Edward Marshall – James Marshall, Storie da spiaggia, Lupoguido (Da 4 anni)
I nomi in copertina sono due, e dovrebbero corrispondere, rispettivamente, allo scrittore e all’illustratore di questo libro, ma in realtà uno è lo pseudonimo dell’altro, e l’autore è uno solo, il grande James Marshall, che nacque in Texas nel 1942 e morì a soli cinquant’anni, lasciandoci storie incantevoli, piene di humour, di giocosità surreale (come già vediamo nello sdoppiamento di identità), e anche di una tenera, leggera, malinconia, che ci ricorda il quasi contemporaneo, anche lui statunitense, e forse più conosciuto, Arnold Lobel. James Marshall, ben tradotto da Sergio Ruzzier, è pubblicato nelle sue varie opere (tra cui la pluripremiata serie di «George e Martha») dall’editore Lupoguido, e vi invito a scoprirle tutte. Qui vi presento quella più estiva, le «storie da spiaggia» che tre bambini si raccontano per ingannare l’attesa del bagno. Le storie sono tre, una per bambino, e sono in qualche modo correlate l’una all’altra: comincia Lolly, con un racconto folgorante e tautologico, che gli altri ovviamente giudicano troppo banale, poi prende la parola Sam, e dovrà mettere nella sua storia dei personaggi citati da Lolly, ossia un ratto e un gatto, e qui abbiamo il delizioso racconto di un ratto che imperturbabile va in un negozio di animali ad acquistarsi un gatto da compagnia. Il turno finale è quello di Spider, e la sua vuole essere una storia di paura, col finale da brivido e da risate, nel quale racconto-cornice e storie sembrano quasi compenetrarsi. James Marshall è magistrale anche nelle illustrazioni (anzi lui nasce come illustratore, dopo studi umanistici e musicali), e i suoi personaggi, caratterizzati dagli occhi fatti con due semplici puntini, riescono a esprimere tutta la gamma delle emozioni.
Anna Simioni-Paolo Colombo, Io gioco, UP Feltrinelli (Da 11 anni)
Un romanzo che parla di calcio. Ne parla con una scrittura sapiente e incisiva. Ti fa entrare dentro la strategia delle partite e dentro la storia delle tecniche, e ciò, per chi ne sa, convalida e vivifica l’interesse; mentre per chi non ne sa è motivo di lettura incuriosita e intrigata. Già questo potrebbe essere un valore del libro, ma quello che lo rende appassionante è il fatto che l’io narrante sia una ragazza, e non semplicemente una ragazza che gioca a calcio in una squadra femminile (argomento peraltro ampiamente trattato nella letteratura per adolescenti), ma una ragazza che gioca un campionato in una squadra mista. «Perché io sono quella che per prima ha giocato un campionato allo stesso livello dei maschi e insieme a loro. Ma perché metterla per forza così? Potremmo anche dire il contrario: cioè che sono stati loro ad aver giocato con me, con una femmina, una femmina anche più brava di tanti maschi» dice Elena, la quale fino ad allora militava in una squadra femminile, ma grazie all’occhio attento di un allenatore, Bruno (personaggio poi centrale nel romanzo) e grazie a un decreto-legge governativo che, pur essendo passato in sordina, non vietava le squadre miste, viene scritturata, con la sua amica Marina, in una squadra fino ad allora esclusivamente maschile. Come ben si può immaginare, le polemiche fioccano: certo, la parità di genere è doverosa, ma… quanti «ma», dai più volgari ai più subdoli iniziano ad emergere, sugli spalti, sui giornali, sui social. Siamo sicuri che vogliamo perdere il livello atletico del calcio maschile, il senso di cameratismo e unione che si crea solo in certi contesti, la fede calcistica di generazioni? Bruno, l’allenatore, smonta ogni «ma» con determinazione, insegnando ai suoi ragazzi ad affrontare la vita, e non solo le partite, con senso etico profondo. Perché questo non è solo un romanzo sul calcio, ma un romanzo sulla coscienza e sulla responsabilità civile, come viene ben esplicitato nel finale. E non è così vero che nello sport l’importante è partecipare, dipende anche da come partecipi. Infine, voglio sottolineare quello che per me è il tratto più interessante di questa storia, ossia il fatto che Elena sia una calciatrice, ma sia anche una ballerina, proprio una ballerina classica, con anni di studio alle spalle e un presente, ora che il calcio assorbe la maggioranza delle sue energie, di insegnamento alle bambine. E nel romanzo viene fatto acutamente emergere come tra danza e calcio possano instaurarsi (nella sensibilità ritmica e coreografica, nel fare proprie certe azioni, e in molte altre cose) insolite e vivificanti armonie.
