L’insensatezza della crudeltà: il caso della gattina Rosy

by azione azione
29 Aprile 2026

«La compassione nei riguardi degli animali è intimamente collegata alla bontà di carattere, e si potrebbe affermare con sicurezza che chiunque sia crudele verso le altre creature non può essere un uomo buono».

Questa frase, pronunciata nientemeno che da Arthur Schopenhauer, nelle scorse settimane è risuonata più e più volte nella mente di chi scrive, man mano che la storia di Rosy – la gatta seviziata il mese scorso nella borgata romana di Tor Tre Teste – si faceva strada sul web e sui maggiori social network, fino a diventare un vero e proprio caso di cronaca.

Sì, perché quella di Rosy – ferita da uno sconosciuto e abbandonata agonizzante nel cortile in cui la sua colonia felina abitualmente sostava – è una vicenda a dir poco scioccante; e l’indignazione da essa suscitata non si deve soltanto al fatto che prima di oggi ben pochi tra noi potevano concepire l’idea di un’inerme gattina molestata in modo tanto grave da un essere umano. Nella mente di molti, infatti, tale atrocità ha, in un certo senso, rappresentato un vero e proprio spartiacque, il segnale di come la misura sia ormai colma, e la tolleranza nei confronti dei maltrattamenti sugli animali non rappresenti più un’opzione.

Certo, sebbene recenti studi sociologici portino a pensare che chi non ama gli animali finisca spesso per mostrare scarsa empatia anche nei riguardi dei propri simili, è comunque chiaro a noi tutti come nessuno possa in alcun modo essere forzato a provare sentimenti che non gli appartengono – siano essi verso altri esseri umani o, come in questo caso, quadrupedi e affini. Tuttavia, l’implicito rispetto nei riguardi della vita che noi, in quanto esseri senzienti, siamo tenuti a esercitare in ogni circostanza, non dovrebbe mai e poi mai essere messo in discussione; essendoci da tempo immemore appropriati del pianeta, affermando la nostra superiorità sulle altre forme di vita, abbiamo infatti un sacro dovere nei confronti degli esseri più deboli e indifesi – dovere che, soprattutto per quanto concerne le fasce più giovani della popolazione, ultimamente sembra venire a mancare, almeno stando ai tristi fatti riportati dalla cronaca, italiana e non solo: basti pensare ai tanti, troppi casi recenti, come quello della gattina Elettra, morta dopo otto mesi di sofferenza in seguito alle lesioni cerebrali riportate dopo essere stata usata come pallone da un gruppo di minorenni.

Fortunatamente, la storia di Rosy è andata diversamente, e il suo epilogo ha rappresentato un raggio di speranza non solo per gli animalisti, ma per chiunque abbia mai avuto davvero a cuore il cosiddetto «benessere animale» – e facendo della gattina di Tor Tre Teste una vera e propria eroina, simbolo di una lotta legittima contro ogni insensata violenza di questo tipo. Quando ormai si trovava in condizioni critiche, Rosy è infatti stata soccorsa da una famiglia che abita proprio in uno dei palazzi affacciati sul cortile in cui la poverina vagava; da quel momento, la micia è diventata un autentico fenomeno mediatico, la cui degenza nel Centro Veterinario Specialistico di Roma è stata seguita da migliaia di persone in tempo reale grazie agli aggiornamenti quotidiani forniti tramite i maggiori social network.

Qualche giorno dopo il suo ricovero, quando Rosy cominciava infine a dare segni di ripresa, ha avuto luogo perfino una manifestazione di piazza a lei dedicata, in cui la gattina ha assunto il ruolo di araldo dei tanti, troppi esseri senza voce che ogni giorno incontrano una fine nefasta, quasi sempre senza alcun motivo apparente, nel silenzio delle nostre società apparentemente civili.

Ecco quindi che, in tal senso, dall’orrore di quanto subito da Rosy sembra poter scaturire una nuova consapevolezza, destinata a trasformarsi in concreta possibilità di riscatto per tutte le creature che condividono il mondo con la «specie dominante»; sì, proprio noi, troppo spesso insensibili o indifferenti davanti alle loro sofferenze. Noi che forse, infine, siamo così oppressi dalle brutture del mondo, dai nostri mille problemi e dall’altrui noncuranza da aver dimenticato quanto forte sia il legame che ci unisce agli altri esseri viventi – almeno finché non arriva una gattina straziata a ricordarcelo.