«Zia, prova a digitare su Google 67 e poi schiacciare ricerca», mi dice Agata, mia nipote dodicenne.
È sabato pomeriggio e l’ho convocata alla mia scrivania per farmi aiutare a capire il significato di 67, scritto anche 6-7 o six-seven. È la prima Parola dei figli tipica della Generazione Alpha, i nati tra il 2010 e il 2024. Sono definiti anche screenagers, per l’importanza degli schermi di computer, tablet e cellulari nella loro crescita. La mia risposta è quasi seccata: «La zia non vuole leggere come Google spiega 67, ma sapere che cosa volete dire voi quando lo pronunciate». Su sua insistenza, comunque, mi arrendo e procedo. Che sorpresa! Lo schermo del cellulare comincia a muoversi: la pagina dei risultati si inclina e oscilla da un lato all’altro per qualche secondo. Il telefono è impazzito? Nient’affatto: è un effetto grafico inserito da Google in omaggio alla viralità del meme 67.
I meme sono immagini, video o gesti che si diffondono online e che i giovanissimi copiano e ripetono. Il 67 è uno di questi. È entrato anche in Roblox, piattaforma dove gli utenti creano e giocano a videogiochi. Tra questi c’è Steal a Brainrot, in cui i giocatori acquistano e rubano brainrot, personaggi tratti dai meme. Il gioco è diventato un fenomeno: è l’unico titolo di Roblox ad aver superato i 25 milioni di utenti collegati contemporaneamente. In questo universo compare anche un personaggio chiamato 67, associato all’esclamazione «six-seven!».
A questo punto mi sembra di essermi infilata in un romanzo dell’assurdo, alla Ionesco. Ho capito: Google rende omaggio a un meme virale, ma perché lo fa facendo oscillare lo schermo? La risposta sta nel gesto che accompagna spesso la parola. Chi dice six-seven muove le mani con i palmi rivolti verso l’alto, sollevandole in modo alternato, come un giocoliere che fa passare palline invisibili da una mano all’altra. Google traduce quel movimento facendo oscillare la pagina dei risultati.
Il gesto è arrivato perfino sui campi da basket: il giocatore NBA Miles Bridges, dei Charlotte Hornets, lo ha fatto dopo una tripla contro gli Indiana Pacers. E poi c’è il dettaglio numerico che aiuta a spiegare la fortuna dell’espressione. Il playmaker LaMelo Ball è alto 2,01 metri, cioè 6 piedi e 7 pollici: nel sistema di misura americano quell’altezza si scrive proprio 6-7.
Ma il luogo dove la parola vive davvero è la scuola. Nelle aule e nei corridoi di elementari e medie 67 viene ripetuto come una risposta universale. Gli insegnanti raccontano di sentirlo durante le lezioni di matematica, come risposta scherzosa o commento improvviso. Se il professore scrive alla lavagna pagina 67, qualcuno lo dice ad alta voce. Se la batteria del telefono segna 67%, qualcuno lo fa notare ridendo. A casa nostra io l’ho sentito per la prima volta, pronunciato da Agata, durante la tombola di Natale. Il numero è spesso accompagnato dal gesto delle mani e diventa quasi un’esultanza, soprattutto in cortile, tra i ragazzini che giocano.
Ma che cosa significa davvero? In realtà niente. È un suono, un tormentone. L’espressione probabilmente viene da una canzone rap – Doot Doot (6 7) del rapper americano Skrilla – il cui testo recita: «So che sta morendo (oh mio Dio, oh mio Dio) 6-7, ho appena bippato sull’autostrada (Bip, bip)». Skrilla, il cui nome d’arte significa soldi nello slang americano, non ha mai spiegato che cosa voglia dire quel numero. Secondo Wikipedia «il significato del numero è ambiguo: alcuni utenti di internet hanno speculato che possa far riferimento alla sessantasettesima strada di Filadelfia, città natale di Skrilla, o a quella di Chicago, nota per il crimine e la violenza armata. Il linguista Taylor Jones ha teorizzato che si possa riferire a “10-67”, codice radio della polizia statunitense per segnalare una vittima. Lo stesso Skrilla ha affermato che il numero non ha un significato fisso e che non intende dargliene uno».
E forse è proprio questo il punto. Come ne La cantatrice calva di Ionesco, dove la Signora Smith esclama: «L’esperienza insegna che quando si sente suonare alla porta è segno che non c’è mai nessuno», così il 67 suona continuamente nelle vite dei nostri ragazzi, ma dietro non c’è nessun significato.