Anche gli eroi muoiono del giovane rapper pugliese è già considerato fra i migliori lavori italiani dell’anno
Poco importa se Anche gli eroi muoiono, nuovo album del rapper italiano Kid Yugi, sia uscito solo lo scorso 30 gennaio e, quindi, mancano all’appello ancora molti progetti discografici dei prossimi mesi. Infatti, alcuni critici lo hanno già definito uno dei dischi italiani più importanti dell’anno. I risultati del progetto nelle classifiche dimostrano l’impatto travolgente che ha avuto nella discografia italiana. Per cinque settimane consecutive, il progetto si è imposto alla #1 della classifica dei dischi più venduti. E con oltre 100mila copie vendute in poco più di un mese è già stato certificato doppio disco di platino, il tutto battendo il record come disco con più copie vendute nella prima settimana di sempre nell’epoca dello streaming. Mica male…
La cosa più sorprendente del rap di Kid Yugi è la scrittura, ricca di citazioni letterarie e riferimenti culturali
Ma come ha fatto Kid Yugi (vero nome Francesco Stasi) ad arrivare a queste cifre? Tra le 16 canzoni che compongono il suo lavoro, il rapper ventiquattrenne nato e cresciuto a Massafra, in Puglia, ha inserito pezzi rap hardcore molto crudi. Ma ciò che emerge, fortissima, è la sua scrittura sorprendente, capace di abbracciare citazioni letterarie e riferimenti culturali che vanno da Guccini ai CCCP (tanto che nell’album ha anche inserito la voce di Giovanni Lindo Ferretti). Si passa poi dal regista giapponese Shin’ya Tsukamoto a Fëdor Dostoevskij. Proprio dell’immenso romanziere e pensatore russo Kid Yugi ha detto di apprezzare «i suoi antieroi-umani». E per credergli, ci basta vedere la copertina che ha scelto per questo suo terzo disco in studio. Vediamo infatti Kid Yugi dentro una bara. «Ho deciso di morire come una persona comune, proprio per smitizzare la mia figura», ha spiegato il rapper.
In Anche gli eroi muoiono Kid Yugi riflette su eroi e anti-eroi. E lo fa elencando violenze, sostanze, esistenze senza regole né leggi. Basterebbe una lettura rapida dei suoi testi per accusarlo (sicuramente non utilizza un linguaggio adatto al suo pubblico, pieno di ragazzini) ma il suo rap è il perfetto rapporto tra volto e maschera, tra uomo e personaggio. Siamo sicuri che la violenza che canta sia presentata come un esempio positivo?
Nella sua nuova collaborazione con Shiva in La violenza necessaria, Kid Yugi campiona ad esempio una celebre battuta di Arancia Meccanica: «E d’un tratto capii che il pensare è roba da idioti». E nel pezzo canta di violenza, senza alcuna forma di censura: «Siamo pronti a fare tutta la violenza necessaria / Milano». Ma anche: «Sono pieno di ferro nascosto nel mio cappotto / Esatto». Con questo elenco pesante, Kid Yugi – lo ha raccontato a Newsic – ha riflettuto sul fatto che «la Storia ci dice che per arrivare alla creazione di una figura eroica, si passa anche attraverso la violenza. E viene impiegata anche da chi inizialmente la rifiuta».
Ma nel disco ci sono anche poesie schiettissime che raccontano debolezze e dilemmi esistenziali. Come testimonia Mostro con Tony Boy. Canta: «Di che cos’hai bisogno per non farti del male, per non danneggiare il prossimo? Serve paura o ti basta il rimorso? Ti serve tutto o toccare il fondo? Serve un profeta o vi basta un mostro?». E si chiede, turbato: «A che serve se non lascerò niente di buono?». Confidando poi: «E quanta paura c’ho di morire da solo / La stessa paura che ho di vivere sobrio». E così la violenza è sia esaltata sia condannata. Lo ha spiegato lui stesso: «Ogni giorno una persona fa una scelta: quella di non arrendersi alla cattiveria del mondo così da non diventare un mostro». Lo fa anche nel brano Per il sangue versato che racconta di una generazione di ragazzi che – in assenza di esempi positivi – sembrano destinati a esistenze macchiate in guerre di quartiere, applaudite da adulti che non sono realmente tali. Con il brano finisce per «smitizzare» questi cattivi esempi della strada, andando contro emulazioni, vecchi paradigmi e cliché del rap.
Quindi chi è davvero un eroe, oggi? Presentando il disco alla stampa, l’iper-citazionista Kid Yugi ha azzardato. «Più vado avanti più faccio dischi disillusi. In questo album volevo minare l’idea di eroe, che oggi è una figura sfumata, non si capisce più chi lo sia davvero: forse nessuno può essere un idolo, forse l’unico che lo è davvero stato fu Gesù, che è morto per salvare gli altri».
