Le persone contano più dei numeri

by azione azione
6 Maggio 2026

Leggo nell’ultimo libro di Giuliano Da Empoli: «Il caos era l’arma dei ribelli, ora è il sigillo dei potenti» e subito collego il giudizio con quanto ci circonda: dal crollo socio-economico che le guerre stanno accelerando sino alle sceneggiate che l’Amministrazione del nostro più potente alleato sforna. Ed è proprio la sensazione di dover affrontare un caos sempre più formicolante a suggerire di soffermarmi su cose lontane da queste tristissime realtà. Così mi oriento – un po’ a caso, lo ammetto – verso una serie di numeri, reperiti in una sequela di notizie snocciolata a fine aprile dalle nostre pubbliche amministrazioni.

Qualche dato sconvolgente

Inizio dal consuntivo consolidato dello scorso anno della Confederazione, chiuso con un’eccedenza di 9,5 miliardi di franchi, di poco inferiore a quella di 11,3 miliardi dell’anno precedente. Il Consiglio federale ha infiocchettato l’annuncio con il solito «calma e gesso», vale a dire sottolineando che il risultato positivo «non influisce in nessun modo sulle sfide finanziarie che la Confederazione dovrà affrontare negli anni a venire». Una motivazione sventolata ricordando che il consuntivo consolidato è in pratica il canestro in cui troviamo anche il consuntivo dei conti della Confederazione. Ma è dura mettere a fuoco certi alibi bernesi. Tra le mani ho la lettera dell’amministrazione dell’AVS che mi comunica che se tutto va bene (dopo gli ottanta si tocca di tutto…) a fine anno si riuscirà a versare anche una tredicesima. Ora dal «consolidamento» esce che lo scorso anno a consuntivo le assicurazioni sociali hanno potuto mettere un surplus di 4,3 miliardi, vale a dire (quando si dice il caso) più o meno la stessa sconvolgente cifra che da mesi tutti cercano di reperire per la tredicesima dell’AVS. Meglio non rovistare troppo e passare ai gironi inferiori dove la musica decisamente non cambia. Difatti a Bellinzona cambiano i numeri ma non la sostanza: prima preventivi con piagnistei e unghiate fra destra e sinistra a dire che «È ora di finirla!»; poi un anno dopo ci si ritrova al grotto con polenta e qualcosa, visto che in fondo a consuntivo nel 2025 c’è sì di un disavanzo d’esercizio, ma trattasi di «soli 32,5 milioni di franchi con un miglioramento di 64,1 milioni di franchi rispetto al preventivo, che indicava un disavanzo d’esercizio di 96,6 milioni». Magari qualche corso di aggiustamenti per chi stila queste previsioni sarebbe opportuno, se non altro per distanziarci da certe magie bernesi che sembrano sempre più a «rintontimenti» per i contribuenti.

Altro che grotto!

Terzo girone, quello dei Comuni. Qui, altro che grotto! Roba talmente stellare da scatenare fughe di notizie (in stile un po’ «trumpiano») prima della conferma: a fronte di un preventivo 2025 da 23,9 milioni di franchi, i conti dello scorso anno della città di Lugano hanno registrato un avanzo d’esercizio di 23,7 milioni. Elementare Watson: il meno è diventato un più con benedizione anche da Moody’s e scontato richiamo a un debito pubblico che sfarfalla attorno al miliardo di franchi.

Ci sarebbe poi il caso di Massagno che scopre di avere addosso sopravvenienze passive milionarie, ma preferisco chiamarmi fuori. Anche perché voglio riportare le dichiarazioni di un bravo collega amico, Bruno Giussani, chiamato sulle pagine del Weekend del «Corriere del Ticino» a pronunciarsi sulla situazione «cantonticinese». Lo schizzo del leventinese, che ha girato il mondo inseguendo e padroneggiando le nuove tecnologie mediatiche, è da antologia: «Pensiamo all’annoso e discusso problema dei frontalieri (…) un terzo della forza lavoro attiva nell’economia ticinese, che a fine giornata “evapora”, scompare dal punto di vista sociale. Decine di migliaia di persone attive nell’economia ma che non esistono per partecipare alla vita associativa, mettere i loro figli nelle scuole locali, uscire a cena in famiglia, candidarsi al consiglio comunale, fare i pompieri volontari. L’arbitraggio sui costi del lavoro, quando è eccessivo, non crea un’economia forte, e nel contempo indebolisce la società». Giussani non propone cifre, ma un implicito invito a ricordare che alla fine, più dei numeri, contano le persone. Forse dovrebbero tenerne conto anche coloro che stilano preventivi che evaporano con i consuntivi.