Il mese scorso è stato inaugurato il servizio Job Coaching di Unitas per aiutare le persone cieche e ipovedenti ad accedere al mercato del lavoro e per sensibilizzare le aziende
Trovare un posto di lavoro oggi è difficile per tutti, per cui gli ostacoli da superare in caso di disabilità non possono che essere maggiori. In questo ambito la comunicazione e l’accompagnamento svolgono un ruolo essenziale. A favore delle persone con disabilità visiva è stato inaugurato il mese scorso il servizio Job Coaching di Unitas – Associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana. L’esperienza nell’integrazione professionale di questo supporto mirato, effettuata nel resto del Paese dalla Federazione Svizzera dei Ciechi e deboli di vista (FSC) a partire dal 2018, ha portato alla sua introduzione anche al Sud delle Alpi dove si intende sviluppare un centro di competenza regionale a favore di utenti, datori di lavoro e altri attori coinvolti.
Tiziano Bertolotti: «I momenti difficili ci sono stati, soprattutto quando a 25 anni il tuo lavoro e le tue passioni non sono più praticabili»
Il problema dell’accesso al mercato del lavoro per le persone cieche o ipovedenti è una realtà con la quale Unitas si confronta regolarmente a livello di consulenza, in particolare per quanto riguarda i giovani. La necessità di assicurare un sostegno specifico e di sensibilizzare le aziende parte quindi da situazioni reali nelle quali ci si accorge di come alcuni problemi siano legati alla mancanza di conoscenze da parte dei datori di lavoro. Conoscenze che riguardano da un lato aspetti tecnici (migliorie per le postazioni di lavoro) e dall’altro misure di accompagnamento, in modo da facilitare il processo di integrazione per le nuove assunzioni come pure per il mantenimento dell’impiego di fronte a una progressiva perdita della vista.
Il ruolo centrale dei datori di lavoro
La situazione di una persona cieca e di una ipovedente non è la medesima nemmeno in quanto a percezione da parte della società . La seconda deve infatti fare i conti con una minore o perlomeno meno immediata comprensione da parte della gente che incontra nei diversi contesti di vita. Massimo Rodesino, responsabile del Servizio consulenza di Unitas, osserva che è proprio in questo ambito – progressiva perdita della vista con conseguente condizione di ipovedente – che rientra la maggioranza dei casi. «Con il nuovo servizio, affidato a Claudia Sicher Galbusera e sviluppato a livello nazionale in collaborazione con l’Assicurazione Invalidità (AI), Unitas desidera facilitare il percorso di inserimento lavorativo superando ostacoli concreti ma non insormontabili. Il servizio si concentra su tre ambiti: formazione professionale, ricerca di un impiego, stabilizzazione del posto di lavoro. In tutti questi settori i datori di lavoro rivestono un ruolo centrale e uno degli obiettivi è proprio quello di rafforzare la rete tra istituzioni e mondo del lavoro. Per chi è alla ricerca di un impiego l’accompagnamento include la comunicazione della disabilità nel processo di candidatura, la preparazione di dossier e colloqui, così come il sostegno (esteso all’intero team di lavoro) durante il periodo di inserimento. Abbiamo constatato che per i giovani le difficoltà si presentano sia nella ricerca di un impiego dopo la formazione, sia quando desiderano cambiare occupazione. Unitas segue le persone con disabilità visiva sin dalla più tenera età per tutto l’arco della vita attraverso il Servizio consulenza. Grazie al nuovo servizio, che lavora in stretta collaborazione con l’équipe di Unitas e il Job Coaching della FSC, si colma una lacuna regionale offrendo un sostegno mirato e specialistico che completa l’offerta attuale nella presa a carico in ambito professionale».
Come già evidenziato, in numerosi casi le difficoltà che subentrano sul posto di lavoro coincidono con una perdita progressiva della capacità visiva dovuta quasi sempre a una malattia. «Le persone si sforzano di continuare a svolgere le proprie mansioni pure rendendosi conto di affaticarsi in maniera crescente», afferma il rappresentante di Unitas. «In molti casi l’innovazione è di grande aiuto. Esistono mezzi ausiliari ottici e/o informatici finanziati dall’AI che non vanno a gravare sulle spese del datore di lavoro. Quest’ultimo, grazie alla consulenza di Unitas, può essere informato, capire le esigenze della persona con disabilità visiva e mostrare di conseguenza maggiore flessibilità , perché anche solo un miglioramento dell’illuminazione può a volte bastare per risolvere il problema».
L’esperienza di Tiziano
Al centro dell’attenzione restano le persone cieche e ipovedenti che, come racconta ad «Azione» una di loro, traggono dal sostegno di Unitas un beneficio reale e sovente determinante. A Tiziano Bertolotti, cinquantenne affetto da trent’anni da una rara malattia oculare ereditaria (la Leventinese), la consulenza di Unitas è stata essenziale per intraprendere una nuova formazione e svolgere con piacere ormai da molti anni la professione di massaggiatore medicale presso la Clinica Hildebrand a Brissago. «Potermi riqualificare da fabbro a fisioterapista e in seguito a massaggiatore medicale ha rappresentato una svolta nella mia vita», afferma l’interessato con spirito vivace. «I momenti difficili ci sono stati, soprattutto quando a 25 anni il tuo lavoro e le tue passioni – giocare a calcio e hockey come portiere – non sono più praticabili. Oggi invece mi alzo ogni mattina felice di andare al lavoro dove mi aspettano sull’arco della giornata una dozzina di pazienti. Lo sport lo pratico ancora sotto forma di corsa. Il piacere delle auto, un’altra mia grande passione, lo soddisfo invece con le gare online». Anche Tiziano, al quale è rimasta una visione periferica che gli consente di muoversi senza bastone bianco ma comunque con difficoltà , soffre a volte dell’incomprensione altrui poiché la sua disabilità non è di immediata percezione. «Ho sempre cercato di guardare a quello che ho e non a ciò che mi manca – aggiunge – e il mio atteggiamento può indurre a malintesi. Ci sono poi difficoltà oggettive come i distributori di biglietti digitali, gli imprevisti che non percepisco in tempo, ma punto sempre a trovare una soluzione. Sto bene con il mio cane e sono padre di un ragazzo ormai adulto. La consulente di Unitas è stata un sostegno fondamentale non da ultimo per le questioni amministrative, perché anche se gli aiuti ci sono, non è per niente facile muoversi nel modo giusto per ottenerli».
Job Coaching di Unitas nasce quindi per permettere a un numero sempre maggiore di persone con disabilità visiva di partecipare, come Tiziano, alla vita professionale, contribuendo a una società più inclusiva.
