Due facce dell’urban italiano

by azione azione
22 Luglio 2026

Samurai Jay e Sayf mostrano come il Festival di Sanremo possa diventare punto di svolta creativo e industriale

Se è vero che molte canzoni dell’ultimo Festival di Sanremo sono già finite in un angolino remoto della nostra memoria, pronte a essere ufficialmente dimenticate per sempre, ci sono alcuni brani che invece hanno resistito alla prova del tempo. Non parliamo di anni in vetta alle classifiche, sia chiaro. In questi tempi caratterizzati dalla frenesia dei consumi, anche sopravvivere per un paio di mesi può essere considerata una vera e propria conquista.

Due artisti in particolare hanno saputo «sfruttare» l’ultimo Festival della Canzone italiana per presentare al grande pubblico una propria visione della musica, risultando vincenti, ognuno a modo proprio. Sono Samurai Jay e Sayf, due nomi che esprimono in maniera perlopiù differente la propria urgenza comunicativa, ma che condividono le stesse origini, ovvero il linguaggio del rap. In fin dei conti, si ritrovano vicini anche nel punto di arrivo, visto che entrambi sono alla ricerca di un dialogo con il pop contemporaneo.

Con i loro brani Ossessione e Tu mi piaci tanto, Samurai Jay e Sayf hanno dimostrato che chi inizia a fare rap non è più costretto a rimanere all’interno di regole e immaginari ben precisi, ma può allargarsi. E può farlo in diversi modi. Ed ecco qui la principale differenza tra i due artisti: il percorso volto a puntare verso un pubblico più ampio offre più alternative.

Entrambi gli artisti hanno pubblicato un disco di inediti dopo l’esperienza a Sanremo. Il primo è stato Sayf che ha lanciato lo scorso 8 maggio il suo primo album ufficiale, Santissimo, uscito per La Santa Srl/Atlantic Records Italy/Warner Music Italy. Il disco ha debuttato al primo posto della classifica ufficiale FIMI/Niq degli album più venduti della settimana (sia nella classifica generale sia in quella del fisico) e contiene featuring di livello. Troviamo infatti Geolier, Kid Yugi, Nerissima Serpe, Bresh, Tedua, Artie 5ive e Guè.

Dal canto suo, Samurai Jay ha pubblicato il suo album Amatore per Island Records il 22 maggio. E anche in questo caso il progetto (nato dall’incontro con Vito Salamanca) ospita colleghi. Sono presenti, infatti, Serena Brancale, Federica Abbate e lo stesso Sayf. Se è attualmente in rotazione radiofonica il nuovo singolo Flamenco Paranoia, è ancora Ossessione, il brano con cui si è piazzato diciassettesimo al Festival di Sanremo, a collezionare record e fare compagnia al pubblico. La canzone, certificata disco di platino, è il brano italiano con il maggior numero di settimane consecutive (ben 13!) al primo posto della classifica dei singoli Top Of The Music FIMI/Niq nell’era digitale. Un record senza precedenti.

Con Amatore e Santissimo, Samurai Jay e Sayf si raccontano: uno in modo più sensuale e pop, l’altro più crudo e introspettivo

E non solo. Ossessione ha anche conquistato il primato come brano con più giorni trascorsi alla #1 della Top 50 di Spotify. Il tutto con 1,5 milioni di stream giornalieri, oltre 100 milioni di stream complessivi su tutte le piattaforme e più di 1,3 milioni di video creati su TikTok dagli utenti con il brano. Infine il videoclip ufficiale, che vede la presenza di Belén Rodriguez, Sayf, Rkomi, Joshua, Brunori Sas, 22simba e la cantante spagnola Naiara (con cui ha realizzato Obsesión, versione in spagnolo del brano), ha superato i 13 milioni di visualizzazioni su YouTube. Mica male…

Il brano urban-pop con fortissime influenze reggaeton e latin pop ha conquistato l’affetto del pubblico e in tutto il suo disco Amatore (che come titolo ha preso il cognome dell’artista) Samurai Jay ha cercato di rafforzare questo legame. Lo ha fatto puntando tutto sul ritmo, sulla sensualità, senza rinnegare le sue influenze partenopee.

Sayf, invece, ha intercettato il gusto di molti con un brano perfetto come Tu mi piaci tanto, e ha deciso – nel suo album – di non rinunciare al linguaggio crudo del rap. Alcune canzoni, come F.I.$. con Tedua, contengono immagini esplicite e oggettivamente volgari, ma allo stesso tempo riesce a ricreare una sorta di mitologia urbana, cercando di elevare le proprie esperienze personali complesse, come fosse un grido al cielo. Anche in questo caso le origini sono presenti, con una componente ligure importante (tra l’altro cita anche il G8 di Genova) ma pure mediterranea e riferimenti al rap francese.

Un’altra differenza: se Samurai Jay racconta le relazioni in maniera volutamente leggera, tra divertimento, sentimento travolgente e gelosie, Sayf è più introspettivo e profondo, con produzioni più cupe e sicuramente meno «estive». A pensarci bene Samurai Jay e Sayf rappresentano due lati di una stessa medaglia, visto che ognuno di noi può sentire il bisogno di riflettere sulla propria esistenza. Ma anche quello di ballare, senza star troppo a pensare.

Questi due album, insomma, ci mostrano da vicino due modalità differenti di essere punti di riferimento dell’urban, tra ritornelli forti e produzioni piene di riferimenti a geografie e identità locali. Basta ascoltare il brano sul quale duettano, dal titolo Malatì, nel quale Samurai Jay e Sayf dimostrano che introspezione e leggerezza possono andare a braccetto. E possono portare a qualcosa di profondamente reale.