A Chiasso, all’interno di una stagione culturale trasversalmente dedicata alla Gioia, il direttore del Cinema Teatro Jurij Meile sonda il rapporto dell’uomo con questa lega metallica in una rassegna ad hoc
Il flessibile stride, migliaia di scintille si rincorrono verso l’alto, dissolvendosi dall’arancione che le infiamma in un niente, lasciandosi appresso scie di odori ferrosi e inconfondibili. Deus ex machina di ogni cosa, uomini forti e anonimi, poiché irriconoscibili nella loro armatura, che li protegge dai rischi del mestiere, amplificandone al contempo l’aura di onnipotenza.
Il lavoro nelle acciaierie è durissimo, legato ad alti rischi e ad aspetti che definiremmo disumani, eppure, per anni, per decenni, è stato associato alla massima espressione del progresso, addirittura, a un’idea di felicità e compiutezza. Attorno alle acciaierie sono cresciuti veri e propri moderni insediamenti umani, si sono costruite esistenze e progetti di futuro.
Fino a una lunga dolorosa crisi e al crollo finale, allo sbriciolarsi dell’illusione dell’acciaio, che, come si è visto nella storia recente, si è lasciato appresso una scia di desolazione, di sogni infranti, problemi sanitari ed eredità ambientali. La Monteforno, le acciaierie della Ruhr, l’Ilva si sono così negli anni trasformate nell’antitesi di ciò che rappresentavano (sebbene la Ruhr sia stata riqualificata in chiave culturale), simbolo di come nemmeno l’acciaio, paradossalmente, sia eterno.
È a partire da queste fondamenta che si costruisce Entusiasmo d’acciaio, il primo di quelli che Jurij Meile chiama «cluster tematici», ossia mini rassegne che vedono una serie di spettacoli (appartenenti a espressioni artistiche diverse) accomunati da un tema. In questo caso, appunto, l’acciaio, in nome del quale sono previsti tre spettacoli teatrali, una conferenza, uno spettacolo di danza e un film. Una scelta che nasce da una riflessione del nuovo direttore del Cinema Teatro: «In fondo, l’acciaio aveva portato tante speranze e promesse di ricchezza, di sviluppo industriale, di crescita alla fine anche sociale.
Tre spettacoli teatrali, un film, una conferenza, e, a febbraio, un grande spettacolo di danza
Ciò non accadeva solo nelle nostre valli, con la più grande acciaieria svizzera, ma in tutta l’Europa. L’acciaio è un simbolo dell’esplosione economica industriale. Poi, però, come sappiamo, arriva l’implosione, tutto scompare e resta un vuoto sociale ed economico enorme. Oggi, noi ci ritroviamo in mezzo a una nuova rivoluzione, rappresentata dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale, con nuove promesse e speranze. L’acciaio è, dunque, un modo per focalizzarci anche su ciò che sta succedendo ora o che potrebbe succedere».
A offrire una cornice al cluster, inaugurandolo, sarà, il 5 novembre (20.30), l’economista Christian Marazzi, con la conferenza Trasformazioni. Dall’industria al digitale. Aprirà e chiuderà l’intervento di Marazzi una breve esibizione musicale del giovane Gabriele Rizzo che, non a caso, si cimenterà nella Toccata opera 11 di Prokofiev, un brano importante nel contesto della rassegna poiché, come sottolinea Meile, «è forse il brano pianistico che meglio descrive l’entusiasmo di un compositore, in questo caso un giovane sovietico, per i macchinari, per la tecnica e per l’industrializzazione».
Il teatro diventa dunque luogo di riflessioni offerte in modi diversi, impegnato socialmente in un senso aggregativo, poiché è questo uno dei traguardi di Meile, «vedo il Teatro come un salotto per la comunità, per incontrarsi dal vero in un mondo sempre più digitale e virtuale. Qui ci si incontra, si parla, si sta seduti accanto. Si sentono il respiro, le imperfezioni e la tosse del pubblico: proprio per questo si tratta di un posto reale e più urgente che mai, soprattutto in un’era tecnologica che ci impone nuove “forme di distaccamento”. Facciamo ogni cosa attraverso le app, guardiamo i film in streaming, ma a teatro ci si incontra sul campo, in un rapporto diretto, e questo secondo me è fondamentale». E paragona il teatro al mercato, dove nei casi ideali il consumatore incontra il produttore, così come l’essere umano del pubblico incontra l’essere umano sul palco.
Si inizia con la Monterforno
Il 7 novembre il fortunato spettacolo di Sara Rossi Guidicelli Monteforno, produzione del Teatro Sociale di Bellinzona, arriverà finalmente a Chiasso, accompagnato dal coro SCAM della Leventina. Sul palco andrà in scena la parabola del maggiore stabilimento siderurgico del nostro Cantone, i cui avvicendamenti si sono riverberati sul tessuto sociale, culturale e ambientale lasciando tracce indelebili. Il momento A tu per tu che precederà l’evento permetterà al pubblico di ricevere una contestualizzazione del lavoro dell’autrice in un prezioso momento di scambio.
La seconda produzione teatrale in cartellone, di e con Antimo Casertano, viene portata dalla Compagnia Teatro Insania e dal Teatro Bellini di Napoli mercoledì 18 novembre, e affronta il tema dell’acciaio da una prospettiva famigliare, addentrandosi nel rapporto tra un padre e un figlio. Mare di ruggine, che racconta la storia dell’Ilva di Bagnoli, nel 2025 ha vinto il Premio della critica dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro. Antimo Casertano dialogherà con il pubblico nell’A tu per tu previsto prima dello spettacolo, alle 19.00.
Pochi giorni più tardi, giovedì 26 novembre, un teatro che sa di leggerezza – senza per questo distanziarsi dall’impegno – grazie a uno spettacolo giovane e dinamico come ILVA Football Club. In ILVA Football Club (storia di riscatto che piacerà sia agli amanti del teatro sia a quelli del calcio) ai palleggi sul palco, grazie ad attori che si fanno atleti, si alterneranno le vicende di una leggendaria (e inesistente) squadra di calcio con tutti gli entusiasmi e le delusioni che ne derivano. Gli attori dialogheranno con il pubblico nell’A tu per tu previsto prima dello spettacolo, alle 19.00.
Un documentario del 1931
Il quinto appuntamento, in programma venerdì 27 novembre, che ha ispirato il titolo della rassegna, offrirà al grande pubblico la possibilità di vedere su grande schermo Entusiasmo. La sinfonia del Donbass di Ziga Vertov, maestro del cinema documentario. Capolavoro assoluto, tra l’altro anche con musiche di Shostakovich. Fra i primi esperimenti di cinema sonoro, documenta l’industrializzazione del Donbass nel periodo del primo piano quinquennale di sviluppo economico di Stalin, mettendo a confronto il vecchio, rappresentato dalle chiese e dai cori, al nuovo, rappresentato dalle macchine, dai lavoratori e dalla disciplina.
Nella fabbrica si danza
Sempre nella rassegna dedicata all’acciaio (seppur in un periodo diverso per motivi di agende) si inserisce anche lo spettacolo Tap Factory, che andrà in scena il prossimo 12 febbraio. Lo spettacolo di Vincent Pausanias, che grazie a comedy, step, hip hop e acrobazie, ha fatto il giro del mondo, si ispira apertamente a Tempi moderni di Charlie Chaplin, portando in scena un uomo al suo primo giorno di lavoro da operaio, che riuscirà a fare saltare il sistema.
