnola della sua Non è detto) a Il Volo (Noche sin día). Passando pure per Cristiano Malgioglio (nel brano Alè Alè).
Ora sono molte le star della musica latina che, tramite le loro canzoni, portano all’attenzione globale la propria tradizione, valorizzando la lingua spagnola, l’accento locale, i ritmi della propria eredità artistica. In questo contesto, Bad Bunny ha un’importanza notevole. Unendo reggaeton, trap latino, elettronica, pop, rock e generi tradizionali portoricani, Bad Bunny (vero nome Benito Antonio Martínez Ocasio) ha abbattuto barriere e segnato record su record. Basti pensare al suo ultimo disco, DeBÍ TiRAR MáS FOToS, uscito a gennaio 2025, vincitore di un Grammy come «Album dell’anno» (è stato il primo album in lingua spagnola a ricevere tale riconoscimento). Oppure è sufficiente riflettere sull’enorme messaggio politico e sociale che ha lanciato durante l’halftime show del Super Bowl pieno di apparizioni (da Lady Gaga a Ricky Martin, ma anche Pedro Pascal, Jessica Alba, Cardi B e Karol G).
L’amministrazione Trump non ha fatto nulla per nascondere la propria ostilità ai latinoamericani e il Presidente degli Stati Uniti d’America ha definito questa performance al Super Bowl «un affronto all’America».
Dal canto suo, Bad Bunny ha portato nello show, tra i più seguiti al mondo, una celebrazione delle sue radici latinoamericane e portoricane, tra orgoglio e fatiche. Criticando pure il colonialismo statunitense a Porto Rico. Insomma: con questo show Bad Bunny ha gridato al mondo che la musica latina è davvero mainstream perché è capace di parlare a ognuno di noi.
