Pensando alla resurrezione

by azione azione
1 Aprile 2026

Coinvolgente Johannes-Passion di Bach

Nel tempo sospeso dell’attesa pasquale, l’esperienza dell’ascolto musicale è un possibile spazio di meditazione, in cui la dimensione sonora trascende la fruizione estetica per farsi itinerario spirituale. L’immersione in una Passione di Johann Sebastian Bach offre l’occasione privilegiata di contemplazione, capace quindi di coinvolgere intelletto, sensibilità e fede.

A dispetto delle ricorrenti proclamazioni di «morte del cd», la recente pubblicazione di Harmonia Mundi riafferma la vitalità del medium grazie un cofanetto articolato nei due segmenti che costituiscono la Johannes-Passion. Tale composizione, testimonia un processo di continua riflessione e rielaborazione da parte del Kantor di Lipsia, come attestano le fonti autografe che lasciano intravedere quattro redazioni distinte, esito di un’evoluzione stilistica e teologico-espressiva, in cui si affina l’equilibrio tra parola, affetto e architettura musicale.

L’interpretazione proposta dall’ensemble Pygmalion, diretto da Pichon, si situa in una linea di intensitàe consapevolezza stilistica straordinaria

L’interpretazione proposta dall’ensemble Pygmalion, sotto la direzione del suo fondatore Raphaël Pichon, si colloca in una linea esegetica di straordinaria intensità e consapevolezza stilistica. Il direttore francese, già misuratosi con capisaldi bachiani quali la Messa in Si minore e la Matthäus-Passion, affronta qui la Passione giovannea con una concezione interpretativa che privilegia la dimensione drammatica senza mai perdere di vista la coerenza strutturale dell’opera, restituendone con chiarezza la complessa stratificazione retorica e affettiva.

Il cast solistico contribuisce in maniera determinante alla resa complessiva: il tenore Julien Prégardien incarna un Evangelista di raffinata eloquenza narrativa, sorretta da una dizione esemplare e da una linea di canto di grande naturalezza, mentre il Cristo del basso Huw Montague Rendall si distingue per autorevolezza timbrica e intensità espressiva. Attorno a queste figure gravitano il Pilato del basso Christian Immler, il Pietro di Étienne Bazola, l’Ancella del soprano Ying Fang e il Servo cui presta voce il tenore Laurence Kilsby, tutti partecipi di una resa drammaturgica incisiva e coerente.

La lettura di Pichon si distingue per una tensione espressiva costantemente sostenuta, talora spinta a un punto che potrebbe apparire eccedente, ma che si rivela invece pienamente funzionale alla restituzione di un dramma di portata universale. La versione adottata è quella degli ultimi mesi della vita di Bach, 1749, a un quarto di secolo dalla prima esecuzione avvenuta nel 1724 presso la Nikolaikirche di Lipsia. Di Pichon, ogni scelta agogica e dinamica appare orientata a esaltare il carattere narrativo e drammaturgico dell’opera, senza indulgere in compiacimenti esteriori.

Fondamentale è il ruolo del testo, non soltanto nella sua derivazione evangelica, ma anche nelle interpolazioni poetiche che ampliano la dimensione contemplativa attraverso una scrittura di forte pregnanza simbolica

Di particolare rilievo risultano le sezioni corali, in cui l’ensemble vocale, sostenuto da un organico strumentale volutamente privo di ottoni e percussioni, persegue una solennità austera, coerente con la prassi luterana vespertina del Venerdì Santo. Tale scelta contribuisce a esaltare la dimensione glorificante dell’opera, culminando nell’epilogo affidato a un corale di apparente nudità formale. In questa architettura l’ascoltatore contemporaneo può cogliere – in sintonia con la visione di Pichon e del suo Pygmalion – il luogo della misericordia, in cui la «semplicità» del dettato bachiano si fa veicolo di una trascendenza luminosa: celebrazione della morte redentrice e, insieme, anticipazione della resurrezione.