Più che una raccolta, una serie di urti

by azione azione
18 Febbraio 2026

Racconti: "Tiri di rimbalzo" di Mario Giudici e la messa in crisi della forma breve tra controllo e deviazione

Si dice che la parte difficile, per una raccolta di racconti, sia la sua tenuta di senso, l’architettura semantica, se vogliamo dirla in modo più tecnico. Non di per sé i singoli racconti, che se son ben fatti quelli stanno pure bene per conto loro. Ecco: in Tiri di rimbalzo di Mario Giudici (Giampiero Casagrande editore, 2025) a fornire la cornice perfetta è proprio il titolo che chiarisce sin da subito la «poetica» (si può dire?) di cui è intrisa l’intera raccolta.

I racconti del mendrisiottese Giudici non hanno coerenza di lunghezza, né di tema, né di voce, piuttosto si dispongono per urti successivi, prendendosi il proprio spazio, occupando un determinato campo narrativo, senza preoccuparsi troppo di mettersi d’accordo con gli altri.

Non per nulla, lo stesso Gilberto Isella, nella prefazione, fornisce una chiave di lettura solida e autorevole, individuando nell’azione del rimbalzo la figura centrale della raccolta: deviazione, effetto imprevisto, perdita di controllo. «Nell’indagare il mondo, spesso alla ricerca dell’inconsueto, l’io non è mai al riparo da urti o virtuali colpi di rimbalzo», scrive Isella, allargando lo sguardo che va ben oltre la sola fabula. Perché è così, i racconti di Giudici non fanno stare tanto comodo il lettore. Anzi, spesso, fingono di essere accoglienti, di mostrare momenti di ordinaria sopravvivenza, per poi slittare però verso quel che qualcuno potrebbe considerare addirittura perturbante, proprio quello originale, dato che in scena Giudici ricrea ambienti domestici, una strada, un giardino, l’orlo di una piscina, giochi, incontri tra amici, riti minimi che dovrebbero servire a prendere le misure del mondo, che poi l’autore distorce un poco mettendo in tensione la storia.

Vien da sé l’impressione che il mondo di queste narrazioni risulti instabile, come sembrano esserlo alcuni personaggi, e talvolta pure il narratore stesso, che pare spesso fregarsene persino della linea temporale. Come capita in Osmosi, dove l’età del protagonista è incerta, e gli spostamenti del tempo approssimativi, così da non chiarire mai se a parlare sia un adolescente, un adulto, o un adulto che continua a pensare come un ragazzo. Uno slittamento che non viene tematizzato, ma lavora tra le righe, producendo un senso di disagio, quell’inquietudine narrativa che tiene vispi i lettori.

Abbiamo detto di Osmosi, ma tra gli altri c’è anche Indelebile che sembra godere di una precisione scientifica, tanto che chi legge è quasi tentato di verificare ogni spiegazione e ogni termine usato, come se la scrittura lo sfidasse sul terreno della competenza, oltre che su quello dell’immaginazione. Diciamo di questi, ma come questi anche gli altri racconti, servono tutti – in un certo senso – a mettere in crisi, ciascuno a suo modo, l’affidabilità della mediazione narrativa.

Certo, non ha tutti i torti Isella quando dice che «l’importante è centrare i bersagli», pur accettando «la ferita e il fallimento». Ma diciamolo, in Tiri di rimbalzo il bersaglio sembra spostarsi mentre lo si prende di mira. Ed ecco quello che intendevamo all’inizio: il rimbalzo del titolo, è quello che ritroviamo negli eventi narrati, nelle relazioni tra i personaggi, e persino nella forma stessa del racconto: focalizzazioni che si ribaltano, voci che si avvicendano, improvvise sospensioni metanarrative.

Ma, soprattutto, il confronto con l’altro, questo rimbalzare tra noi, che Isella individua come caposaldo dell’indagine esistenziale, qui lo possiamo immaginare nel rapporto fra chi scrive e chi legge. È stato bravo, infatti, Mario Giudici a giocare con il lettore che sembra essere invitato a orientarsi in uno spazio creativo che non vuole rimanere ingabbiato in una cornice rigida e che scende in campo ritrovandosi su un terreno irregolare, pieno di deviazioni da imboccare senza temere di perdersi.

Tiri di rimbalzo non è dunque una raccolta tradizionale, né una sequenza di esercizi di stile, ma semmai un’esperienza di lettura, fatta di controllo e deviazione, precisione e scarto; è questa la forma che deve adottare un tiro di rimbalzo.