Qualunque valutazione può essere discussa. Se il bicchiere è riempito a metà le chiavi di lettura sono due. Per gli ottimisti il bicchiere è mezzo pieno, per i pessimisti mezzo vuoto. Proseguendo il ragionamento ci si potrebbe attendere che, se il bicchiere è riempito solo per un quarto, a prevalere sarà la valutazione dei pessimisti. Al contrario se il bicchiere è pieno ai tre quarti o addirittura all’80% dovrebbe essere la valutazione degli ottimisti ad affermarsi. Che le cose non stiano così lo dimostrano, a livello svizzero, le reazioni alla pubblicazione dei risultati delle verifiche effettuate da HarmoS, il concordato intercantonale per l’armonizzazione della scuola dell’obbligo. HarmoS ha l’obiettivo di allineare i sistemi scolastici cantonali per permetterne il confronto qualitativo. Di recente sono stati pubblicati i risultati di una verifica condotta su 20’000 scolari e scolare, la quale si proponeva di calcolare, in ciascun Cantone, la quota di allievi che avevano acquisito tre competenze di base. La prima è la comprensione uditiva. Stando alla verifica, l’87% degli scolari della seconda, sesta e nona classe della scuola dell’obbligo hanno dimostrato di comprendere quello che dice l’insegnante.
Le obiezioni dei critici
Per quel che riguarda la seconda competenza – la capacità di leggere nella lingua usata a scuola – la quota scende al 79%. Infine nei confronti della matematica la media nazionale di comprensione è risultata pari al 76%. I responsabili politici della scuola dell’obbligo, con in testa Christophe Darbellay, presidente della Conferenza dei direttori e delle direttrici cantonali dell’educazione, sostengono che le percentuali medie dal 75% all’87%, raggiunte nei test, devono essere considerate come un buon risultato. Di tutt’altra opinione sono i critici della scuola che, in Svizzera, non mancano di certo. Le loro obiezioni sono di tre ordini. Dapprima osservano che si sono raggiunte buone medie perché il livello di difficoltà delle domande poste ai partecipanti ai test era molto basso. La seconda critica concerne i valori medi che nasconderebbero una realtà molto più differenziata. Qualcuno parla, a questo proposito, di una popolazione scolastica divisa in due. Gli scolari e le scolare che provengono da famiglie socialmente privilegiate hanno ottenuto migliori risultati dei compagni e delle compagne che provengono da famiglie svantaggiate. Interessante è notare che questa differenziazione ha anche una dimensione geografica. Le percentuali peggiori sono quelle degli allievi e delle allieve di Cantoni urbani e di forte immigrazione come Ginevra, Basilea-città o Lucerna. È quindi facile concludere che tra condizione sociale e il passato migratorio della famiglia da cui provengono questi allievi e queste allieve deve esistere una forte correlazione.
Cantoni con forte immigrazione
Se non che il caso del Ticino, tra i primi Cantoni per quel che riguarda la proporzione di famiglie immigrate, verrebbe a smentire questa corrispondenza. In Ticino la verifica Harmos ha dato valori pari all’84% per la comprensione uditiva, all’80% per la capacità di leggere e al 76% per quel che concerne l’apprendimento della matematica. Risultati poco lontani dai valori medi nazionali. È probabile che questa situazione, che, lo ripetiamo, costituisce un’eccezione, rispetto al resto dei Cantoni con forte immigrazione, sia dovuta al fatto che la scuola ticinese ha messo l’integrazione degli allievi e delle allieve con lingua madre diversa dall’italiano ai primi posti nella gerarchia dei suoi obiettivi. Il terzo appunto dei critici è che questi risultati non possono far dimenticare che l’evoluzione in atto nelle nostre scuole, come risulta dagli esiti di altre verifiche, è drammatica. L’ultimo rapporto nazionale sull’educazione, per esempio, ha messo in evidenza che, per un medesimo stadio di formazione, gli scolari e le scolare di oggi sono in ritardo di diversi mesi rispetto a quelli delle generazioni precedenti. Chi scrive ha insegnato per più di 30 anni in diversi ordini di scuole e in diversi Cantoni. Durante questo periodo ha sempre udito questo tipo di critica che induce a pensare che la qualità della scuola peggiora da una generazione all’altra e che solo una scuola molto selettiva può essere all’altezza dei tempi. La mia opinione è che, per fortuna, c’è anche chi la pensa diversamente. La scuola sì cambia, ma non è detto che peggiori! E per quel che riguarda le nostre élites, niente paura perché domani come ieri i nostri premi Nobel andranno a formarsi all’estero!