Basilea: il Carnevale fuori tempo massimo

by azione azione
18 Febbraio 2026

Al momento di pubblicare questa rubrica il Carnevale transalpino (visto dal punto di vista dei Confederati) sarà giunto al Gran Finale del Martedì Grasso. Dalle parti dell’Altropologo, nella fattispecie, in certi piccoli e piccolissimi villaggi delle Dolomiti, lontano dal clamore mediatico del Circo Olimpico, si è impegnati a inventare l’ultimo sberleffo prima della Quaresima che, a mezzanotte, metterà fine alla baldoria. Geniale fra tutte la trovata di una coppia di maschere vista l’altro giorno sfilare a novecento e più metri d’altitudine: nei panni sgangherati di contadini d’antan, il volto nascosto da grottesche maschere lignee, spingevano goffe e cialtrone sull’asfalto ghiacciato una vecchia pentola a pressione mentre con uno sdentato spazzolone da cucina le facevano furiosamente strada sul ghiaccio: medaglia d’oro di curling – quella, appunto, che è sfuggita alla squadra olimpica italiana…

Carnevale: nelle Dolomiti, dopo una stasi durata decenni, il revival della cultura popolare in chiave identitaria degli ultimi venti o trent’anni ha riportato alla ribalta le mascherate invernali tradizionali. Il coordinamento fra i comitati organizzatori ha determinato la richiesta che i cosiddetti «Carnevali Arcaici delle Dolomiti» vengano inseriti nell’elenco UNESCO del patrimonio intangibile dell’umanità.

Già fatto a Basilea! – diranno gli organizzatori dei Vorfasnachtsveranstaltungen – termine complesso così come complessi sono i molteplici eventi di quello che è generalmente ritenuto il più grande Carnevale di area protestante: per non dire l’unico sopravvissuto. Inserito nella lista UNESCO dal 2017, il Basler Fasnacht sopravvisse alle fulminanti legislazioni dell’epoca post-Riforma quando, in tutta Europa, draconiane legislazioni posero fine a tutto ciò che sapeva di superstizione pagana equiparata al Papismo. Anche se la Chiesa Romana aveva provato per secoli a sradicare la pratica delle mascherate invernali dall’inventario rituale delle classi popolari e non. Era andata, in poche parole e grossomodo, che le mascherate invernali in tutta Europa e probabilmente dall’Età del Bronzo quando si configura una «cultura paneuropea», celebravano la rinascita, il ritorno del Sole dopo il solstizio invernale. Spesso legate ai riti d’iniziazione dei giovani, le maschere rappresentavano i morti che tornavano sulla terra nei dodici giorni fra il Natale e quella che sarebbe diventata in epoca cristiana l’Epifania. Non a caso dunque le maschere (masca: termine longobardo per «spirito, spettro, fantasma») del Carnevale di Basilea si chiamano larven: le larvae latine erano le maschere funebri in cera degli Antenati conservate nei larari di famiglia e fatte sfilare nei funerali.

Dopo secoli di tentativi falliti, avendo blindato i Dodici Giorni di Shakespeariana memoria con una raffica di «momenti forti» del calendario liturgico – Natale, Santo Stefano, Santi Innocenti, Te Deum, San Silvestro… – con risultati modesti (mettiamola così) Roma decise di venire a patti in omaggio al detto inglese «if you cannot beat them, join them»: se non poi batterli fatteli alleati. E così fu inventato il Carnevale. Ovvero: divertitevi pure come volete, ma fino alla mezzanotte del Mercoledì Santo – che poi cominciano i chiari di luna della Quaresima. E dunque ecco, nei documenti, a partire grossomodo dal XII secolo, i termini Carnis levamen (il togliere la carne – da qui Carnevale), Carnes tollendas, Carniprivium, Carne Vale (addio alla carne), Fasnacht tedesco, Shrovetide inglese e Carêmentrant francese… insomma tutti termini che designano il Carnevale come funzione della Quaresima.

Onore storico ai popolani di Basilea che non solo non si rassegnarono alle misure repressive di un’élite cittadina convertita ai rigori pietistici senza compromessi della weberiana etica protestante/spirito del capitalismo, ma anzi rilanciarono la posta in gioco – e il cuore – oltre l’ostacolo. Il Carnevale di Basilea comincia il Lunedì successivo l’inizio ufficiale della Quaresima: come dire… «alla faccia…». Perché dunque l’anomalo ritardo?

Nel 1091 il Concilio di Benevento riscrisse la data d’inizio della Quaresima per includere anche le cinque domeniche della Quaresima che fino ad allora erano state escluse dal computo dei rigori quaresimali. Da allora fino al XVI secolo (re)sistettero a Basilea come altrove due Carnevali: il Mercoledì delle Ceneri era noto come Herren – or Pfaffenfasnacht (il Carnevale/Carnis Levamen dei Preti e dei Signori – osservanti zelanti a tempo debito della Riforma). Il secondo, celebrato/rivendicato da classi subalterne irriducibili come Bauernfasnacht, Carnevale dei Contadini, rimasti indietro rispetto alla Storia storieggiata, celebrato e sopravvissuto per i cinque giorni/domeniche abolite e in ritardo fino ad oggi.

Historia Magistra Vitae? Forse. Ma solo (?) fino a Carnevale. Vale.