Il caffè dei genitori ◆ Tra i giovani della Gen Z l’horror "Obsession" è diventato un cult, il film racconta un amore che diventa una trappola, ma che cosa ci dice di come i ragazzi interpretano le relazioni sentimentali?
Tra i giovani della Gen Z il film horror Obsession, scritto e diretto dal 27enne Curry Barker, è diventato un cult. A Il caffè dei genitori è argomento di discussione perché ci permette di indagare le relazioni sentimentali dalla prospettiva dei nostri figli. Il tema è che cosa rende l’amore una trappola e, dunque, fa sì che di amore non abbia nulla: solo devastazione. Vediamo quali alert fa scattare la pellicola, e poi cerchiamo di capire i motivi del suo successo.
Il ventenne Bear è incapace di dichiararsi a Nikki, l’amica di cui è innamorato e con cui lavora in un negozio di musica insieme ad altri due coetanei, Ian e Sarah. La paura è probabilmente quella di essere friendzonato, ossia essere rimbalzato come possibile fidanzato per restare solo un amico. Dirle con sincerità che lei è in ogni canzone che ascolta lo fa sentire sfigato; invitarla a bere qualcosa tête-à-tête per flirtare richiede coraggio; fiori e cioccolatini neanche a parlarne.
Il timore del rifiuto lo spinge allora a spezzare un bastoncino magico, il One Wish Willow, e a esprimere un desiderio: «Vorrei che Nikki Freeman mi amasse più di chiunque altro al mondo».
L’incantesimo funziona. Nikki cambia: da ragazza spigliata, irriverente e indipendente si trasforma in una sottòna – nel gergo dei ragazzi, una che perde ogni autonomia nella relazione, vive in funzione dell’altro e accetta di tutto pur di averlo – in un’escalation di comportamenti sempre più tossici. Indossa il maglione di Bear perché le piace il suo odore; di notte resta immobile a guardarlo mentre dorme; quando lui esce, lo aspetta davanti alla porta per tutto il tempo facendosi la pipì addosso. Fino ad arrivare a sigillare l’uscita con il nastro adesivo perché non esca più di casa. Il desiderio di Bear ha preso possesso della volontà di Nikki, a cui è stata tolta la possibilità di scegliere.
Fermiamoci un attimo a riflettere. Il film mostra tre aspetti cruciali. Uno: il maschio insicuro. Il maschio che ti può fregare non è soltanto l’Alpha che esibisce arroganza e dominio. Può essere anche l’emotivamente sprovveduto che non sa reggere la possibilità di un rifiuto. Il bisogno di certezze e la necessità di validazione gli fanno cambiare le regole del gioco: meglio andare a colpo sicuro. Due: la manipolazione del consenso. È lui a decidere che lei deve innamorarsi. L’amore che Bear desidera non è quello di una persona libera di sceglierlo. Tre: l’amore totalizzante. Non gli basta essere ricambiato: Nikki deve amarlo «più di chiunque altro al mondo». Nella formulazione stessa del desiderio c’è già il germe dell’ossessione: lui vuole essere messo al primo posto nel suo cuore, sopra tutti gli altri, persino se stessa.
La domanda che ci facciamo a Il caffè dei genitori è se i Gen Z sappiano davvero individuare i segnali di questi pericoli e abbiano gli strumenti per evitarli. I maschi devono avere una sana educazione sentimentale, le femmine scappare a gambe levate da chi non ce l’ha. In entrambi i casi siamo ancora lontani anni luce dal raggiungere il risultato. Il film vuole essere, allora, un monito, un modo per dire: «Guardate cosa succede se quei segnali non li riconoscete»?
Il film tocca tre temi: l’uomo emotivamente sprovveduto, la manipolazione del consenso e l’amore totalizzante
Curry Barker dice, però, di non avere realizzato Obsession con un intento pedagogico. A «India Today» spiega di essere riuscito, proprio perché autore del film, a «separarlo da qualsiasi lezione». Nessun giudizio morale! Ma la mia convinzione è che Barker affronti proprio quei tre aspetti delle relazioni sentimentali che oggi sono fili ad alta tensione tra i Gen Z.
Il primo è il maschio insicuro. Bear non è soltanto incapace di mettersi in gioco quando deve dichiararsi a Nikki. Anche dopo che la magia ha funzionato mostra la stessa difficoltà ad affrontare quello che sta succedendo. Quando si accorge che Nikki non è più se stessa, cerca di modificare il desiderio senza rinunciare ad averla; quando sente la vera Nikki urlare e soffrire, interrompe la comunicazione. La sua reazione è: «Che c’è di così brutto nello stare con me?». Michael Johnston, l’attore che interpreta Bear, lo descrive così: «Vede soltanto ciò che è meglio per lui. Non riesce a pensare a come le sue azioni influenzino gli altri». E indica tra le sue red flag proprio il bisogno dell’approvazione altrui.
Il secondo filo ad alta tensione è la scelta. In Obsession Bear non aspetta il tempo della scelta reciproca, fatta anche di incertezza e rischio del rifiuto. Con il bastoncino magico ottiene subito quello che vuole. È la gratificazione istantanea applicata all’amore. Lo dice lo stesso Barker all’Ansa: «Viviamo in un mondo di gratificazione istantanea: “Lo voglio ora, lo ordino su Amazon e domani me lo trovo davanti alla porta”. Ma credo che l’amore sia qualcosa che va guadagnato nel tempo, costruito giorno per giorno».
È un pensiero che riprenderemo ne Le parole dei figli dove questo mese esamineremo il valore che i Gen Z danno al talking stage, la «fase di conversazione» che racconta anche la loro distanza dal nostro concetto di romanticismo. Per frequentarsi, flirtare o fare sesso senza definirsi una coppia ci sono mille alternative, raccontate da parole come situationship, hookup, trombamicizia. Proprio per questo, quando decidono di dire «stiamo insieme», quella scelta acquista un peso maggiore: stare insieme deve essere una scelta consapevole, che arriva quando quella persona appare davvero giusta. In questo senso per la Generazione Z il potere della scelta appare più importante del corteggiamento. Inde Navarrette, che interpreta Nikki, lo sintetizza a «India Today»: «C’è una differenza tra amore e romanticismo. C’è una differenza tra amore e ossessione». Non è forse un caso che proprio il romanticismo in Obsession finisca dentro un horror psicologico. Su «Slant Magazine» Barker insiste sul concetto: «Penso che la scelta sia la cosa più importante in assoluto: ciò che scegli di fare rispetto a ciò che fai». Il desiderio di Bear finisce invece per cancellare la scelta di Nikki.
Il terzo filo ad alta tensione è l’amore totalizzante. Bear non vuole semplicemente essere amato: vuole essere amato «più di chiunque altro al mondo», essere messo al primo posto. Ed è qui che entra la dipendenza emotiva: l’idea che il proprio valore, la propria sicurezza e il proprio benessere dipendano dall’amore di un’altra persona. Bear cerca in Nikki quella conferma; con l’incantesimo Nikki arriva a vivere completamente in funzione di lui. Michael Johnston, l’attore che interpreta Bear, racconta che il personaggio pensa che Nikki possa rendere migliore la sua vita invece di affrontare i propri problemi. È il confine tra amore e ossessione di cui parla anche Inde Navarrette: «L’ossessione è un sentimento egoista». Anche questo è un filo ad alta tensione tra i Gen Z: l’amore non deve fagocitare tutto il resto, a cominciare dalle amicizie. Pensiamo, per esempio, al valore che attribuiscono al bonding time, letteralmente «tempo di legame» dedicato a costruire e rafforzare i rapporti con gli amici. Se l’amore pretende di venire «prima di chiunque altro», il rischio è proprio quello di cancellare tutto ciò che esiste fuori dalla coppia.
Non è difficile capire, a questo punto, i motivi del successo del film. L’horror esaspera dei meccanismi che i nostri figli sentono vicini.
