L’estate è la stagione delle disgrazie, ammonivano i nostri vecchi. Ho avuto la prova che avevano ragione il 19 agosto a Cuneo, quando ho rotto la dentiera alla stazione, sul marciapiede che serve i binari 3 e 4.
La prima a rompersi è stata una stanghetta degli occhiali da vista, mentre mi trovavo in vacanza in una baita di montagna. Nell’unico negozio del paese vendevano di tutto ma non riparavano occhiali. Avevano però del nastro adesivo. Un ultimo rotolo, alto dieci centimetri e così lungo da scocciare tutto l’equatore. Ho domandato alla padrona dell’emporio se me lo dava in leasing. Niente da fare. Se me ne vendeva una decina di centimetri. Idem come sopra. L’ho comprato tutto e ho piazzato un cartello davanti alla baita: «Si fanno riparazioni di ogni genere con nastro adesivo. Modica spesa». Non c’è stato quel grande afflusso che mi auguravo.
Nel sistemare il cartello, m’è caduto a terra l’orologio da polso. Non ha smesso di funzionare ma si è aperta la cassa: nessun problema; l’ho impacchettato di scotch per bene, risparmiando così il costo della riparazione. Un unico piccolo inconveniente: adesso è un’impresa scoprire che ore sono.
Veniamo alla dentiera. Fiorella Mannoia doveva tenere un concerto a Dolceacqua sul suo nuovo disco. Aveva però pronto un repertorio in grado di coprire solo un’ora di musica. Io ero dunque stato invitato dalla sua agente ad aprire la serata intrattenendo il pubblico per un’ora con i miei racconti. Mi aveva visto all’opera in un teatro di Monza durante un concerto di De André tradotte da diversi complessi che le suonavano e cantavano nei vari dialetti. Io facevo la mia comparsa tra un’esibizione e l’altra durante il cambio di strumenti, esecutori e microfoni, introducendo il complesso e la canzone che stava per suonare. In platea c’erano Fabrizio e sua moglie.
A proposito: torniamo alla dentiera. Il 18 agosto scendo dalla Valle d’Aosta per andare a Dolceacqua. Mi porto dietro qualche panino nel caso non fossimo andati a cena. Si sa come sono fatti questi artisti, magari vogliono digiunare. E poi dopo lo spettacolo scappare via. Così gli altri della compagnia rischiano di digiunare. Invece Fiorella desiderava cenare prima del concerto. «Qualcosina» ha detto lei. Ma poi si sa. Con il titolare del ristorante felice di avere lì una celebrità, arrivano senza averli ordinati un sacco di piatti prelibati e di specialità locali. Fiorella e i componenti del suo gruppo chiacchieravano e piluccavano qua e là. Io ho fatto il pieno, non dovevo mica cantare. Dovevo solo parlare. Se quando sei davanti al microfono ti scappa il ruttino puoi sempre farlo passare per una gag.
L’esibizione di Fiorella, bella e bravissima, è stata travolgente. Un filino meno la mia: sfoderavo tutto il mio repertorio collaudato mentre dal pubblico partiva a ripetizione un unico richiamo: Fiorella! Fiorella! Lei, dopo i due bis rituali, ha salutato ed è ripartita subito per Milano con la sua squadra. Gli organizzatori dell’evento, vedendomi un po’ smarrito, mi hanno invitato: «Noi andiamo a cena. Anche se hai già mangiato, ci farebbe piacere se ti siedi con noi e ci tieni compagnia». Io ho messo le mani avanti, nessuno poteva più smentirmi, gli altri erano già partiti: «Mangiato! Non esageriamo! Più che altro ho tenuto compagnia a Fiorella, sapete come siamo fatti noi artisti, prima dello spettacolo non mangiamo mai». Così mi sono seduto un’altra volta a tavola con il beneplacito del cameriere fatto mio complice con un solo gesto: mi ha sistemato piatti posate e bicchieri (tre: brindisi, vino e acqua) e io ho ricominciato da capo.
La mattina dopo ho preso il treno da Ventimiglia per Cuneo. E lì, alla stazione, mentre aspettavo la coincidenza per Torino, ho provato un certo languore. Mi sono ricordato che avevo la valigia mezza piena di panini. Cosa dovevo fare? Buttarli forse? Neanche per sogno. Ne ho tirato fuori uno, scoprendo che il pane era diventato durissimo. È stato sufficiente il primo morso per spaccare in due la dentiera. E così, l’ho riattaccata con lo scotch. Funziona benissimo.
Serve anche per controllare la giusta temperatura del cibo. Quando è troppo caldo scioglie il nastro, impedendo di deglutire rischiando un’ulcera. Si chiama medicina preventiva. Se qualcuno, fra i miei cortesi lettori, ha una dentiera da riparare, sono a sua disposizione, costi modici, pronta consegna.