Lo shock energetico fa svanire lo spettro dei tassi negativi in Svizzera

by azione azione
1 Aprile 2026

La consulenza della Banca Migros, l’aumento dei prezzi dell’energia spinge leggermente il rincaro ma la forza del franco contribuisce a spegnere possibili fiammate inflazionistiche

In un contesto estremamente incerto a causa della guerra in Iran, le principali banche centrali hanno preso le decisioni sulla loro politica monetaria attuale. Il comune denominatore delle decisioni è stata la volontà di non modificare i tassi direttori poiché al momento non è ancora possibile quantificare l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici dovuti al blocco dello Stretto di Hormuz sull’inflazione.

Come previsto, la Banca nazionale svizzera (BNS) ha lasciato invariato il tasso direttore allo 0% e ha ribadito come i tassi negativi siano una misura estrema da reintrodurre solamente a determinate condizioni. Esse non sono attualmente soddisfatte, dato che l’inflazione è sì bassa, ma non stabilmente al di sotto dello 0%. Per i prossimi 12 mesi ci attendiamo una sostanziale stabilità: l’aumento dei prezzi energetici farà salire leggermente il rincaro, ma la forza del franco contribuisce a spegnere possibili fiammate inflazionistiche. Non sembra dunque necessario modificare il tasso direttore. Riguardo alla forza del franco, la BNS ha comunicato esplicitamente la sua intenzione di intervenire sui mercati valutari, comprando valuta estera in momenti di rapido apprezzamento per frenarne il rafforzamento. Questo deve essere stato il caso a metà marzo, quanto l’euro è sceso temporaneamente sotto i 90 centesimi di franco per poi venir rimbalzato al di sopra.

Malgrado l’assenza di cambiamenti del livello dei tassi, da inizio marzo si sono registrati degli aumenti dei rendimenti obbligazionari come pure dei tassi ipotecari in crescita. Ciò è dovuto ai cambiamenti delle aspettative dei mercati, che scontano un’inflazione più elevata e aprono dunque alla possibilità di un rialzo del tasso direttore. L’impatto è più visibile nelle lunghe scadenze: i tassi swap a 10 anni, a quali aggiungendo il margine specifico della banca si ottiene il tasso ipotecario, sono aumentati in breve tempo di 0,2 punti percentuali. In ogni caso, il livello dei tassi ipotecari fissi resta attrattivo per investitori alla ricerca della sicurezza di pianificazione. Nessun cambiamento invece è stato registrato per i tassi ipotecari SARON. In questo caso le aspettative non giocano nessun ruolo, poiché il solo criterio decisivo è l’andamento del tasso del mercato monetario SARON, che è influenzato dal livello del tasso direttore.

Anche la Federal Reserve (Fed) ha mandato il tasso guida in una forchetta tra il 3,5% e il 3,75%, in linea con le attese del mercato. La situazione è complessa e porta la banca centrale a dover scegliere in un difficile equilibrio tra i suoi obiettivi. Da una parte l’inflazione resta superiore all’obiettivo della Fed e non permette dei tagli. D’altro canto, il mercato del lavoro mostra segni di debolezza e le aziende necessiterebbero di una politica monetaria più espansiva. Oltre a ciò, vi è il presidente Trump che pretende tagli rapidi. Al momento la Fed non si fa influenzare dalle ingerenze politiche e da inizio anno non ha più tagliato i tassi. Nella seduta di marzo ha pure rivisto le proprie previsioni segnalando un solo taglio nell’anno in corso. Tuttavia, molto potrebbe cambiare a causa di due fattori: la durata e l’ampiezza delle perturbazioni dei rifornimenti petroliferi con il loro riflesso sull’inflazione, e l’attitudine del successore di Powell Kevin Warsh rispetto alle pressioni della Casa Bianca.

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