Nell’anno ONU della donna agricoltrice, tre contadine svizzere raccontano come si sono guadagnate un posto al sole in un mondo guidato dagli uomini
Lavorare in una fattoria quando si è donna non è facile, e la Svizzera in ciò non fa eccezione. Il problema è che il lavoro delle donne è indispensabile, ma spesso non viene riconosciuto. Questa realtà ha spinto l’ONU a dichiarare il 2026 Anno Internazionale della donna agricoltrice.
«Senza le contadine molte fattorie non funzionerebbero. Esse non cucinano solo per i collaboratori né si occupano solo della biancheria: gestiscono infatti la contabilità, organizzano le vendite dirette, mungono le vacche e aiutano durante la fienagione», afferma Anne Challandes (57), Presidente dell’Unione svizzera delle donne contadine e rurali (USDCR).
In breve, le contadine intervengono ovunque vi sia necessità, ma, nonostante il gran numero di compiti che svolgono, spesso non possono contare su un salario. In Svizzera quasi una donna su due che lavora in un’azienda agricola di famiglia, non riceve uno stipendio. Ciò rende molte contadine dipendenti economicamente, un problema che si percepisce soprattutto nel caso di una separazione. «Un salario proprio permette alla donna di versare autonomamente i contributi AVS e di avere accesso alla previdenza professionale e all’assicurazione maternità», sottolinea Anne Challandes.
Per le contadine il sistema sta cambiando: dopo l’introduzione dell’assicurazione sociale si rivedrà anche la formazione
Ma il sistema sta cambiando. Il più recente successo delle contadine riguarda l’assicurazione sociale: dal 2027 i titolari delle aziende agricole riceveranno i pagamenti diretti integrali solo se la moglie – che collabora in azienda – è assicurata contro malattia e infortunio. Le cose cambiano anche nella formazione: sempre più donne vogliono diventare contadine e non essere più solo la moglie del contadino. «Oggi, una persona su quattro che segue l’apprendistato come agricoltore è una donna. Nel settore dell’orticoltura, le donne sono addirittura il 40 per cento». Per questo la formazione deve essere riformata: l’apprendistato di responsabile dell’economia domestica rurale (a oggi seguito per lo più da donne) sarà più moderno. Oltre alle competenze nella gestione dell’economia domestica e dell’azienda, saranno rafforzate le competenze pratiche negli ambiti dell’allevamento o della pianificazione delle colture. «In un’azienda agricola vi sono competenze e capacità che dovrebbero essere padroneggiate da tutti. Vorremmo eliminare la separazione fra i compiti femminili e quelli maschili», dice Anne Challandes.
«Ho sposato un contadino e sono diventata contadina»
Barbara Wirth
A 30, impiegata come assistente di farmacia, Barbara Wirth si innamora di un contadino – e di una vita a cui oggi non rinuncerebbe. «Ho sposato un contadino e sono diventata contadina», afferma la 53enne, che non si è mai pentita della propria decisione, nemmeno quando, durante la raccolta delle albicocche o delle prugne, deve lavorare sette giorni alla settimana. Il mattino raccoglie la frutta, nel pomeriggio la seleziona e la confeziona. Nel frattempo, cucina per diciassette ausiliari. La sera la aspettano 20 vacche e vitelli, che devono essere nutriti e la cui stalla deve essere pulita. Se da una parte la sera crolla a letto, dall’altra non conosce la noia. Suo marito non ha mai preteso che lavorassi in fattoria, ma «per me è sempre stato chiaro che avrei dato il mio contributo», spiega.
Subito dopo il matrimonio sono arrivati due bambini e qualche anno dopo, a oltre 40 anni, Barbara ha conseguito l’attestato di contadina, una formazione che le dà sicurezza. Oggi co-gestisce la fattoria bio. Sin dall’inizio ha ricevuto uno stipendio per il proprio lavoro, il rapporto con suo marito è sempre stato paritetico. Il periodo che le piace di più è quello estivo, con la gente che va e che viene e il suono delle risate in cortile. Nel negozietto della fattoria vende frutta, uova, mosto e salumi. Il lunedì invece, per cambiare aria, lavora nella farmacia dell’ospedale. «È il mio modo di trovare un equilibrio».
«È la mamma che decide, è lei la capa»
Melanie Knup
Melanie Knup ha sempre saputo dove l’avrebbe portata la sua strada. Già da bambina aiutava nei campi del lago di Costanza, facendo incetta di fragole. «Ho sempre desiderato entrare nel business di famiglia», spiega.
Il progetto che il suo trisavolo iniziò nel 1873 con due vacche, è oggi la coltivazione di bacche più grande della Svizzera, ed è anche un importante fornitore di Migros. Melanie Knup ne è la capa. Una decisione maturata al liceo, quando Melanie, a sua volta figlia di contadini, si rese conto che avrebbe potuto mettere a frutto le sue materie preferite (biologia, chimica, lingue ed economia) come imprenditrice nel campo dell’agricoltura. Dopo gli studi di economia aziendale a San Gallo, esperienze all’estero e una formazione di agricoltrice, nel 2011 è entrata nell’azienda che da cinque anni dirige. In estate questo significa fino a 300 collaboratori nella sede di Kesswil, e altri 200 in quella di Landquart.
«Realizziamo cose straordinarie. Dobbiamo renderci visibili, solo così si potrà cambiare la mentalità», Chantal Tétaz
Nei periodi di raccolta la giornata lavorativa inizia alle 5.15 e finisce verso le 19. Melanie è la prima donna dopo quattro generazioni a gestire la fattoria e, fortunatamente, suo marito non è solo molto comprensivo, ma la sostiene molto. Si sono conosciuti quando lui lavorava come operaio stagionale. Ai suoi due figli la donna ha insegnato come valga la pena di impegnarsi e come il lavoro possa anche essere divertente.
«Mio padre non credeva che una donna potesse fare questo lavoro»
Chantal Tétaz
«Quando nel 2018 mancò mio padre, per me era ovvio che avrei voluto rilevare la sua azienda», ricorda Chantal Tétaz. Anche se non era stato deciso così, anzi: «Mio padre non riteneva che una donna fosse in grado di far fronte alle esigenze fisiche di questa professione. Non mi vedeva come contadina. Per questo ho fatto un apprendistato di fiorista e più tardi ho lavorato in un istituto per bambini disabili», spiega Chantal, che è madre di due bambini. Per potere gestire la fattoria, Chantal ha seguito una formazione breve in agricoltura. Dell’azienda di Lussy-sur-Morges ha cominciato a occuparsi solo nel 2023, dopo il pensionamento della madre.
Oggi è a capo di un’azienda di 40 ettari, sostenuta da un team di quattro persone, di cui fa parte anche il suo partner. Coltiva vite, grano e colza, e sta sperimentando con le barbabietole da zucchero. «Provo cose nuove», spiega la contadina. Ciò non dipende tanto dal fatto che sia una donna, ma che appartenga a una generazione più giovane, che, pur di sopravvivere, deve tentare anche nuove strade.
E la vecchia guardia, fatta per lo più di uomini, come l’ha presa? «All’inizio c’erano sguardi e risatine di scherno da parte dei contadini più anziani. A volte mi ritrovavo a piangere e mi sentivo sola. Fisicamente è davvero un lavoro impegnativo», spiega Tétaz. Chantal si è dunque rimboccata le maniche, decisa a dimostrare il proprio valore. E ha avuto successo.
Oggi la vodese è rispettata da tutti. Per lei è importante che nella sua fattoria le persone vengano trattate con rispetto. «Ho dovuto lavorare il doppio di un uomo per arrivare dove sono», spiega Chantal Tétaz. «Molte donne realizzano cose straordinarie, eppure continuano a dire “noi” quando ne parlano, sebbene abbiano fatto tutto da sole. Dobbiamo renderci visibili. Solo così si potrà cambiare la mentalità».


