Il Canton Ticino come Dubai o Abu Dhabi

by azione azione
25 Febbraio 2026

Negli Emirati come Dubai o Abu Dhabi, economie in piena espansione, oltre l’80% dei posti di lavoro è occupato da lavoratrici e lavoratori stranieri. Non significa che i cittadini locali non lavorino: semplicemente il mercato del lavoro è diviso in due. Le posizioni dirigenziali e gli impieghi ben remunerati nell’amministrazione pubblica sono riservati ai cittadini dell’Emirato che ancora partecipano attivamente alla forza lavoro. Tutti gli altri settori – dalle costruzioni al turismo, dall’estrazione petrolifera ai servizi domestici – si reggono invece quasi interamente su manodopera immigrata, proveniente soprattutto dai Paesi in via di sviluppo del Continente asiatico.

Asiatici a parte, è molto probabile che questa situazione si riproduca in Ticino tra un paio di decenni. Anche se i tassi di crescita del Prodotto interno lordo (Pil) non sono paragonabili a quelli degli Emirati, nel nostro Cantone l’occupazione non cessa ci crescere. Tra il 2009 e il 2023 l’effettivo degli occupati è aumentato del 21%, ovvero a un tasso annuale dell’1,3%, un valore superiore non solo al tasso di crescita annuale della popolazione (0,45%) ma addirittura a quello con il quale è cresciuto annualmente il Pil dell’economia ticinese (1%). Ovvio che, per far fronte a questo forte aumento della domanda di lavoratori e lavoratrici l’economia ticinese ha dovuto fare ricorso all’immigrazione, in particolare di frontalieri. Di conseguenza, durante questo periodo la quota di occupati stranieri rispetto al totale non ha smesso di crescere. Non soltanto, ma nel 2019 l’effettivo dei lavoratori e delle lavoratrici stranieri, composto dai residenti e dai frontalieri, ha superato quello dei lavoratori e delle lavoratrici svizzeri. Nel 2023, ultimo anno per il quale si possiedono dati, il 54% dei lavoratori e delle lavoratrici occupati in Ticino erano stranieri. Se la quota dei lavoratori stranieri dovesse aumentare allo stesso ritmo con il quale è cresciuta dal 2009 in poi, tra 30 anni quasi l’80% degli occupati nell’economia ticinese sarà di nazionalità straniera.

Se non dovessero intervenire un innalzamento deciso dell’età del pensionamento, o misure di freno all’immigrazione di frontalieri, verso la metà di questo secolo la quota dei lavoratori stranieri nel totale degli occupati assumerà quindi proporzioni da emirato. Con una grande differenza, però: in Ticino la quota dei lavoratori e delle lavoratrici svizzeri si riduce non perché gli svizzeri siano estremamente ricchi e non debbano lavorare per vivere, ma perché la popolazione di nazionalità svizzera è invecchiata e tenderà a invecchiare ancora di più nel prossimo futuro. Il futuro del mercato del lavoro ticinese è quindi facile da illustrare, estrapolando l’evoluzione già in atto: da un lato i lavoratori attivi soprattutto stranieri, dall’altro gli svizzeri, in predominanza pensionati. Si può anche facilmente prevedere che il rapporto tra lavoratori e pensionati si ridurrà lentamente nel corso del tempo per l’aumentare rapido di questi ultimi. Si tratta di un’evoluzione difficile da invertire e che porrà numerosi problemi. In primo luogo i costi sociali del traffico veicolare. Non solo nel Sottoceneri, ma anche nel Sopraceneri le code di automobili da e verso i valichi di frontiera si allungheranno.

La dipendenza dai lavoratori frontalieri creerà poi problemi di funzionamento in tutti quei servizi dove la presenza sul posto di lavoro è indispensabile. Pensiamo ai servizi del sanitario e del sociale, ma anche ai pompieri e alla polizia. Il rafforzarsi del divario tra una popolazione attiva di nazionalità straniera e una popolazione pensionata di nazionalità svizzera aggraverà poi il conflitto attorno a problemi come quello del finanziamento dello Stato sociale. Il Cantone potrebbe, in futuro, perdere una parte della sua autonomia finanziaria perché la tassazione dei frontalieri, che potrebbero presto diventare la componente più importante della manodopera occupata nel Cantone, continuerà ad essere regolata da accordi internazionali. Concludiamo ricordando che questa evoluzione può essere frenata solo con provvedimenti che promuovano l’aumento della produttività per ora di lavoro. Benvenga quindi l’intelligenza artificiale con misure che rileveranno la produttività, faranno aumentare i salari, mentre conterranno invece la crescita dell’occupazione.