L’era del tormentone è finita?

by azione azione
26 Agosto 2026

Non  si tratta solo di canzonette, ma anche della possibilità di costruire ricordi condivisi – oggi però le regoledel gioco sono cambiate e anche nel mercato musicale regna l’imprevedibilità

Possiamo ancora parlare di tormentone estivo? Se c’è una domanda che torna, puntualissima, in questi ultimi anni con l’arrivo della bella stagione è proprio questa. E se ogni estate ci interroghiamo così tanto sull’esistenza di un brano capace di essere «la canzone» della stagione, significa che, forse, qualche segnale di crisi è evidente a tutti. Già il concetto di tormentone è equivoco: se qualcosa ci tormenta, solitamente sentiamo il bisogno di liberarcene. E allora perché siamo così alla ricerca di un unico brano capace di marcare la stagione più spensierata che c’è? Perché questo fa parte della memoria collettiva. Riconoscere l’esistenza di un brano capace di essere il più determinante di un periodo significa avere la possibilità di costruire ricordi su un tappeto comune. Non si tratta solo di canzoni. Sono simboli, manifesti del tempo. Seppur leggeri e spesso banali.

Il tormentone, sempre più spesso, non è legato alla stagionalità, ma è determinato dalla viralità che raggiunge sui social

Ma allora, dove sono finiti questi tormentoni? A fine giugno Spotify Italia ha voluto fare una previsione su quelli che sarebbero stati i trend musicali dell’estate italiana, che non possono essere troppo dissimili da quelli della Svizzera italiana (considerando, ovviamente, solo le canzoni uscite entro la data di pubblicazione di questa ricerca, e quindi tenendo fuori tutti i brani usciti dall’ultima settimana di giugno in poi). Nel comunicato stampa dell’azienda, Dario Manrique, Editorial Lead Italia e Spagna di Spotify, ha azzardato.

«L’era del “tormentone” unico e onnipresente è tramontata. Oggi l’estate italiana è un mosaico di suoni, generi e culture». Spiegando poi che «la musica dell’estate continua a essere anche un fenomeno culturale di massa, ma è diventata un’esperienza molto più personale. Assistiamo a una riscoperta delle nostre radici folk, a una continua evoluzione della scena urban e all’esplorazione di ritmi latini che vanno ben oltre i cliché. I trend di quest’estate sono un’istantanea di un Paese che abbraccia la diversità». Ce ne eravamo accorti tutti, accendendo la radio, o semplicemente ascoltando la grande varietà di canzoni uscite tra maggio e giugno. Ma se è lo stesso colosso dello streaming ad ammettere di fatto la morte del «tormentone» così come lo abbiamo sempre inteso, allora significa che siamo di fronte a un cambiamento netto, ormai irreversibile.

I motivi di questa metamorfosi sono molteplici. Da un lato c’è l’industria musicale che, sempre più succube di piattaforme e trend, tende a produrre «tormentoni» non solo d’estate, ma per tutto l’anno. Basta accorgersi delle hit presentate agli ultimi Festival di Sanremo: la ricerca del tormentone è ormai una costante. Molti artisti non partecipano per portare una bella canzone o per presentare un progetto discografico più ampio, ma sembrano cercare spasmodicamente di entrare nei trend di TikTok, di conquistare le piattaforme con ritornelli catchy e leggeri. Una delle canzoni più vendute di quest’estate è Ossessione, brano che Samurai Jay ha presentato proprio sul palco dell’Ariston, a febbraio.

Il successo della canzone è inarrestabile e supera le stagioni (quelle naturali dell’anno ma anche quelle della musica, se ancora esistono…). La canzone, certificata doppio disco di platino, è rimasta per sedici settimane consecutive alla #1 della Top of the Music FIMI/NIQ, eguagliando il record ottenuto da Shakira con Waka Waka, vero tormentone dell’estate 2010. Una curiosità: Samurai Jay ha proposto alle radio a fine maggio un altro singolo, dal titolo Flamenco Paranoia. A inizio luglio, lo stesso giorno in cui questa canzone ha debuttato in vetta alla classifica dei brani più trasmessi in radio, Ossessione rimaneva ancora alla #1 dei singoli più venduti.

A conferma di questa ormai morte delle stagioni musicali, basta vedere la data di pubblicazione dei brani più forti di quest’estate. Al mio paese di Serena Brancale, Levante e Delia è uscita il 3 aprile (anche se poi è entrata nella Top 10 dei singoli più venduti in Italia solo dalla prima settimana di maggio). La Canzone estiva di Annalisa, invece, è addirittura uscita il 13 marzo. Incredibile. E Rolling Stones dei The Kolors è stata pubblicata esattamente due settimane dopo.

Come ricordano a casa Spotify, quindi, l’estate italiana comprende diversi «suoni, generi e culture». Si legge, nel loro comunicato: «Negli ultimi anni, la proposta musicale estiva monoculturale ha lasciato posto a un paesaggio più variegato: a ciascuno la propria estate. Le hit estive, di conseguenza, sono diventate più imprevedibili, multi-genere, meno totalizzanti. Possono assurgere al successo tramite viralità anziché per alta rotazione, potrebbero essere state pubblicate in inverno, potrebbero venire dall’altra parte del mondo o da artisti indipendenti».

E allora, se ad esempio l’estate del 2000 è per tutti sinonimo di Vamos A Bailar di Paola e Chiara, quella dello scorso anno a cosa sentite di poterla associare? Alcuni potrebbero rispondere Sto bene al mare di Marco Mengoni con Sayf e Rkomi, altri azzarderebbero A me mi piace di Alfa con Manu Chao. E Maschio di Annalisa? E perché non Serenata di Serena Brancale e Alessandra Amoroso?

Insomma… I tormentoni non ci tormentano più. In quest’epoca iper frammentata ognuno può eleggere il proprio e ignorare completamente quello degli altri; anche questo è un segno dei nostri tempi. Il tormentone è morto. E, in fondo, è anche un peccato.