Quali conseguenze ha avuto l’estate torrida sull’agricoltura? E cosa significano i raccolti ridotti per i prezzi degli alimenti? Markus Ritter, presidente dell’Unione Svizzera dei Contadini, fa il punto della situazione
Markus Ritter, le piogge degli ultimi giorni hanno allentato la pressione sulle aziende agricole?
Siamo grati per ogni goccia d’acqua. Tuttavia, la siccità non è ancora finita. Il terreno è talmente arido che l’acqua è riuscita a penetrare solo in misura limitata negli strati più profondi del suolo.
In qualità di presidente dell’Unione Svizzera dei Contadini, è in stretto contatto con le agricoltrici e gli agricoltori. Qual è oggi la loro principale preoccupazione?
La pressione psicologica. In particolare, l’allevamento soffre per la grave carenza di foraggio. Molti animali hanno dovuto lasciare gli alpeggi in anticipo e, in alcuni casi, essere macellati troppo magri, perché manca foraggio anche nelle aziende di fondovalle. Le entrate diminuiscono, mentre aumentano le spese per acquistare mangime.
Nell’estate del 1947, caratterizzata da una forte ondata di caldo, alle mucche si davano da mangiare pere in autunno. Cosa succederà quest’anno se le scorte per l’inverno sono già esaurite?
In alcune regioni l’erba potrebbe ricrescere da qui all’autunno. Altrove, invece, i pascoli sono talmente danneggiati che difficilmente si riprenderanno entro quest’anno. Stiamo importando foraggio dalla Germania settentrionale, dalla Polonia e da altri Paesi ancora più lontani. Tuttavia, la qualità non è paragonabile a quella del nostro fieno e questo avrà ripercussioni anche sulla produzione di latte.
Quali sono le conseguenze della siccità per i raccolti?
Per le patate prevediamo perdite di almeno il 20-30 per cento. In vaste superfici, le barbabietole da zucchero non potranno essere raccolte. Si registrano danni importanti anche per il mais. Mele e patate sono molto più piccole del normale. Siamo però fiduciosi che quest’anno i grandi distributori accetteranno e venderanno anche prodotti di calibro ridotto.
Cosa significa tutto questo per le consumatrici e i consumatori?
I prezzi aumenteranno, anche se soltanto di pochi centesimi. A pagare il prezzo più alto sarà però l’agricoltura stessa. Per l’andamento dei prezzi sarà determinante anche l’evoluzione della situazione all’estero, dato che la siccità colpisce ampie zone dell’Europa.
A quanto ammontano i danni?
Al momento stimiamo perdite per almeno mezzo miliardo di franchi. L’entità precisa sarà chiara solo dopo i raccolti.
Quali misure possono aiutare nell’immediato le famiglie contadine?
Stiamo conducendo colloqui costruttivi sui prezzi con grandi distributori come Migros, che riconoscono parte dei costi supplementari legati alla siccità . Apprezziamo inoltre il fatto che sia stato possibile autorizzare rapidamente l’importazione di foraggio esente da dazi. Stiamo ora valutando la possibilità di concedere prestiti federali alle aziende maggiormente colpite, per garantire la liquidità necessaria.
Questa estate torrida non è arrivata all’improvviso. Le aziende agricole si sono preparate troppo poco a estati di questo tipo?
No. Molte hanno modernizzato le stalle con ventilatori e impianti di raffreddamento e hanno investito in sistemi di irrigazione, soprattutto negli alpeggi. In questi ultimi si è investito molto anche nella captazione e nello stoccaggio dell’acqua. In Svizzera esistono però circa 6700 aziende d’estivazione e non è possibile effettuare tutti gli investimenti contemporaneamente.
L’irrigazione da sola non basterà a risolvere il problema, giusto?
Esatto. L’irrigazione può coprire solo superfici limitate. In una giornata molto calda il terreno necessita di circa 5 millimetri di precipitazioni. Per un’azienda di 40 ettari significa due milioni di litri d’acqua al giorno. La pioggia è semplicemente insostituibile.
Sul lungo periodo l’agricoltura dovrà adattarsi?
Sì. Le colture più resistenti al caldo acquisiranno maggiore importanza. Tuttavia, la combinazione registrata quest’anno di scarse nevicate in inverno, primavera secca e settimane di caldo e siccità estremi ha messo in difficoltà perfino il mais, che ama il caldo, e i prati artificiali con piante a radice profonda. Parallelamente sono necessari sforzi politici per contrastare il cambiamento climatico, anche a livello internazionale.
Con estati sempre più calde, l’economia alpestre e l’allevamento bovino continueranno ad avere senso?
Sì. La Svizzera dispone ancora di importanti riserve idriche e di vaste superfici montane che non sono adatte alla coltivazione agricola. Le mucche contribuiscono a mantenere aperti gli alpeggi, favorendo così la biodiversità , e producono un prezioso fertilizzante naturale che fa parte del ciclo agricolo.
Quanto tempo servirà ai campi e agli animali per riprendersi dopo quest’estate?
Le colture agricole possono essere riseminate l’anno successivo. Per le aziende zootecniche che hanno ridotto il numero di capi il recupero richiederà invece più tempo. Perché un vitello diventi una vacca da latte occorrono dai due ai tre anni.
Che cosa si augura per l’agricoltura svizzera?
Pioggia! E che le nostre famiglie di agricoltori mantengano la calma e non si arrendano.
