Videogiochi: calcio, superpoteri e adrenalina ma anche lungaggini e tempi morti nella nuova avventura di Holly e Benji
È tempo di allacciarsi gli scarpini per scendere in campo e correre sui terreni di gioco dell’universo creato da Yōichi Takahashi con Captain Tsubasa 2: World Fighters, titolo sviluppato da Tamsoft Corporation e pubblicato da Bandai Namco Entertainment.
Da grandi fan sia della serie animata, sia del precedente capitolo, non vedevamo l’ora di poter mettere le mani su questo titolo. Abbiamo accumulato finora oltre trenta ore di gioco per sviscerarne ogni segreto. Ci aspettavamo un’opera molto simile al suo predecessore, seppur migliorata sotto il profilo tecnico e contenutistico. Stranamente, però, la produzione ha preso una direzione inaspettata, offrendo a nostro avviso un’esperienza contrastante, capace di esaltare la vista ma di far storcere il naso sul piano ludico.
La spettacolarità grafica fa un balzo in avanti, ma negli incontri si privilegia la rapidità dei riflessi a scapito della strategia
Non fraintendeteci: parliamo pur sempre di Captain Tsubasa, quindi il fulcro rimane quello noto, scandito da campi infiniti, super tiri e parate miracolose. Tuttavia, l’evoluzione rispetto a Captain Tsubasa: Rise of New Champions, uscito ormai più di sei anni fa, ha percorso vie laterali, a volte con capriole altre con inciampi.
Il fiore all’occhiello dell’intera produzione: il comparto tecnico di Captain Tsubasa 2 compie un balzo in avanti a dir poco clamoroso. Graficamente il titolo è di pregevole fattura, ottimizzato in maniera eccellente per sfruttare la potenza delle piattaforme attuali, complice l’adozione dell’Unreal Engine 5. Sembra letteralmente di guardare un anime moderno e interattivo. La cura maniacale riposta nei dettagli visivi è sbalorditiva: gli effetti speciali dei tiri, le scie infuocate dei passaggi, i colori accesi e quasi fluorescenti rendono ogni singolo match uno spettacolo per gli occhi. Stesso discorso per il sonoro, curato e fedele alla tradizione, forte dei brani storici che da sempre definiscono l’identità del franchise.
Tuttavia, al fischio d’inizio emergono le prime perplessità. Il gameplay ha subito una mutazione genetica che non ci ha convinti appieno. Nel predecessore i duelli individuali poggiavano su una marcata componente predittiva, una sorta di «morra cinese» mentale in cui era fondamentale intuire le intenzioni dell’avversario per neutralizzarlo. In Captain Tsubasa 2 l’approccio vira con decisione verso dinamiche da picchiaduro, incentrate su parry e prontezza di riflessi. Eseguire un contrasto in scivolata o un dribbling richiede ora un tempismo millimetrico: occorre eludere la pressione e recuperare palla affidandosi quasi esclusivamente all’abilità meccanica individuale. Per noi si tratta di un passo indietro: preferivamo studiare le routine rivali e impostare una lettura tattica, anziché ridurre ogni scontro a un test di pura reattività che appiattisce la visione strategica a lungo termine.
Non tutto è da scartare, sia chiaro. Tamsoft ha introdotto un sistema di combo dinamiche che rivitalizza con intelligenza la manovra offensiva. Se prima la dinamica si riduceva spesso al caricamento della barra per scagliare il super tiro sperando nella sorte, oggi il sistema premia la coralità. Diventa cruciale concatenare recuperi, finte e scambi per orchestrare una manovra fluida: più la sequenza è prolungata e precisa, maggiori risultano le probabilità di successo della conclusione. Spendere l’energia accumulata per sfoderare passaggi millimetrici o recuperi prodigiosi, arrivando infine al limite dell’area per scaricare un devastante Tiro della Tigre, restituisce un senso di appagamento davvero impareggiabile.
Le vere criticità emergono però sul fronte dell’offerta contenutistica, dove si registra un netto peggioramento. Il pacchetto include di fatto due sole opzioni: la modalità storia (incentrata sull’avatar creato) e i match classici, giocabili sia offline contro la CPU o in locale, sia online tramite partite classificate e amichevoli.
Il vero grande problema risiede nella modalità storia, se nel primo gioco aveva una durata contenuta di circa cinque ore, assicurando un’elevata rigiocabilità, qui le cose cambiano drasticamente proponendo una campagna che arriva a sfiorare le 50 ore complessive. Per ciascun capitolo si spende una quantità spropositata di tempo tra dialoghi, sequenze filmate e scelte a risposta multipla, riducendo l’azione sul campo a una parte marginale.
Per chi desidera vivere l’intreccio narrativo può risultare piacevole, ma per chi vuole semplicemente giocare, diventa un supplizio snervante e noioso.
Ulteriore scelta per noi imperdonabile, che rovina ulteriormente l’esperienza di gioco, è legata agli sbloccabili: per poter utilizzare le squadre nelle altre modalità, si è costretti a macinare decine di ore all’interno della modalità Storia, un vincolo che limita pesantemente la libertà d’azione.
Captain Tsubasa 2: World Fighters si rivela dunque un’opera a due facce. Ne sconsigliamo l’acquisto a chi cerca una simulazione calcistica tradizionale ma lo raccomandiamo invece agli irriducibili appassionati di Holly e Benji e a chi ha apprezzato l’episodio precedente.
Voto: 6.5/10.




