Mostra itinerante: un percorso di immagini con fotografie scattate tra gli anni Settanta e il Duemila restituisce il ruolo di custodi della memoria alla radio e alla televisione di servizio pubblico
La mostra itinerante Una storia. La Svizzera italiana nelle fotografie d’archivio RSI nasce dal desiderio di mostrare al suo pubblico, il più ampio possibile, una serie di circa settanta immagini – concentrate tra gli anni Settanta e gli anni Duemila – provenienti dai suoi ricchi archivi. Fotografie che sono state raggruppate secondo un criterio tematico per ogni pannello espositivo, all’interno dei quali convivono tuttavia epoche e programmi diversi.

1973, Il Re di Poschiavo. (©SRG SSR RSI)
Anche l’allestimento è vario: gli scatti sono incorniciati e proposti in modo estremamente eterogeneo. L’effetto immediato, cioè la prima impressione generale, è quella di trovarsi davanti a una parete di casa con tanti ricordi visivi raggruppati, oppure a una sorta di album di famiglia, che, in questo caso, è insieme collettivo e individuale. A completare il tutto dev’essere il visitatore – in base all’età e alla frequentazione del tubo catodico – che per conto suo raccoglie frammenti del proprio passato legati ai diversi programma televisioni che hanno fatto la (nostra) storia.
Si è dato un taglio particolare, quello della RSI – per molti ancora RTSI, o TSI, titolazione in uso fino al 2009 – fuori dalle mura dei suoi studi; si è cercato di sottolineare l’incontro con il territorio durante «i collegamenti» al di fuori degli studi che si sono susseguiti negli anni (Paradiso, Campo Marzio e Comano). E quindi c’è una ricca presenza e successione di grandi apparecchiature, furgoni, telecamere e antenne che oggi suscitano un sorriso.
La radio è nata quasi cent’anni fa, le prime trasmissioni nel 1931 e dal 1936 con programmazione regolare, e la televisione più di 60 anni or sono, cioè nel 1961: stiamo parlando di una delle istituzioni e degli archivi più importanti sul territorio. Oltre al patrimonio audiovisivo da oltre mezzo milione di ore – e in costante aumento – solo nel formato di fotografia la RSI possiede più di 300mila immagini. E quanto possano essere suggestive quelle di archivio è stato recentemente dimostrato dal programma Edizione Straordinaria di Lorenzo Buccella e Lorenzo Mammone, in cui i frammenti video raccontano in maniera esemplare il tempo e il sentimento comune in cui sono stati prodotti, meglio di qualsiasi ricostruzione.

1988, Festa nazionale a Sonogno. (©SRG SSR RSI)
L’occasione dell’esposizione è piacevole ma, se si può dire qualcosa in merito, è che il risultato è fin troppo contenuto, motivato probabilmente dal fatto che sia stata pensata e costruita per essere itinerante e dunque facilmente smontabile e rimontabile nelle sedi preposte. Avrebbe giovato qualche testo esplicativo in più, una linea temporale, l’indicazione degli autori, qualche informazione aggiuntiva su natura e organizzazione degli archivi.
Tra i vari testi di presentazione viene affermato che la mostra è stata creata per «Ricordarsi, riconoscersi e rivedersi». Ma credo che, anche prima di questa esposizione, nessuno possa mettere in dubbio il ruolo anche culturale che ha questa istituzione sul territorio – soprattutto e proprio per il fatto che il cantone sia così piccolo e che al contempo rappresenti una minoranza linguistica.
I volti della televisione e le voci della radio non possono che essere, come sono sempre stati nei tanti decenni che ci hanno proceduto, rassicuranti e famigliari, e per una grande porzione della popolazione, parte della vita di tutti i giorni.
