Abissi di felicità e di disperazione

by azione azione
10 Giugno 2026

In una graphic novel edita da Tunué, un omaggio al tragico destino di Camille Claudel

Giorgio Vasari per primo nelle Vite scrive di una donna pittrice: Properzia de’ Rossi di Bologna «quasi per tôrci il vanto della superiorità». Una sorta di sfida, dunque. Non a caso Bologna; perché qui ci sono donne scienziate, giuriste, pittrici come Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Ersilia Creti, Clementina Gandolfi… Poi la scultrice Anna Morandi (1716-1774). Ma è Madonna Properzia (1490-1530) la figura centrale: sfortunata e trasgressiva. Ha osato scolpire, nella formella, Giuseppe e la moglie di Putifarre destinata alla porta di San Petronio a Bologna, il ritratto del suo infelice amore e di sé stessa nelle vesti della moglie di Putifarre. Più sfortunata ancora è comunque la maggiore scultrice del primo Novecento: Camille Claudel.

Claudel era fuori norma, libera e impertinente: qualità che ne decretarono il percorso esistenzial-artistico

Con lei operano in quegli anni parecchie scultrici dimenticate. Citiamone alcune, così come spunto, perché, fateci caso, i curatori in genere si occupano solamente di artisti famosi sui quali esiste già amplissima documentazione. Così è più semplice. Al Musée Camille Claudel a Nogent-sur-Seine nel 2025 e in seguito fino al 1. giugno 2026 al Musée des Beaux-Arts de Tours e al Musée de Pont-Aven dal 27 giugno all’8 novembre 2026 si tiene la mostra Au temps de Camille Claudel, être sculptrice à Paris. Possiamo trovare in ordine alfabetico Anna Bass (1876-1961), Carolina Benedicks-Bruce (1856-1935), Charlotte Besnard (1854-1931), Marie Cazin (1844-1924), Laure Coutan-Montorgueil (1855-1915), Sigrid af Forselles (1860-1935), Agnès de Frumerie (1869-1937), Jeanne Itasse (1865-1941) e altre nove scultrici. Oltre, ovviamente, a Camille Claudel.

A questo punto si può fare una tappa anche al Musée Rodin di Parigi e, dopo aver letto le lettere di Camille, rilassarci con la graphic novel di recente uscita Troppo libera di Assia Petricelli, sceneggiatrice e documentarista, e Sergio Riccardi, fumettista e illustratore. 272 pagine edite magistralmente da Tunué. Diviso per capitoli, racconta la vita di Camille dall’infanzia all’incontro con Rodin, dalla scultura Sakuntala, al Salon des Beaux-Arts agli anni della follia e della reclusione forzata in manicomio. Così scrive: «Gentile dottor Michaux forse voi non vi ricorderete della vostra ex paziente e vicina, Madame Claudel, che fu portata via da casa sua il 13 marzo 1913 e condotta in manicomio da dove, forse, non uscirà mai più… mi si rimprovera (crimine orribile) di aver vissuto da sola, di avere dei gatti in casa, si soffrire di manie di persecuzione. È sulla base di queste accuse che sono incarcerata come una criminale…».

Tra la nascita nel 1864 e la morte nel 1943 sono due i periodi fondamentali che scandiscono la sua vita: il 1883 quando, dopo essersi trasferita a Parigi, entra a lavorare nell’atelier di Auguste Rodin del quale diventa assistente e amante, e il 1913 quando, dopo la morte del padre, la famiglia la fa catturare e rinchiudere in manicomio. Questo spazio dell’esilio diventa la punizione per una ragazza fuori norma, impertinente, libera.

Scrive a Rodin nel luglio 1891 dal castello di l’Islette: «Mi farebbe una vera cortesia se volesse acquistare per me un costumino da bagno blu scuro con passamanerie bianche, due pezzi, camicia e pantalone (taglia media), al Louvre o al Bon Marché (in stoffa leggera) o a Tours. Dormo interamente nuda per fantasticare che lei mi sia accanto ma appena mi sveglio non è più la stessa identica cosa. Un bacio. Soprattutto non mi tradisca più».

Una relazione problematica, spietata. Rodin, per cercare di tacitare la gelosia di Camille, il 12 ottobre 1886 sottoscrive un’impegnativa nella quale dichiara che madame Claudel sarà l’unica sua allieva e che ella gli darà la possibilità d’accesso al suo atelier 4 volte al mese. Ma Auguste, si sa, ha una ossessione per le donne e nel suo atelier ne girano diverse, sempre nude. Ne fissa le parti intime con disegni velocissimi.

Ricordate la mostra del 2009 alla Fondation Pierre Gianadda a Martigny, Rodin érotique? Nel recensire la mostra, su queste pagine, ho scritto: «Con il passare degli anni le modelle vengono invitate ad assumere atteggiamenti più disinvolti con carezze nelle parti intime e prospettive inconsuete. L’artista le elenca in una lista con i nomi e accanto un breve commento; Octavie Lhonneur: bella rossa, piedi tesi molto belli, cosce graziose; Baudry: brutta e magra; Marie Thomasso: grosso ventre… Un lavoro meticoloso che gli serve per vagliare le loro attitudini e adattarle alle posizioni: di schiena, di profilo, sul dorso, braccia levate, danzanti, gambe aperte…».

L’opera più significativa di Camille è sicuramente Sakuntala o L’abbandono. L’amato si inginocchia ai piedi di lei e la stringe a sé, mentre i due volti si sfiorano come a baciarsi. Ma forse quella maggiormente struggente è L’età matura. In questa complessa scultura una donna implora in ginocchio un uomo che le volge le spalle. Paul, fratello di Camille, così ne scrive: «Questa giovane ragazza nuda è mia sorella. Mia sorella Camille. Implorante, umiliata in ginocchio, questa superba, questa orgogliosa, ed è così che si è rappresentata. Tutto è finito! […] E sapete cosa le viene strappato in questo stesso momento, sotto i vostri occhi, è la sua anima! È tutto in una volta l’anima, il genio, la ragione, la bellezza, la vita, il nome stesso». Lavori disarmanti, di una tragica fragilità interiore.

Delusa prima dall’abbandono di Auguste poi di Claude Debussy, suo secondo amante, comincia ad avere crisi nervose sino a distruggere parte delle sue opere e a barricarsi in casa. Poi il manicomio, la guerra, la fame. 800 matti su 2000 muoiono per denutrizione, e così anche lei. Viene sepolta nel cimitero di Montfavet e dieci anni più tardi sarà trasferita in una fossa comune.

La parte più emozionante della graphic novel è quella finale. Camille esce da un blocco di marmo e nuda vaga fra le opere delle scultrici a lei posteriori e nell’ultima immagine si vede solamente il suo piede sollevato da terra che vola verso altri destini. Come le sue opere che da poco tempo vengono rivalutate. Una storia di grandezza, sconfitta, abbandono, resurrezione.