Controlli oculistici regolari aiutano a prevenire le complicanze e a proteggere la salute della vista
Il 14 novembre si celebra ogni anno la Giornata mondiale del diabete, istituita nel 1991 dalla International Diabetes Federation e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per sensibilizzare l’opinione pubblica su una malattia che colpisce milioni di persone e sulle sue possibili complicanze. Una data che è stata scelta in omaggio a Frederick Banting, nato il 14 novembre 1891, il quale contribuì alla scoperta dell’insulina, l’ormone che regola i livelli di zucchero nel sangue.
Tra le conseguenze del diabete a cui prestare particolare attenzione vi sono quelle che interessano la vista: la retinopatia diabetica, in particolare, può danneggiare progressivamente la retina e compromettere anche gravemente la capacità visiva. Secondo uno studio pubblicato nel 2021 sulla rivista scientifica «Ophthalmology», circa 22 persone su 100 con diabete sviluppano una forma di retinopatia diabetica (danno ai piccoli vasi sanguigni della retina causato dal diabete), mentre circa 6 su 100 presentano alterazioni potenzialmente minacciose per la vista.
Quando la glicemia rimane elevata nel tempo, può danneggiare i piccoli vasi sanguigni della retina compromettendo l’apporto di ossigeno ai tessuti
In Svizzera, i dati dell’Ufficio federale di statistica indicano che nel 2022 circa il 6,2% della popolazione dai 15 anni in su dichiarava di avere il diabete; in Ticino la percentuale superava il 5%. Numeri che evidenziano l’importanza di prestare attenzione anche alla salute degli occhi: le complicanze oculari possono infatti svilupparsi senza sintomi nelle fasi iniziali. La prevenzione e i controlli oculistici regolari sono quindi fondamentali per individuare precocemente eventuali danni e proteggere la vista. Abbiamo parlato con le dottoresse Susanna Hacker, specialista in Endocrinologia e Diabetologia, e Heather Casparis, specialista in oftalmologia e oftalmochirurgia SwissVisio, per approfondire il legame tra diabete e salute degli occhi, le possibili patologie e l’importanza della diagnosi precoce.
Per prima cosa, Susanna Hacker sottilinea la necessità di «prevenire il diabete prima che si manifesti» e indica il medico di famiglia come colui che può fare la differenza, «perché conosce il proprio paziente e la sua storia personale». Come sottolinea l’endocrinologa, «la prevenzione del diabete di tipo 2 può iniziare molto prima che gli esami del sangue evidenzino valori alterati, ed è perciò importante prestare attenzione all’insulino-resistenza (condizione in cui le cellule rispondono meno efficacemente all’insulina), che può precedere la comparsa della malattia anche quando la glicemia è ancora nella norma». Si comprende come il medico di famiglia svolga davvero quel ruolo centrale a cui Hacker fa riferimento nell’individuare tempestivamente le persone a rischio; questo, grazie alla conoscenza della loro storia clinica, delle abitudini quotidiane e della familiarità per il diabete: «Un aumento di peso, una stanchezza persistente o una fame particolarmente accentuata possono suggerire l’opportunità di approfondire la situazione, soprattutto se associati ad altri fattori di rischio». Hacker rende presente che comunque «si tratta di segnali aspecifici che non consentono da soli di formulare una diagnosi e, in base al quadro individuale, il medico può valutare gli esami più appropriati e monitorare nel tempo non soltanto la glicemia, ma anche il peso, la pressione arteriosa e il colesterolo».
Intervenire precocemente sullo stile di vita, attraverso un’alimentazione equilibrata e un’attività fisica regolare, può quindi contribuire davvero a ridurre o ritardare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Naturalmente, non bisogna dimenticare che individuare il rischio prima della malattia significa anche prevenire, o ridurre, la probabilità delle sue complicanze, comprese quelle che possono compromettere la vista. Un percorso nel quale, ribadisce l’endocrinologa, «il medico di famiglia riveste un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel monitoraggio della malattia, in collaborazione con gli specialisti».
Dal canto suo, l’oftalmologa e oftalmochirurga Heather Casparis, specialista presso Swiss Visio, richiama l’attenzione sui danni che il diabete può provocare alla vista: «Quando la glicemia rimane elevata nel tempo, può danneggiare i piccoli vasi sanguigni della retina compromettendo l’apporto di ossigeno ai tessuti. E questo è il meccanismo alla base della retinopatia diabetica, una complicanza che può evolvere progressivamente e compromettere anche gravemente la capacità visiva». La specialista spiega che semplicemente durante l’esame del fondo oculare, «l’oculista può individuare i primi segni della malattia, come alterazioni dei capillari, piccoli aneurismi ed eventuali emorragie».
Casparis richiama l’attenzione su un aspetto particolarmente insidioso della retinopatia diabetica: «È determinato dal fatto che queste lesioni possono svilupparsi senza provocare disturbi percepibili, e quando compaiono sintomi come macchie o puntini nel campo visivo, la retinopatia potrebbe essere già in uno stadio avanzato e richiedere un intervento tempestivo». Per questo, la specialista raccomanda controlli oculistici regolari: «In assenza di sintomi, è consigliata una visita oculistica ogni 2-3 anni dopo i 40 anni e ogni 1-2 anni dopo i 65 anni per chi non presenta disturbi o fattori di rischio per problemi oculari. Un diabetico invece dovrebbe fare una visita completa almeno una volta all’anno». Non basta controllare la vista o aggiornare gli occhiali: «È necessario esaminare anche la retina, generalmente attraverso la dilatazione della pupilla. Il monitoraggio deve proseguire anche quando la glicemia sembra sotto controllo». In gravidanza, inoltre, il rischio di peggioramento può aumentare: «È quindi opportuno effettuare una valutazione oculistica prima del concepimento e programmare controlli più ravvicinati durante la gestazione, secondo le indicazioni mediche».
Oggi sono disponibili trattamenti efficaci per contrastare l’evoluzione della malattia e preservare la vista: «In caso di edema maculare diabetico, che interessa la parte centrale della retina, si possono utilizzare iniezioni intraoculari di farmaci, inizialmente a intervalli ravvicinati e successivamente più distanziati, in base alla risposta. Quando invece la retinopatia raggiunge una fase proliferativa ed è caratterizzata dalla formazione di nuovi vasi sanguigni particolarmente fragili, si può ricorrere anche al laser o, nei casi più complessi, a interventi chirurgici». Ad ogni modo, ogni scelta terapeutica viene personalizzata in base alla situazione clinica. Accanto ai trattamenti, Casparis sottolinea l’importanza di tenere sotto controllo anche gli altri fattori che possono aggravare il danno vascolare, come l’ipertensione e il colesterolo elevato, e di adottare abitudini salutari, per esempio smettendo di fumare e mantenendo un peso adeguato. «Intervenire su questi aspetti può contribuire a rallentare la progressione della retinopatia».
Il messaggio dell’oftalmologa è molto chiaro: «La salute degli occhi deve diventare parte integrante della gestione del diabete, mentre la collaborazione tra medico di famiglia, endocrinologo e oculista è essenziale per garantire controlli regolari e cure adeguate». E ricorda: «La visita oculistica non serve soltanto a vedere meglio, ma anche a proteggere la vista e la qualità di vita nel tempo».
