Per mesi, l’establishment del Partito democratico Usa aveva lanciato allarmi: il dottor Abdul El-Sayed, esponente radicale e pugnace del Michigan che non aveva mai vinto un’elezione, avrebbe fatto molta fatica a conquistare un seggio al Senato in uno Stato in bilico che i democratici non possono permettersi di perdere alle elezioni di metà mandato di novembre. La governatrice del Michigan, molti parlamentari, il procuratore generale si erano schierati con la sua avversaria alle primarie, la deputata Haley Stevens, centrista di un collegio in bilico. Lei sì che avrebbe potuto vincere una delle sfide più combattute, perché in Michigan Donald Trump ha vinto due volte. Ma alle primarie del 4 agosto, una risicata maggioranza degli elettori ha deciso di votare per il candidato più radicale, più giovane, più esplicito.
El-Sayed rappresenterà forse la sfida più decisiva per l’ala più di sinistra in ascesa nel Partito democratico: può un candidato anti-establishment, contrario alle oligarchie, a Israele, alle riforme moderate, vincere in uno Stato perennemente indeciso? È una domanda che ci si pone in Michigan ma di risonanza nazionale perché la sua risposta condizionerà la scelta del candidato che nel 2028 dovrà cercare di sconfiggere il trumpismo o il post trumpismo. El-Sayed offrirà il primo banco di prova, alle elezioni generali, delle teorie contrapposte che i democratici discutono da quasi un decennio. Da quando il senatore Bernie Sanders esplose sulla scena nazionale nel 2016, i più radicali sostengono che la via del partito verso la vittoria passi per un’agenda economica populista capace di attrarre un’ampia coalizione di elettori della classe lavoratrice. I centristi ribattono che proposte del genere allontanano gli elettori moderati che il partito deve convincere per riconquistare le aree in cui ha perso terreno negli ultimi anni.
L’appuntamento di novembre
Il risultato risicato lascia intravedere quanto sia difficile questa sfida già a novembre, quando El-Sayed affronterà l’ex deputato Mike Rogers, un repubblicano che lasciò il Congresso nel 2015. El-Sayed entra nelle elezioni generali senza un mandato forte dei democratici, dopo che più della metà degli elettori delle primarie ha votato per altri candidati. Ha ottenuto i risultati migliori nelle aree più ricche e giovani del Michigan, mentre Stevens ha fatto meglio nelle aree con una maggiore presenza di elettori neri e della working class. L’esito ravvicinato ha messo in luce la frattura tra un movimento più radicale rumoroso e presente online, che ha sostenuto il El-Sayed, e molti degli elettori che costituiscono la spina dorsale del partito negli Stati in bilico. El-Sayed presenta la propria candidatura come qualcosa di più grande delle ivisioni di partito. È orgoglioso della propria capacità di resistere agli attacchi finanziati da organizzazioni esterne a sostegno di Stevens. Non siamo uno Stato «viola», ha detto, ma «uno Stato che ha bisogno di un movimento per riprendersi la propria politica», inshallah, ha aggiunto. Se dovesse vincere a novembre, sarebbe il primo senatore musulmano della storia americana. I democratici devono mantenere questo seggio per avere riconquistare il controllo del Senato. Con i repubblicani con 53 seggi, i democratici devono strappargliene 4 e mantenere tutti i propri per ottenere la maggioranza: il Michigan è il seggio in mano democratica più a rischio di passare ai repubblicani.
Nessun repubblicano ha vinto nella corsa al Senato negli ultimi tre decenni, ma Rogers ci è andato vicino: due anni fa aveva perso contro Elissa Slotkin, ma di pochissimo. La falla si è aperta, El-Sayed la saprà chiudere? Nei sondaggi prima delle primarie aveva un vantaggio oltre i dieci percentuali, alla fine gliene è rimasto uno soltanto. L’ondata dei democratici socialisti non è uniforme, né ancora travolgente, ma c’è. L’ala moderata è sotto accusa per non aver saputo attirare i più giovani tra i democratici né per combattere Trump. L’allarme dell’establishment è vissuto come un grido di morte di un mondo in declino, il lamento di una proposta politica in esaurimento, ma proprio il Michigan, invece che fornire una risposta a un dilemma di anni, potrebbe rivelarsi una trappola. Se El-Sayed perde a novembre, le speranze di ottenere una maggioranza al Senato di Washington si azzerano. Se vince, i democratici potrebbero convincersi che la formula socialista è quella che può portarli alla Casa Bianca – e questa, forse, è un’illusione.