Il riscatto della cura

by azione azione
28 Ottobre 2026

Premiato a Locarno, «Frank & Louis» esplora il potere della cura e della solidarietà

La prima mondiale al Sundance Festival, poi, in agosto, la Piazza Grande del Locarno Film Festival aggiudicandosi l’ambito premio del pubblico. Non poteva usufruire di vetrine migliori, Frank & Louis, prima produzione in lingua inglese della regista elvetica Petra Volpe che sarà distribuito nelle sale della Svizzera italiana (Lux/Iride di Massagno, Rialto di Muralto, Forum di Bellinzona e Multisala di Mendrisio) da domani, giovedì 29 ottobre.

Il bel successo internazionale avuto l’anno scorso da Heldin – L’ultimo turno, vincitore di vari riconoscimenti e candidato svizzero all’Oscar, ha accresciuto l’attesa per questa nuova prova, superata nel modo migliore dalla cineasta argoviese diplomatasi all’accademia tedesca Konrad Wolf di Potsdam.

Fin dal titolo, la pellicola pone l’accento sulla relazione tra due uomini. Siamo in un carcere americano, anche se produzione e location sono inglesi, e all’inizio si assiste al trasferimento di Frank Baker in un nuovo carcere. L’uomo, condannato per omicidio durante una rapina a mano armata per procurarsi droga, esegue con meticolosità ogni operazione di ingresso nella struttura, mostrando idee chiare, soprattutto quando si fa consegnare tre saponette supplementari. Giunto in cella, il detenuto pulisce tutto con meticolosità, per rimuovere ogni segno di sporcizia o del passaggio di altri. Lo attende poi il colloquio con il supervisore: dopo l’incarcerazione ha iniziato un percorso di rieducazione, che dovrà proseguire assistendo i malati di Alzheimer precoce. In particolare i servizi della prigione gli affidano Louis Nelson. Questi è un uomo ancora in forze e non consapevole della propria condizione, convinto di poter far da solo e arrangiarsi. All’inizio Frank si sente rifiutato e dovrà cercare di farsi accettare, in un confronto che è fisico e psicologico: l’essere dentro una struttura carceraria non fa che amplificare la tensione e lo scontro, giacché logica e dialogo non sono sempre i primi strumenti utilizzati dietro le sbarre.

Volpe, che ha scritto la sceneggiatura con Esther Bernstorff, riesce a mettere in parallelo il recupero del condannato con la cura della malattia dell’altro, senza forzature, come se facessero parte di un processo unico.

Se sulle prime Frank svolge i suoi compiti per obbligo, con il passare dei giorni tra i due si instaura un rapporto fatto di scontri e tenerezza. Il tema sociale non è enfatizzato, ma è ancora una volta presente: pur stando dentro i canoni del film carcerario, la regista mette al centro l’importanza dell’evoluzione del detenuto in vista di un reinserimento una volta scontata la pena. Non a caso, Frank si prepara nel frattempo ad affrontare l’udienza per il rilascio anticipato.

Al quarto lungometraggio in dodici anni, dopo anche Traumland e L’ordine divino, la regista conferma di aver affinato uno stile preciso ed essenziale e anche una certa concisione: Frank & Louis dura poco più di un’ora e mezza, un’anomalia al tempo delle durate smisurate e della difficoltà di sintesi. Come ne L’ultimo turno, c’è un’unità di spazio e tutto ruota intorno al personaggio principale, sebbene al posto dei diversi pazienti, ci sia in questo caso solo Frank. La struttura tra i due lavori è simile e pure l’atmosfera un po’ claustrofobica, ma Volpe non rinuncia a situazioni che alleggeriscono la tensione e il peso. Volpe si conferma brava anche nella scelta e nella direzione degli attori, Kingsley Ben-Adir e Rob Morgan, perfetti per due personaggi non schematici. Un film da vedere, opera di una regista che sa cosa raccontare e come farlo.