Quando il cinema arrivò nell’Aldilà

by azione azione
28 Ottobre 2026

Quando ero vivo non ho mai perso tempo a fantasticare su come fosse l’Aldilà. Se proprio ero forzato a pensarci, rispondevo che per me l’Aldilà ideale era una biblioteca, bene illuminata, con schedari e cataloghi bene ordinati. Gli altri normalmente immaginavano un loro personale Aldilà, ma nessuno ha mai colto nel segno. Io sono finito nella nostra tomba di famiglia, assieme agli altri Cacherano d’Osasco del ramo dei Lomellini Piscina di Cerniago; risultato, duecento anni trascorsi con i parenti a discutere di alberi genealogici. È stato un purgatorio che, trascorsi due secoli, finalmente è terminato.

Il cimitero di San Pietro in Vincoli, dove si trova il monumento funebre della mia famiglia, è diventato la sede di una biblioteca e i loculi si sono riempiti di libri. Immaginatevi la mia felicità: tornare a leggere dopo due secoli di astinenza! Una felicità durata poco, purtroppo. Le prime perplessità sono nate quando ho potuto dare un’occhiata alle etichette sulle scatole di cartone accatastate. C’era scritto «Biblioteca Mario Gromo» e fino a qui tutto normale, a parte il fatto scandaloso che una biblioteca venisse intitolata a un tale che non era nobile e neanche cavaliere, ma così vanno i tempi. Lo sconcerto arrivava leggendo la riga successiva: «del Museo Nazionale del Cinema». Com’era possibile che una scienza o un ramo dello scibile umano che due secoli or sono ancora non esisteva meritasse già di diventare degno di un museo? Cos’era questo cinema?

Aiutandomi con il greco ho pensato che «cinematografia» derivasse da «kinema» ossia movimento e da «graphie», ovvero grafia. Questo cinema sarebbe una specie di scrittura in movimento; però sui libri le parole grazie a Dio sono ferme, è l’occhio a muoversi man mano che le legge. Ho pensato che «cinema» significasse scrittura «del» movimento, un sistema inventato per descrivere il movimento, ma allora perché mettere questo cinema in un museo? Mistero.

Avevo una tale astinenza che mi sono buttato sui libri con voracità e alla cieca. Sono stato fortunato, il primo libro che ho sfilato dallo scaffale era intitolato La grammatica del film. Mi si è allargato il cuore. Se vuoi imparare una lingua devi partire dalla grammatica: niente di meglio per iniziare a penetrare i segreti di questa scrittura del movimento. Quanto al significato della parola «film» del titolo, mi sono ricordato che nella lingua inglese «film» significa «membrana», «strato sottile». Infatti «a film of a dust» sta per «un sottile strato di polvere». Ho scartato l’ipotesi che si potesse trattare di «Grammatica della Membrana» e ho rivolto la mia attenzione all’altro possibile significato, ovvero «Grammatica dello Strato sottile», ovvero una grammatica dedicata alle superfici, all’apparenza e non alla sostanza.

Un capitolo in particolare mi ha aperto le porte della conoscenza del cinematografo. È quello intitolato «Campi e piani», ovvero, penso io «I campi e le pianure». Qui mi sono sentito a casa, le fortune della mia famiglia derivavano dai possedimenti terrieri. Ma per il cinematografo i campi si dividono in tre categorie: campi lunghissimi, lunghi e medi, non importa se coltivati o meno. Questa grammatica afferma che, cito, «il campo lunghissimo, se girato da un punto alto, guadagna in suggestione». Noi eravamo abituati a valutare un campo in base alla quantità di frumento o di mais che vi si produceva e non in base alla suggestione, ma erano altri tempi. Quanto al fatto di girarlo da un punto alto, è vero che stando a cavallo lo si gira meglio che a piedi. Quanto ai «piani», ovvero alle pianure, nel cinematografo possono essere «a figura intera», cioè fin dove arriva lo sguardo di un uomo che sta in piedi; oppure «americani», cioè «tagliati alle ginocchia». In altre parole è quando l’uomo in piedi intento a contemplare la pianura affonda le gambe nel fango fino alle ginocchia.

Ora sono in grado non solo di addentrarmi nella lettura di tutti i libri che parlano del cinematografo ma anche di aiutare gli studenti, i quali osan avventurarsi, mai da soli, nei sotterranei del cimitero di San Pietro in Vincoli alla ricerca di testi per compilare la loro tesi di laurea. Poco fa volevo spiegare a uno cosa significhi il termine usato per la prima volta da Jean Mitry «paradigmi di sintagmi come elementi di un codice frammentario». Ma lui, sul più bello, è fuggito con la scusa che sentiva alitare sul collo un vento gelido. Che sciocco! Non era il vento, ero io! Non c’è niente da dire: la lettura, oltre che un piacere, è una risorsa. Se leggi attentamente e se applichi un po’ di buon senso a quello che leggi, non esisteranno misteri impenetrabili.