I Punti d’Incontro dell’Associazione Casa Santa Elisabetta sono dedicati ai minori fino ai 14 anni e ai loro genitori che vivono situazioni di separazione o di difficoltà relazionale
A Mendrisio, presso lo stabile che ospita La Filanda, ha trovato da qualche mese casa il Punto d’Incontro, uno spazio dove bambini, ragazzi e i loro genitori hanno la possibilità di ricostruire legami famigliari che si sono interrotti o vivono momenti di crisi. Un servizio in realtà ben consolidato sul nostro territorio, dove i Punti d’Incontro sono infatti quattro, dislocati nelle principali città , e che si deve all’Associazione Casa Santa Elisabetta (ACSE).
Fondata nel 1947, Casa Santa Elisabetta ha radici profonde nella storia di Lugano, Città nella quale ha iniziato la propria attività come luogo sicuro per ragazze madri in un’epoca di grandi pregiudizi sociali. Da allora ha costantemente ampliato e modulato il proprio impegno in modo da includere una varietà di bisogni sociali emergenti, come il supporto alle vittime di violenza domestica e alle donne con dipendenze, mantenendo al centro il sostegno a madri e bambini in difficoltà .
Oggi, l’Associazione sostiene famiglie in condizioni di vulnerabilità attraverso tre servizi: Casa Santa Elisabetta, che si occupa dell’accoglienza mamma-bambino, il foyer per bimbi tra 0 e 6 anni Casa Estìa e i Punti d’Incontro, dedicati ai minori fino ai 14 anni e ai loro genitori che vivono situazioni di separazione o difficoltà relazionali ed infine ACSE offre anche il Servizio d’ascolto per minorenni, tutt’ora in evoluzione.
Regolare, mediare, facilitare
«I Punti d’Incontro nascono, oltre 30 anni fa, per dare la possibilità ai genitori non affidatari di continuare a incontrare i propri figli anche in caso di problemi all’interno della coppia genitoriale. Oggi, il ventaglio di situazioni con cui possiamo trovarci confrontati spazia dal divorzio complicato a situazioni di grave malessere, come casi di violenza assistita», afferma Giovanni Aurecchia, direttore pedagogico dei Punti d’Incontro. Ciò che accomuna le diverse situazioni è la necessità dell’intervento di una struttura che abbia una funzione regolatrice, mediatrice e facilitatrice. Di fatto, in questi casi, il Punto d’Incontro rappresenta un contesto terzo e protetto, nel quale i genitori possono gradualmente riappropriarsi delle proprie funzioni parentali, in sicurezza e con il supporto di professionisti, sempre nell’ottica di preservare il diritto del minore a mantenere, per quanto possibile, una relazione significativa con entrambe le figure genitoriali e la propria rete familiare, anche in situazioni di separazione.
Rete familiare che negli ultimi anni risulta essere più coinvolta in questo genere di situazioni: «Se prima predominava la concezione di nucleo familiare composto da madre, padre e bambini, adesso assistiamo alla presenza di più attori sulla scena – nonni, zii, ecc – che consente di avere una visione più ampia della situazione, come pure di disporre di persone che possano offrire delle risorse in più a genitori e bambini», commenta Giovanni Aurecchia, che continua sottolineando l’importanza per i servizi offerti dall’Associazione di avere sempre ben in chiaro quelle che sono le proprie basi fondanti, e cioè la cura, l’accoglienza e la sospensione del giudizio, dei valori trasversali che offrono ai bambini e alle loro famiglie un punto di partenza per riscoprire risorse, legami e possibilità di crescita.
Un altro elemento su cui si basa il servizio sono le persone che vi lavorano. «Si tratta di un’équipe multidisciplinare composta da pedagogisti, educatori, psicologi, assistenti di prima infanzia e completata da due sociologhe, che ci permette di avere una lettura ampia riguardo alle famiglie di cui ci occupiamo», spiega il direttore pedagogico, a cui si aggiunge Erminia Negri, direttrice dell’ACSE: «In generale, l’Associazione punta molto sulle persone e questo sono sicura faccia la differenza; oltre a quanto visto, investiamo nella formazione continua e la supervisione, soprattutto in presenza di tematiche che da soli fatichiamo ad elaborare perché siamo troppo coinvolti nella situazione».
Quattro sedi, 130 famiglie
I nuclei familiari attualmente seguiti nelle quattro sedi del Punto d’Incontro – Lugano, la prima a nascere nel 1994, Bellinzona, Locarno e infine Mendrisio (che da gennaio sostituisce quella di Chiasso) – sono circa 130, segnalati dalle autorità di riferimento, cioè le Arp, le preture e gli Uffici dell’aiuto e della protezione. Nell’ultimo biennio, nelle quattro località , si è assistito ad un aumento significativo delle richieste. «Un dato da ricondurre, oltre che ad una necessità del territorio, al fatto che il nostro servizio abbia iniziato ad avere un’impronta più specifica anche per quel che riguarda il sostegno alla genitorialità – commenta il direttore pedagogico – si tratta di qualcosa che va al di là della classica mediazione. Vogliamo concentrarci sulle risorse delle persone coinvolte, in termini educativo-pedagogici, per tracciare con loro una traiettoria che miri all’indipendenza nella gestione dei propri figli». Che resta poi il fine ultimo dei Punti d’Incontro.

Per trasmettere un senso di accoglienza, l’ACSE cura molto l’arredamento e l’allestimento degli spazi.
Ma le famiglie, da parte loro, e i minori, all’interno di esse, come reagiscono alla possibilità di usufruire di questo tipo di servizi? «Molto dipende dalla specificità della situazione, dal background di questi nuclei e dalle difficoltà che hanno vissuto i bambini all’interno di essi – commenta Giovanni Aurecchia – da parte nostra, quello che facciamo è accoglierli con la massima delicatezza possibile; a tal proposito abbiamo messo a punto delle procedure che prevedono un ingresso graduale e rispettoso dei tempi del bambino. Oltre a ciò, lavoriamo sugli spazi, ambito nel quale abbiamo dei setting che possono essere modificati in base alle situazioni, sempre con l’obiettivo di fare in modo che il bambino possa vivere le nostre sedi come un ambiente familiare. Per trasmettere questo senso di accoglienza, curiamo molto pure l’arredamento e l’allestimento dei nostri spazi, sia in termini di colori e materiali sia per quel che riguarda accessori e strumenti, pensati con attenzione per adeguarsi a tutte le fasce d’età dei minori».
Il nuovo spazio alla Filanda di Mendrisio
Una cura che è stata applicata anche alla sede di recente apertura di Mendrisio e che è uno dei motivi per cui è risultata particolarmente apprezzata dall’utenza e dalle autorità ; un altro è la vicinanza con La Filanda; ma procediamo con ordine. Innanzitutto, il trasferimento di sede da Chiasso a Mendrisio rappresenta un ulteriore passo avanti nel cammino di sviluppo del servizio di cui stiamo parlando, grazie ad un nuovo spazio – frutto di un’accurata ricerca prima e pianificazione poi – in grado di offrire un ambiente strutturato, ancor più adeguato a rispondere alle diverse esigenze di bambini e genitori durante gli incontri. E qui si inserisce il secondo elemento, e cioè la prossimità con La Filanda: “Questo rappresenta per noi un valore aggiunto, nel senso che ci permette, per esempio, di proporre una più ampia gamma di attività ai nostri utenti ed appoggiarci alla sua biblioteca – spiega Aurecchia – anche la logistica per quel che riguarda gli arrivi dei genitori è più facile dal momento che ora possiamo accoglierli da tre strade diverse nel caso in cui sia meglio evitare un incontro». Un mix di elementi che ha decretato il successo di questa apertura fin dalla sua inaugurazione: «Tra le autorità , sia comunali che cantonali, c’è chi ci ha chiesto di poter visionare gli spazi anche successivamente all’inaugurazione e questo interesse – anche da parte dell’utenza e più in generale della popolazione – ci fa davvero molto piacere», commenta Erminia Negri, che conclude rivolgendo uno sguardo al futuro: «Di progetti ne abbiamo tanti; sicuramente quello che ci preme è continuare a seguire l’evoluzione del territorio. Le richieste che ci arrivano in termini di utenza sono infatti sempre più varie e la tipologia delle famiglie è sempre più complessa; ora la famiglia comprende spesso figure significative che le ruotano intorno, motivo che ci porta a pensare e ripensare ad un modo adeguato per fare prevenzione».
Prevenzione che potrebbe proprio indicare la direzione in cui i Punti d’Incontro andranno negli anni a venire: «Una delle cose più autentiche che sentiamo di poter fare – in collaborazione con le nostre autorità di riferimento – è supportare i genitori e i figli che attraversano delle criticità ma che ancora vivono insieme, per evitare quello che arriva dopo, quando è troppo tardi, quando già si parla di separazione o di collocamento. Ci piacerebbe insomma immaginare di poter intervenire un po’ prima; questo potrebbe fare la differenza per tutte le persone coinvolte», conclude la direttrice.
