Argentina, Uruguay e Perù: le tappe del viaggio di Leone XIV tra povertà, ingiustizie sociali e crisi della fede cattolica
A meno di un mese dall’intervento chirurgico per la rimozione di un adenocarcinoma al polmone, Papa Leone XIV parte venerdì 6 novembre per un lungo viaggio internazionale che in dodici giorni lo porterà in Uruguay, Argentina e Perù. Si tratta del ritorno nel Continente americano per il primo Papa nato negli Stati Uniti e che ha vissuto come missionario per tanti anni sulle Ande. Ma è anche un appuntamento che proprio l’inaspettata fragilità fisica del pontefice relativamente giovane – che sapevamo allenarsi in palestra e giocare a tennis – ha caricato di significati nuovi.
La trasparenza scelta con l’annuncio dell’operazione dato da Prevost stesso domenica 11 ottobre durante la recita dell’Angelus da piazza San Pietro, è proseguita con i comunicati molto dettagliati sul decorso post-operatorio diffusi direttamente dai medici che lo hanno curato al Policlinico Gemelli. Sono stati di fatto loro a dare il via libera al viaggio, dopo la biopsia che pur confermando la natura maligna del nodulo, ha comunque escluso la necessità di ulteriori terapie. Un Papa guarito, però, è un’immagine decisamente diversa rispetto all’aura che ha accompagnato questo primo anno e mezzo di pontificato di Leone XIV.
Fragilità e forza
Paradossalmente Prevost oggi appare fisicamente fragile proprio nel momento in cui mediaticamente la sua figura sembra aver acquisito più forza. Con la sua risposta mite ma non per questo meno ferma, quello che alla vigilia del conclave del 2025 era considerato «il meno americano dei cardinali americani», sta mostrando al cattolicesimo degli Stati Uniti una strada alternativa rispetto a Donald Trump. Un recente sondaggio del Pew Research Center ha rilevato che l’indice di gradimento del presidente tra i cattolici è sceso dal 47% all’inizio del suo secondo mandato al 30% dell’ottobre 2026. Tra i cattolici bianchi, il sostegno è calato dal 59% al 39%, mentre tra i cattolici ispanici è diminuito dal 31% a soli 18%.
Ed è un discorso che non tocca solo Trump, ma anche i suoi imitatori nella parte meridionale del Continente. Il viaggio in Uruguay, Argentina e Perù si presta, dunque, ad essere letto anche in questo senso. Il Papa va a compiere una visita pastorale, ripetono prudentemente le stesse Conferenze episcopali locali. Ma è impossibile per l’America di oggi ignorare il fatto che queste giornate cadranno all’indomani della vittoria di Ignacio Lula da Silva nella corsa alla presidenza del Brasile, con la repentina fuga di Flavio Bolsonaro verso gli Stati Uniti. E che si intrecceranno anche con le polemiche già annunciate da Trump per l’ormai probabile sconfitta nelle elezioni di midterm negli Stati Uniti, nelle quali proprio il voto dei cattolici americani, sempre più distanti dal presidente, avrà un peso importante in Texas e negli altri swing states.
L’uomo dei tagli al sociale
Il Papa non farà tappa negli Stati Uniti o in Brasile. Ma in Argentina approda nel Paese di Javier Milei, il volto oggi più spregiudicato del neoliberismo in salsa latino-americana. L’uomo che con i suoi tagli allo stato sociale annunciati brandendo una motosega, a Buenos Aires ha domato lo storico demone dell’inflazione; ma lo ha fatto con una ricetta il cui prezzo è stato pagato soprattutto dalle fasce più povere della popolazione. Milei è il politico che anche nelle sue intemperanze verbali appare incarnare l’esatto opposto rispetto a quella «pace disarmata e disarmante» che Prevost continua a predicare.
Sarà, dunque, una tappa decisamente particolare quella di Leone XIV in Argentina: Leone XIV giungerà in visita in un grande Paese cattolico a quasi quarant’anni dai due precedenti viaggi di Giovanni Paolo II. Camminerà nei luoghi dove visse il suo predecessore, Papa Francesco, che in dodici anni di pontificato continuò a rinviare sempre il ritorno che i suoi connazionali tanto attendevano. Con il suo umorismo tutto di Buenos Aires scherzava dicendo: «Mi hanno avuto per tanti anni, adesso tocca agli altri…». Alla fine non ci andò mai, alimentando sospetti su questo strano rifiuto. Ma il vero motivo della mancata visita probabilmente è molto banale: non voleva correre il rischio di essere strumentalizzato nella sua Argentina. A portare il suo messaggio, così, sarà ora Leone XIV che nel Paese dello smantellamento dello Stato sociale e del giustizialismo nei confronti di chi sbaglia si recherà in visita a un centro di accoglienza per disabili e al carcere di Buenos Aires.
Altro tema molto interessante sarà quello del confronto con l’America Latina più secolarizzata, come accadrà anche in Uruguay, Paese dove solo il 35% degli abitanti oggi si dichiara cattolico e pure i battesimi dei bambini hanno fatto registrare un forte calo. Ma aumentano le sfide sociali, tra cui la violenza legata al narcotraffico che, pur non toccando i livelli di altri Paesi della regione, desta preoccupazione nel Governo di Yamandù Orsi del Frente Amplio, erede del presidente contadino – ed ex Tupamaros – Pepe Mujica.
Tra corruzione e sfruttamento
Quanto al Perù, infine, dove dopo tre sconfitte è recentemente arrivata al potere la conservatrice Keiko Fujimori, figlia del contestato presidente accusato di crimini contro l’umanità negli anni Novanta, tutti si aspettano che «padre Roberto» (come lo chiamavano a Chiclayo sulle Ande) affronti la piaga diffusissima della corruzione e denunci le gravi forme di sfruttamento dell’ambiente. Sarà la parte più faticosa del viaggio che lo porterà a salire anche in altura e a spingersi fino a Pucallpa, nel cuore dell’Amazzonia, tristemente nota per l’attività mineraria illegale che sta devastando e avvelenando i suoi fiumi. Nel programma peruviano è stato previsto anche un incontro con le vittime degli abusi sessuali commessi dal clero, piaga che ha toccato profondamente questa come tante altre comunità cattoliche nel mondo.
Al di là dei temi caldi, comunque, a dare il tono delle giornate in Perù sarà l’omaggio al Paese che Prevost aveva scelto come sua seconda patria. E dove lui stesso è entrato di diritto tra le «glorie nazionali». Sarà un bagno di folla nelle devozioni popolari, il volto più autentico del cattolicesimo dei campesinos, oggi sempre più insidiato dall’ascesa dei nuovi gruppi evangelical di impronta nordamericana. Anche per questo il Papa missionario, pur reduce da un’operazione delicata, non poteva rinunciare a questo viaggio. E proprio dalla gente con cui ha camminato per tanti anni, trarrà la forza per le nuove sfide del suo ministero.
