Bally, che cosa resta di un marchio storico?

by azione azione
12 Agosto 2026

Le cronache economiche del Cantone di inizio estate sono state animate dai comunicati sulla fine dell’avventura Bally in Ticino, una fabbrica di scarpe che aveva iniziato la sua attività poco oltre la metà del secolo XIX nel Canton Soletta. Con il passar del tempo e l’evolversi del reddito e dei gusti dei consumatori, Bally era diventata una delle marche svizzere forse più conosciute dell’industria del lusso. Non senza però aver superato diversi alti e bassi nei 175 anni della sua lunga storia. In Ticino, più precisamente a Caslano, Bally è arrivata alla fine del secolo scorso con l’intenzione dichiarata di voler sviluppare, anche nella nuova localizzazione, un’importante attività. Mi ricordo che, in qualità di direttore della SUPSI, ebbi allora un contatto con un dirigente dell’azienda che cercava non uno o un paio, ma addirittura dieci ingegneri elettronici. La nuova Bally di Caslano non era quindi priva di ambizioni e guardava con fiducia al futuro. Ora sappiamo invece che, nel giugno del 2026, il Tribunale cantonale di Zugo ha concesso a Bally una moratoria concordataria provvisoria per eccesso di indebitamento.

Questo non significa che l’attività di Bally sia giunta al capolinea. Il futuro resta però incerto, anche se si spera che l’azienda possa evitare il fallimento. Sarebbe triste assistere alla scomparsa di uno storico marchio nato a Schönenwerd, nel Canton Soletta, che per oltre un secolo ha occupato un posto di rilievo nel mercato mondiale delle scarpe di lusso e degli accessori. Da allora l’attività di Bally è stata marcata soprattutto dai continui trapassi di proprietà. Nel 1977 la ditta venne ceduta dal finanziere Werner K. Rey, che l’aveva appena comperata, alla Holding Oerlikon-Bührle che la rivendette poi, nel 1999, alla società di partecipazioni Texas Pacific Group (TPG). Quest’ultima cedette la ditta, che, nel frattempo, aveva portato la sua sede a Caslano, nel 2008 al Labelux Group, società per i beni di lusso della Holding Joh. A. Benckiser, una delle maggiori società di investimento nel campo dei beni di consumo, con sede nel Lussemburgo. Ma le mutazioni di proprietario non finiscono qui. Nel 2018 fu annunciata la vendita di Bally ai cinesi di Shandong Ruyi, ma nel 2024 il marchio è stato acquisito dalla società di partecipazioni (Private-Equity Investment Society) americana Regent LP, ossia all’attuale proprietario.

Trend verso il basso

Quelle che hanno acquistato Bally nel corso degli ultimi 50 anni sono società finanziarie: società alla caccia di ditte da spremere. Esse acquistano società in difficoltà, cercano di rilanciare l’attività, se le tengono per qualche anno, per poi poterne spremere il succo, rivendendole a un’altra società di partecipazioni, la quale ricomincerà il processo. Per la ditta, così contesa tra le finanziarie, il trend di lungo termine è sempre inclinato verso il basso. A furia di spremere, nella ditta che continua a cambiare di proprietà, non rimarrà nulla. Il fatto poi che la ditta venga ribaltata, come la palla su un campo da tennis, da una società all’altra, non facilita certo la ricerca di soluzioni. Si parla sempre di ristrutturazioni ma nessuno dei proprietari che si sono succeduti alla guida di Bally è riuscito a trovare una soluzione per raddrizzare la barca. Negli ultimi decenni Bally ha risposto alle difficoltà del mercato del lusso soprattutto con tagli ai costi. Ha trasferito sede e produzione in Ticino per beneficiare di manodopera meno cara e di condizioni fiscali e logistiche favorevoli. Oggi, però, si trova in moratoria concordataria. Per Bally, come detto, il momento è difficile. Ma non è detto che la ditta sia priva di futuro. Il suo futuro non sarà però più nella produzione o nella vendita di prodotti di lusso. In aprile di quest’anno è stata infatti costituita la Bally Holdings GmbH, una nuova società che si propone di gestire licenze per la proprietà intellettuale di ogni genere ma in particolare per marche, nomi commerciali, design, diritti d’autore, patenti ecc. In futuro la Bally non venderà quindi più scarpe ma il disegno delle scarpe e, se esiste, la patente per questo disegno. Il suo possibile futuro è dunque nel commercio di diritti su quella che, un tempo, fu la sua produzione. Da Caslano questa attività si sviluppa meno facilmente che da un polo finanziario come è Zugo dove, nel giugno di quest’anno, Bally ha trasportato la sua sede. Gli ultimi dipendenti di Caslano dovranno lasciare la ditta per la fine di agosto.