Adrenalina: Nathan Terraneo, giovane pilota di Biasca, corre tra Supermoto e ambizioni europee: un 2025 da podio e vittorieche lo avvicinano alla griglia dei grandi
Un quattordicenne a tutto gas. Lui è Nathan Terraneo, «figlio d’arte» nonché una delle giovanissime promesse nostrane (è di Biasca) delle Supermoto, reduce da un 2025 che gli ha regalato il podio nel Campionato europeo S2 e il successo nella categoria Junior 85 cc del prestigioso Superbiker Mettet, competizione che ogni anno sul circuito belga Jules Tacheny richiama quasi mezzo migliaio di atleti e mobilita qualcosa come ventimila spettatori.
In quell’occasione, ad accompagnare il ticinese sul podio sono stati il francese Joshua Chirot, secondo, e Jean Rondeaux, francese pure lui ma talento incorporato nell’Accademia motociclistica belga, che dunque l’asfalto (e lo sterrato) di Mettet lo conosce come le sue tasche. Proprio alla luce di questo, il risultato di Nathan Terraneo (nelle foto) acquista ancora maggior prestigio: «È un altro passo in direzione di quello che rappresenta il grande traguardo a medio termine» sottolinea papà Paolo, che ne segue la crescita anche sportiva. «L’obiettivo che ci siamo fissati è quello di portare Nathan a schierarsi sulla griglia di partenza accanto ai big del Campionato mondiale (S1Gp). Un passo alla volta e senza bruciare i tempi: secondo la nostra scaletta già il 2027 potrebbe schiudergli la porta di questa ribalta, che Nathan ha tutte le carte in regola per calcare con giustificate ambizioni: quest’anno lavoreremo in funzione di questo obiettivo, partecipando agli appuntamenti del Campionato europeo nella neonata categoria S2 e a quelli del Campionato svizzero nella categoria massima, la S1, creando le premesse per il grande salto».

(Davide Messora)
Se Nathan è a tutti gli effetti una grande promessa di questa disciplina, relativamente giovane, gran parte del merito è proprio di papà Paolo, a sua volta pilota di Supermoto affermato internazionalmente. «Dal 1994, e per una trentina d’anni ho partecipato a gare del circuito europeo, di Campionato italiano e svizzero». Ed è proprio in quest’ultimo contesto che, un giorno di una decina d’anni fa, padre e figlio si ritrovano a competere entrambi, ovviamente nelle rispettive categorie. «Quella volta si correva a Frauenfeld, e Nathan aveva appena quattro anni e mezzo, ma si vedeva che aveva voglia di seguire le orme del padre. In quegli anni io gareggiavo ancora tra i Senior, dove bene o male, grazie all’esperienza maturata in tutti gli anni di militanza nei vari contesti, mi toglievo parecchie soddisfazioni. E lo stesso feci pure a Frauenfeld, dove anche Nathan si era ben distinto. Tanto che da quella moto, poi, non ci è praticamente più sceso. Con il tempo, per garantirgli tutto il sostegno possibile nel suo percorso di crescita sportiva, abbiamo poi creato un team a gestione familiare, il Machia Racing Team, che gli ha permesso di girare in pista facendosi un nome. Al Campionato europeo 2025 nella categoria S2, che comprende i giovani piloti dai 14 ai 23 anni, Nathan si presentava portando in dote il titolo vinto l’anno prima fra gli Juniores, e dunque con buone premesse per vivere un’altra annata da protagonista. A conti fatti, il terzo posto finale, è sinonimo di missione compiuta». Anche se…
«Anche se c’è il rammarico per quella prima gara che, non avendo ancora compiuto i 14 anni, Nathan ha dovuto disputare in sella a una moto di cilindrata 125, anziché la classica 250 abitualmente usata nella categoria S2. Ciò ha logicamente influenzato il risultato della gara e, di riflesso, anche quello complessivo del Campionato europeo». L’esperienza acquisita gli tornerà comunque utile quest’anno, in cui Nathan gareggia ancora nelle S2, ma stavolta con altre premesse e pure altre risorse: su di lui ha infatti messo gli occhi la StingRacing, il team svizzero ufficiale della Yamaha (dell’importatore Hostettler)». E se il buon giorno si vede dal mattino, il 2026 potrebbe essere davvero l’anno buono per il grande salto, visto che alla sua prima uscita nel Campionato europeo Supermoto, dopo aver ottenuto la pole-position nelle qualificazioni, ha centrato il successo in gara 2.
Essendo uno sport di nicchia, almeno alle nostre latitudini (in Ticino quelli che partecipano alle competizioni di Supermoto – fra cui Nathan che è di gran lunga il più giovane di tutti – si contano a malapena su massimo due mani), vediamo di conoscerlo un po’ più da vicino: dove si svolgono le gare? Su che tipo di sfondo?
Il 9 e 10 maggio, il Campionato svizzero farà tappa ad Ambrì, dove Nathan cercherà il riscatto: un anno fa aveva chiuso la gara appena fuori dal podio
«I circuiti sono un misto di asfalto e sterrato» ci spiega Paolo Terraneo. «Generalmente con una proporzione del 70% per la prima e del 30% per la seconda superficie. Di norma, i circuiti non sono permanenti, per cui di anno in anno le tappe possono cambiare. Il 9 e 10 maggio, poi, il Campionato svizzero farà tappa ad Ambrì, dove Nathan cercherà il riscatto in una gara che un anno fa l’aveva visto chiudere appena fuori dal podio». Asfalto e sterrato, superfici che promettono brividi diversi: «Entrare a velocità sostenuta su un tratto sterrato, la cui superficie è tutt’altro che liscia e regolare, con gli slick anziché le gomme tassellate come le moto da motocross, ti tiene sul chi vive. Perciò devi essere abile a capire e leggere ogni imperfezione del tracciato. Allo stesso tempo, occorre prestare molta attenzione pure a quando si passa dallo sterrato all’asfalto, perché spesso le gomme sono ancora sporche di terra e dunque possono anche comportarsi in modo diverso da quanto sarebbe lecito aspettarsi. Ecco perché i piloti della generazione di Nathan, che per la gran parte si trovano a loro agio sia con la guida “a piede” che con quella “a ginocchio” (che indica come i vari piloti cercano di mantenersi in equilibrio quando affrontano una curva, ndr) partono sicuramente avvantaggiati, in quanto sono molto più flessibili e possono reagire in maniera più appropriata agli imprevisti. Io, ad esempio, arrivando dal motocross, guidavo praticamente esclusivamente “a piede”. Allo stesso tempo, chi proviene dal mondo delle gare in pista, generalmente è più portato per la guida “a ginocchio”, che è poi quella tecnica che vediamo nella MotoGp, per fare un esempio. Con l’evoluzione che c’è stata in questi anni nella Supermoto, fattasi più tecnologica e veloce, i “puristi” sono però sempre meno, oltre che svantaggiati rispetto a chi padroneggia entrambe le tecniche».
