Luciana Caglio, il coraggio di dire

by azione azione
2 Settembre 2026

Quando, tre anni fa, mi ha accolto nello studiolo che stava sbaraccando in via Canonica a Lugano, Luciana Caglio, scomparsa lo scorso 22 agosto a 97 anni, era sommersa da libri e pensieri. Desiderava confrontarsi sul senso della vita e soprattutto della morte. Fu un incontro franco e per me memorabile, non solo perché in un paio d’ore senza mai esserci visti prima, abbiamo scambiato idee e pensieri vertiginosi, ma anche perché con lei non c’era spazio per fronzoli, chiacchiere vuote e banalità.

«Cosa pensi di questo?», «In cosa credi?», «Perché?». Domande e risposte secche, da giornalista a giornalista. Ho riconosciuto in quello scambio la mente e la penna tagliente che avevo imparato ad apprezzare attraverso i suoi articoli, letti soprattutto su «Azione», dove aveva cominciato a collaborare negli anni Sessanta al fianco di Vinicio Salati, di cui prese il posto nel 1975.

Il 2 gennaio di quell’anno curava la rubrica «L’Agendina» e già allora affrontava temi che oggi definiremmo di parità di genere, ricordando quanto la società continuasse a distribuire ruoli e potere in base al sesso. Non era una sensibilità occasionale. Dopo gli anni trascorsi nella redazione guidata da Salati, assunse infatti la direzione di «Azione» e contribuì consapevolmente a darle una fisionomia inedita per l’epoca: quella di una redazione a forte presenza femminile. Accanto a lei lavoravano per esempio Carla Baroni, Rossana Cardani, Florinda Balli, Silvia Piazza e Monica Puffi cui si aggiunsero poi nuove redattrici. Amavano raccontare che chi entrava per la prima volta in redazione finiva quasi sempre per chiedere: «Dov’è il direttore?», come se fosse inconcepibile che al vertice ci fosse una donna. Persino la signora delle pulizie deprecava l’assenza di una guida maschile. Un aneddoto che oggi fa sorridere, ma che restituisce bene quanto fosse pionieristica la strada aperta da Luciana Caglio.

In oltre sessant’anni ha firmato articoli dedicati a moda, politica, sport e cultura. Sotto la sua guida, gli interessi di «Azione» si sono allargati dando spazio a firme storiche: Eros Costantini, Giovanni Orelli, Sergio Jacomella o Aldo Fraccaroli. A cui se ne aggiunsero altre molto prestigiose dalla vicina penisola, come Fulco Pratesi e Giovanni Arpino.

«Di Luciana Caglio», scrive Enrico Morresi nel saggio Giornalismo nella Svizzera italiana 1950-2000, «piace anche un certo piglio sdegnoso», come nel commento pubblicato dopo l’insuccesso dell’iniziativa popolare cantonale per il voto alle donne nel maggio 1966: «È stata una voce femminile, istericamente esultante, che insultandoci ci ha annunciato al telefono, domenica pomeriggio, che «era passato il no»».

Penna tagliente, abbiamo detto. Fino alla fine. L’ultimo pezzo su «Azione» è del luglio di 56 anni dopo e ricorda che «il «piove governo ladro» continua a ispirare i comportamenti di cittadini che, in piena contraddizione, deplorano le malefatte dei governanti e, in pari tempo, ne chiedono la protezione».

L’impronta di Luciana Caglio non è legata solo alla straordinaria longevità del suo scrivere su questa e altre testate, ma al fatto di essere stata la prima donna a diventare direttrice di un media del nostro Cantone già nel 1975 (grazie alla lungimiranza e alla larghezza di vedute, diciamolo per inciso, di un editore anomalo come Migros Ticino).

Al di là di questo, in un mestiere spesso tentato dalla prudenza e dalle formule di comodo, lei ha scelto per tutta la vita la strada più difficile: pensare con la propria testa e scrivere ciò che pensava. Quando ci salutammo nel suo studiolo in fase di smantellamento, ebbi la sensazione di uscire da una conversazione importante. Oggi so di avere incontrato una donna che aveva attraversato quasi un secolo senza perdere la curiosità di capire e il coraggio di dire.