Vittime di violenza: in Ticino si registrano circa 150 chiamate al mese al servizio telefonico attivo 24 ore su 24 e sono in aumento le segnalazioni ai Servizi per l’aiuto alle vittime di reati (LAV)
Da poco meno di sei mesi – dal 1° maggio – è attivo in Ticino, e in tutta la Svizzera, il 142, un numero unico, gratuito e confidenziale, dedicato alle vittime di violenza. Raggiungibile 24 ore su 24, offre informazioni, consulenza e orientamento a persone che hanno subìto una situazione di violenza nello spazio privato o pubblico.
L’introduzione del nuovo numero si colloca nel quadro delle misure sviluppate per contrastare la violenza in tutte le sue forme, in particolare nell’ambito dell’attuazione della Convenzione di Istanbul, della roadmap svizzera e del piano d’azione nazionale e di quello cantonale sulla violenza domestica. Tra i suoi principali obiettivi figura quello di rendere uniforme a livello nazionale l’accesso all’aiuto, per mezzo di una cifra breve – quindi facile da ricordare – che consenta un contatto diretto tra la vittima e dei professionisti pronti ad offrire ascolto, accoglienza e sostegno qualificato.
Negli ultimi anni la soglia di accettazione della violenza – domestica, sessuale e di genere – sembra essersi abbassata, e questo perché se ne parla di più e la si riconosce di più. Conseguentemente, e per fortuna, cresce il numero delle persone che trova il coraggio di chiedere aiuto e che si rivolge quindi con maggior fiducia ai servizi cantonali competenti. “Quello che posso dire dal mio punto di osservazione è che si registra un aumento delle segnalazioni ai Servizi per l’aiuto alle vittime di reati (LAV) a livello nazionale, che si conferma pure in Ticino”, afferma Kim Savoy, collaboratrice scientifica del Servizio LAV, “si tratta di un aumento progressivo, che più che ad un incremento delle situazioni di violenza è probabilmente da ricondurre ad una maggiore visibilità di tali servizi, ambito nel quale è effettivamente stato fatto molto anche a livello federale”.
Al Servizio LAV in Ticino arrivano annualmente 600-700 segnalazioni, di cui circa il 50% riguarda situazioni di violenza domestica. “Per quel che concerne il restante 50% si tratta di altre fattispecie nelle quali un individuo può diventare vittima, termine che, ai sensi LAV, designa ‘qualsiasi persona che ha subìto un reato all’integrità fisica, psichica o sessuale e che a causa di questo ha subìto un danno, una lesione’, come recita l’articolo 1 della legge federale”, spiega Kim Savoy, “per tutte queste vittime – e per chi è a loro vicino – è oggi a diposizione il numero 142”. A quasi sei mesi dalla sua attivazione, i dati raccolti permettono già di tracciare una prima fotografia dei bisogni presenti anche in Ticino. Tali dati mostrano un utilizzo del numero in linea con le aspettative, confermando così l’importanza di un servizio facilmente accessibile, che ascolti, informi ed orienti, senza imporre decisioni immediate. “L’idea è di uscire a novembre con i dati completi sui primi sei mesi di attività, sia a livello cantonale che nazionale”, precisa la collaboratrice scientifica del Servizio LAV, “possiamo comunque già dire che prosegue la tendenza osservata fino a maggio-giugno, quando le chiamate erano state 122, rispettivamente 153 al mese. Oggi siamo infatti sulle 150 chiamate al mese (quindi 5 al giorno), il che è in linea con gli aumenti ipotizzati negli studi nazionali”.
Nella maggior parte dei casi il contatto ha portato ad una consulenza di base per una situazione di violenza; si tratta di 80-100 persone al mese che ricevono così informazioni sulla propria situazione, i propri diritti e le possibilità di sostegno, compreso un eventuale accompagnamento da parte del Servizio LAV. “La quota di intervento di crisi è minima; 1-5 casi al mese, in cui si mette direttamente in atto il collegamento della persona che chiama con la polizia o l’ambulanza oppure si individuano soluzioni di protezione, come l’accesso ad alloggi di emergenza o case protette”, spiega Kim Savoy: “oltre a ciò, vi è poi un terzo livello di risposta previsto per il 142, il triage. Si tratta in questo caso di un numero compreso tra le 25 e le 40 chiamate al mese da parte di persone che non sono vittime di violenza, pur trovandosi in un momento di difficoltà. Persone a cui chi risponde dà un primo ascolto, spiega il ruolo del 142 e fornisce se è il caso informazioni su servizi più appropriati. Infine, dal conteggio mensile, vanno dedotte 10-15 chiamate effettuale per situazioni già segnalate e seguite”. Nei casi di violenza, la maggior parte delle chiamate arriva dalle vittime stesse, donne il più delle volte, anche se capita che a chiamare siano persone di fiducia, come familiari, amici o parenti, ma pure professionisti e testimoni. Un aspetto che conferma come la violenza non coinvolga esclusivamente chi la subisce, ma pure chi gli sta accanto e cerca un modo per aiutare.
Anche se è presto per trarre un bilancio, si può già fin d’ora constatare come la messa in funzione della nuova linea di aiuto alle vittime rappresenti un passo importante per rafforzare l’accessibilità ai servizi di sostegno. “Il 142 ha permesso sia di dare accesso più velocemente ai servizi che si occupano di questa tematica, che di aumentarne la visibilità”, commenta Kim Savoy. Inoltre, le già citate caratteristiche del nuovo servizio – reperibilità 24/24 ore, gratuità e garanzia dell’anonimato – possono rendere un po’ più semplice per le vittime di violenza decidere di chiedere aiuto. “Quando si vive una situazione difficile, segnata da paura, incertezza o vulnerabilità, chiedere aiuto è sempre complicato. Probabilmente chiamare il 142 risulta più facile che chiamare il Servizio per l’aiuto alle vittime, che ha un numero d’ufficio”, commenta la nostra interlocutrice, “chiamando un numero d’aiuto, la tendenza è infatti quella di sentirsi più liberi di dire quello che si vuole e come si vuole, ricevendo però al tempo stesso le informazioni – sui propri diritti e su quello che si può fare – che, nelle situazioni di violenza, soprattutto domestica, spesso mancano”.
Infatti, non è raro che chi chiami non sia alla ricerca immediata di una soluzione concreta e nemmeno intenda intraprendere subito un procedimento penale. In molti casi, il bisogno iniziale è più semplice e allo stesso tempo fondamentale: poter raccontare ciò che sta accadendo, comprendere meglio la propria situazione e orientarsi tra le possibilità disponibili; che è poi quello che intende offrire il servizio di cui stiamo parlando. “In questa fase è molto importante che passi il messaggio che le persone possono fidarsi nel rivolgersi a questo numero; una chiamata al 142 non implica infatti l’avviamento di alcuna procedura. Si tratta di uno spazio di ascolto dedicato alla persona che vive una situazione di violenza; un ponte che permette di arrivare ai servizi specializzati che esistono proprio perché è giusto che chi vive una tale situazione, dall’impatto emotivo e psicologico importante, possa essere accompagnato per attraversarla, nel rispetto dei suoi tempi e delle sue possibilità”, spiega Kim Savoy.
E questo è possibile perché dietro a tale numero non c’è solo – ovviamente – un’infrastruttura tecnica, ma soprattutto delle persone, formate e qualificate, le quali ogni giorno si occupano di situazioni delicate con competenza e discrezione. Persone che, nello specifico, corrispondono alle operatrici del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, per quel che riguarda gli orari d’ufficio, e agli operatori e alle operatrici della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze, nel fuori-orario e le festività.
Per fugare in conclusione ogni dubbio, è bene specificare che, pur essendo composto da sole tre cifre, il 142 non sostituisce in alcun modo i numeri di emergenza. Quello che fa è piuttosto inserirsi in uno spazio intermedio tra l’emergenza e la presa a carico specialistica. In caso di pericolo imminente o bisogno immediato di intervento, occorre quindi continuare a comporre i numeri degli enti di primo soccorso, in particolare polizia e autoambulanze.
