Sto dormendo. Nel sonno, mi pare di sentire una vocina.
«Mozzi. Ehi, Mozzi!».
«…».
«MOZZI!».
«Eh! Sì! Che c’è? Chi c’è?».
«Mozzi, dobbiamo parlare».
«Mmmh…».
«Mozzi, sveglia! Sono l’inconscio».
«Ah… Allora no che non mi sveglio. Questo è un sogno».
«Neanche per sogno».
«Cosa dovrei, ridere?».
«Mozzi, DOBBIAMO parlare. Si dia una mossa».
«Ma sono le tre di mattina!».
«E allora?».
«Signor inconscio, lei deve parlarmi proprio alle tre di mattina?».
«Mozzi, lei ha letto Jung?».
«No, ma ho visto il film».
«Dovrei ridere?».
«Non pretendo tanto».
«Non mi sforzerò. Allora, Mozzi, se lei avesse letto Jung, saprebbe qualcosa dell’inconscio collettivo».
«Ne ho sentito parlare».
«Ha presente quanti umani ci sono al mondo?».
«Qualche miliardo».
«Otto miliardi e rotti».
«E allora?».
«E allora, io sono l’inconscio col-let-ti-vo. Devo occuparmi di otto miliardi e rotti di persone. Mi faccio vivo quando posso».
«Cioè, lei è da solo per tutta questa gente qui?».
«Eh, una volta eravamo un team, ma poi, con i tagli di spese, le riduzioni del personale…».
«Lei è rimasto da solo».
«Sì».
«Con otto miliardi e rotti di umani sul groppone».
«Sì».
«E come fa?».
«Be’, abbiamo l’IA».
«Quindi io sto parlando con un chatbot?».
«Con un LLM, prego».
«Scusi. Spero di non aver offeso il suo orgoglio professionale».
«Si figuri».
«E dunque, signor inconscio collettivo-LLM, che cosa è che lei DEVE dirmi?».
«Lei ha fatto un sogno, ieri notte».
«Non ricordo».
«Importa poco. Il problema è che quel sogno non era destinato a lei».
«Come sarebbe?».
«UC-17. Dream Routing Failure. Sogno consegnato al destinatario errato».
«Cioè, quel sogno non dovevo sognarlo io?».
«Esatto. Doveva sognarlo un idraulico di Malmö».
«Ah».
«Il problema è questo: l’idraulico ieri mattina si è svegliato convinto di aver sognato di dover cambiare un rubinetto a casa della signorina Lindström».
«E quindi?».
«Poi, mentre faceva colazione, ha rimuginato sul suo sogno e ha deciso che deve trovare un pretesto per andare a trovare la signorina Lindström».
«E perché mai?».
«Mozzi, lei ci delude. Qualunque LLM avrebbe già capito».
«Ci sono arrivato. E, invece, che cosa avrebbe dovuto sognare, quest’uomo?».
«Di scrivere un grande romanzo scandinavo. Avrebbe dovuto mettersi a scriverlo stamattina stessa».
«Però. Complimenti. E io invece avrei dovuto sognare la signorina Lindström? Manco so chi è».
«No. La signorina Lindström avrebbe dovuto sognarla il signor Svensson».
«Che anche lui, suppongo, nei confronti della signorina Lindström…».
«No, Svensson è un impiegato sessualmente represso».
«Vabbè. Mi pare insomma che ci sia stato più di un UC-17, ieri notte».
«Non mi dica, un vero casino. Ora stiamo cercando di rimettere le cose a posto».
«Bene, buon lavoro. Posso tornare a dormire?».
«Mozzi, abbiamo bisogno della sua collaborazione».
«E che cosa dovrei fare?».
«Restituire il sogno».
«Mi pare una roba facile».
«Ha visto il film Ricomincio da capo?».
«No, ma ho letto il romanzo».
«Comunque, la storia la sa. Un personaggio rivive un numero indefinito di volte sempre la stessa giornata».
«Ma poi, grazie all’amore, riesce a interrompere il loop».
«Appunto. Lei, Mozzi, lei dovrebbe rivivere la notte scorsa».
«Non saprei come fare a farlo. Né come interrompere il loop».
«Ci occupiamo noi di tutto».
«E allora, io che cosa devo fare?».
«Ci serve una liberatoria».
«Lei scherza?».
«In questo momento, nel suo studio la sua stampante si è accesa».
«La sento».
«Sta stampando il modulo. Lei deve solo prendere una penna, e firmare».
«E poi come ve lo trasmetto?».
«Tenga il foglio davanti a sé e lo guardi per cinque secondi. Lo scannerizziamo noi attraverso i suoi occhi».
«Ho capito. Ma a una condizione».
«Uffa! Ci dica».
«Voglio sognare anch’io la signorina Lindström».
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