Servizio civile, stretta all’orizzonte?

by azione azione
10 Giugno 2026

Il 14 giugno il popolo svizzero vota su una modifica di legge che punta a limitarne l’accesso, le opinioni di favorevoli e contrari

L’ammissione al servizio civile potrebbe essere nuovamente inasprita. Il 14 giugno prossimo i cittadini dovranno pronunciarsi su una modifica della legge in materia, contro la quale è stato lanciato il referendum. Il progetto, difeso dal Consiglio federale e dalla maggioranza parlamentare, mira a rendere più severe le condizioni di accesso al servizio civile, in particolare per i giovani che stanno compiendo la scuola reclute o l’hanno già conclusa, rafforzando così l’obbligo costituzionale per gli uomini di compiere il servizio militare. Per i fautori del referendum, l’inasprimento proposto è «discriminatorio». Sono convinti che sia «il primo passo verso la soppressione del servizio civile». La riforma dovrebbe spuntarla.

I militi prestano un minimo di 245 giorni di servizio e i civilisti 365

Nel 1996, al momento dell’introduzione del servizio civile, accedervi era molto difficile. Coloro che non si sentivano di prestare servizio militare erano sottoposti all’«esame di coscienza». Per iscritto, dovevano esporre in modo credibile e nel dettaglio il loro conflitto. Erano poi ascoltati da una commissione d’ammissione che decideva sulla credibilità delle giustificazioni addotte. Il primo anno sono state accolte solo 96 domande. Fino al 2008, non superavano le 2000. Le ripercussioni sull’esercito non tardarono a farsi sentire, anche perché i suoi effettivi erano stati dimezzati: da circa 400’000 soldati a 200’000.

Dal 2009, con l’entrata in vigore della cosiddetta «prova dell’atto», le cose cambiarono: per dimostrare il conflitto di coscienza bastava essere pronti a compiere un servizio civile della durata pari a 1,5 volte quella del servizio militare. Da quell’anno, le ammissioni sono esplose: quasi 7000 persone hanno scelto il servizio civile. Una parte delle reclute ha optato direttamente per il servizio civile. Anche molti militari in servizio hanno chiesto di sfruttare questa opportunità. Attualmente i militi prestano un minimo di 245 giorni di servizio e i civilisti 365.

Dall’introduzione della «prova dell’atto», l’esercito avverte una crescente pressione sugli effettivi. Nel 2018 una nuova riforma dell’esercito riduce ulteriormente gli effettivi a 100’000. Il numero di militi che confermano una domanda d’ammissione al servizio civile, dopo aver già svolto una parte importante dei loro obblighi militari, resta elevato. Nel 2025 al servizio civile sono state ammesse 7211 persone. Per il Governo questo numero è problematico. Ha così proposto questa modifica di legge per ribadire chiaramente che il servizio civile è un’eccezione e non un’alternativa al servizio militare. Attualmente le persone tenute a compiere il servizio civile sono più di 60’000. A fine giugno 2024 erano 57’174. Di queste, 27’237 non avevano ancora svolto il numero di giorni di servizio previsto.

Le sei misure previste

Ma qual è la strategia proposta da Berna per frenare il numero di ammissioni al servizio civile? La revisione della legge prevede sei misure. La prima: chi passa al servizio civile dovrà prestare almeno altri 150 giorni di leva, a prescindere dal numero di giorni di servizio militare rimanenti. In questo modo si impedisce che la durata del servizio civile si riduca a poche settimane, quando l’interessato ha già svolto molti giorni di leva nell’esercito. La seconda: i sottufficiali e gli ufficiali che passano al servizio civile, ora tenuti a compiere solo il 10% di giorni di servizio in più rispetto a quelli rimanenti nell’esercito, dovranno pure compiere un numero di giorni 1,5 volte superiore. La terza: chi studia medicina umana, odontoiatria o veterinaria non potrà più sfruttare il servizio civile per maturare un’esperienza in un settore utile al suo percorso professionale. L’esercito è infatti a corto di personale medico. Medici e studenti di medicina potranno comunque prestare servizio civile in un altro settore. La quarta: chi ha già ultimato gli obblighi militari (corsi di ripetizione compresi) non può più passare al servizio civile solo per evitare il tiro obbligatorio annuale.

La quinta: analogamente al servizio militare, a partire dall’anno successivo a quello del loro primo impiego, i civilisti saranno tenuti a prestare servizio ogni anno fino a quando avranno prestato tutti i giorni di leva previsti. Oggi i civilisti dispongono di maggiore libertà per pianificare gli impieghi. La sesta: obbligo di concludere l’impiego di lunga durata (180 giorni) già nell’anno successivo all’ammissione al servizio civile, se la domanda è presentata prima o durante la scuola reclute. Il Consiglio federale stima che con questi provvedimenti, se accolti, il numero di ammissioni al servizio civile scenderà a 4000 all’anno, con una diminuzione di circa il 40%. Prevede dunque di frenare notevolmente il passaggio al servizio civile da parte di soldati formati e incorporati nell’esercito, dopo la scuola reclute.

Dove operano i civilisti

Il referendum è stato lanciato dalla Federazione svizzera per il servizio civile CIVIVA e dai Giovani verdi. Sono sostenuti da PS, Verdi liberali e una trentina di organizzazioni, tra cui il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE). Per loro, una diminuzione di civilisti si farà sentire dove sono più necessari: ospedali, case di riposo e strutture medico-sociali, scuole, protezione della natura, agricoltura o economia alpina. Per i contrari, le restrizioni proposte da Berna sono ritenute «inutili e discriminatorie». Indeboliranno il servizio civile, senza rafforzare l’esercito, i cui effettivi non sono minacciati, bensì troppo numerosi, con decine di migliaia di soldati che possono essere mobilitati in ogni momento.

Secondo i fautori della riforma (UDC, PLR, Centro e Organizzazioni paramilitari), l’attuale situazione geopolitica richiede un esercito efficiente. Attualmente si trova indebolito, visto che perde troppi effettivi, compresi quadri e specialisti, a favore di un servizio civile «troppo attraente». Il servizio civile deve dunque restare «l’eccezione alla regola», secondo la quale ogni cittadino svizzero deve compiere il servizio militare, ha sottolineato il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Per i favorevoli, il servizio civile va riservato ai veri obiettori di coscienza e non agli «opportunisti». La revisione non garantisce soltanto gli effettivi dell’esercito, ma anche quelli della protezione civile, che all’inizio del 2025 contava solo 57’000 membri.