Geolier, il rapper che salvò il napoletano

by azione azione
22 Aprile 2026

Oggi nessun genere come l’hip hop riesce a salvare i regionalismi proiettandoli nel futuro

Come era prevedibile, le canzoni del nuovo album di Geolier si sono fatte sentire. Lo scorso 16 gennaio, infatti, il rapper napoletano ha pubblicato per Atlantic Records Italy/Warner Music Italy Tutto è possibile, il suo quarto album. E non appena è uscito, tutte le sue tracce hanno occupato le prime 16 posizioni della Top 50 di Spotify. La centralità del progetto di Geolier (vero nome Emanuele Palumbo) si è imposta anche nelle classifiche ufficiali di vendita FIMI/Niq Italia. A una settimana dall’uscita Tutto è possibile ha conquistato il primo posto della classifica Album e della classifica Formati fisici.

Il pubblico mainstream, abituato ad ascoltare altri generi, conosce il rapper classe 2000 grazie al suo chiacchierato secondo posto al Festival di Sanremo 2024 con I p’ me, tu p’ te. E, forse, tende a ridurlo a quello: a uno dei tanti rapper che oggi popolano le classifiche. La verità, però, è che oggi Geolier è uno dei più ascoltati dalla sua generazione. E con le sue canzoni, esaltazione delle sue radici partenopee, è un vero simbolo di Napoli nel mondo.

Molti considerano Tutto è possibile come il disco della sua consacrazione definitiva. Per certi versi è vero. Dopo il boom mainstream a Sanremo, ancora una volta il rapper ha dovuto fare i conti con le aspettative che sente, severe ed esigenti, sul proprio lavoro. E aveva usato tutto questo per creare un disco, Dio lo sa, uscito a giugno 2024, con anche lo scopo di bissare il successo del precedente, Il coraggio dei bambini (album più venduto in assoluto nel 2023 in Italia).

Con Tutto è possibile, Geolier mantiene il racconto introspettivo, tra il fantasma del compromesso che non abbraccia mai e la voglia di lasciare il segno. Ma allo stesso tempo riesce ad alzare l’asticella.

Nell’album Tutto è possibile con i suoi featuring prestigiosi, il racconto di Geolier è al contempo introspettivo e universale

Lo fa grazie alla cura e alla varietà dei suoni, ma anche al suo presentarsi fragile seppur vincente. Rimane il racconto della fama, dei soldi, dei numeri. Ma c’è anche il suo lato più cantautorale, capace di regalare ritratti di persone comuni. Anche in questo album, la sua Napoli continua a essere il centro di tutto. È la voce potente che si alterna, traccia dopo traccia. È il suono vivo, nascosto tra le parole. Ed è anche lo spazio di incontro per eccellenza che permette a Geolier di presentare un disco con collaborazioni molto diverse tra loro.

La più emozionante è quella, postuma, con Pino Daniele, nata da un inedito vocale recuperato dall’archivio del cantautore, grazie alla collaborazione del figlio di Pino, Alessandro (che presiede la Fondazione Pino Daniele). Oltre all’emozione nell’ascoltare la voce di Pino Daniele, questa traccia inevitabilmente ci parla dell’eredità artistica di Daniele, e del fatto che Geolier è uno dei nuovi nomi della scena napoletana che può partecipare a questo passaggio di testimone tra generazioni: un racconto di Napoli che continua, nonostante il passaggio degli anni, delle voci, delle vite di chi l’ha sempre amata.

Se il titolo del loro featuring dà il nome al disco, questo messaggio di speranza – che tutto può veramente cambiare – lo si percepisce anche in altri brani. Non facciamo riferimento esplicito alle collaborazioni con i big italiani del genere (Sfera Ebbasta, Anna e Kid Yugi), ma al featuring più clamoroso del disco: quello con 50 Cent. Geolier duetta infatti con il suo idolo di sempre in Phantom. L’artista di Secondigliano era rimasto in contatto con 50 Cent dopo che, anni fa, era stato scelto dal suo team per aprire un suo concerto (poi mai avvenuto) a Napoli. E il fatto che 50 Cent abbia accettato questa collaborazione racconta bene il potere di Geolier nella scena rap non solo italiana. Una collaborazione «che non ho pagato», come ha svelato lo stesso Geolier in un’intervista a «GQ Italia», facendo riferimento agli accordi (anche economici) che spesso accompagnano questi feat. con i grandi nomi USA.

La verità è che in un momento in cui gran parte della musica (anche rap) rischia di perdere la propria essenza, per via del contatto con i compromessi di questo tempo (in primis i trend di TikTok, ma non solo), il rap di Geolier è verace e puro. Il merito è suo, ma anche di una scena, quella napoletana, che aiuta a non rinunciare alla propria identità. Così, ancora una volta, il rap cosiddetto «dialettale» è una buona garanzia di verità, al punto da convincere nomi enormi della storia dell’hip hop a un’inedita contaminazione.

Il rap riesce a salvare i regionalismi. Ne accoglie la storia, li proietta nel futuro, rinnovandone i linguaggi, ma mantenendone il cuore. Il disco di Geolier è la prova che il rap con il cuore napoletano è cool. Non solo per i fan italiani che lo sostengono (e che si sono già accaparrati un posto nel suo prossimo tour negli stadi, che prevede anche tre date già sold-out allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli), ma anche per i rapper di tutto il mondo. Come il portoricano Anuel AA, stella della latin trap, con cui collabora in Arcobaleno (brano che nonostante la sua elettronica perfetta, è anche malinconico). E come 50 Cent, appunto. Che oggi, ne siamo sicuri, è un grande fan di Geolier e della sua Napoli.