Una dimora per la Collezione Casamonti

by azione azione
21 Ottobre 2026

Il suggestivo Palazzo San Giorgio di Firenze diventa nuovo centro d’arte

Per la prima volta l’arte del Novecento debutta in grande stile a Firenze con la Collezione Casamonti allestita a Palazzo San Giorgio, sua magnifica sede d’elezione appena inaugurata, con l’obbiettivo dichiarato di condividere con gli Uffizi il cuore degli amanti dell’Arte.

Un sogno ambizioso, ma anche una rivoluzione preparata con cura da Roberto Casamonti, fondatore di Tornabuoni Arte, gallerista e collezionista che spazia dall’antico al moderno e che ha voluto creare una sorta di Museo dell’arte del XX secolo che si spinge sino alla contemporaneità, con opere acquisite in «settant’anni di lavoro e passione, quasi il racconto di tutta la mia vita e della mia ricerca del bello» – ci ha spiegato lui stesso – oltre a costituire «l’anello mancante» del panorama artistico di Firenze.

Così l’ottocentesco Palazzo San Giorgio, ex scuderie di Palazzo Serristori, sulla riva sinistra dell’Arno, che guarda la Firenze monumentale dalle sue undici arcate, rinasce dopo tre anni di restauri e riacquista lo splendore originale grazie allo studio Archea Associati di Marco Casamonti, figlio del gallerista, che vi ha impostato un allestimento museale sullo stile degli Uffizi: un lungo corridoio sul quale si aprono 28 sale, che ospitano le 250 opere della collezione in uno spazio di circa 900 metri quadrati, distribuito su due livelli. Così l’Associazione per l’arte e la cultura-Collezione Casamonti è un vero e proprio tuffo nell’arte del Novecento, tra coloro che ne furono i protagonisti e i vari movimenti artistici, in un confronto continuo di stili, linguaggi e innovazioni; in un alternarsi di nomi famosi e opere del panorama italiano e internazionale disposte in un percorso rigorosamente cronologico, ma anche sentimentale.

Si inizia con i Macchiaioli, con Fattori e con il ritratto che Ottone Rosai fece a Enzo Casamonti in quello studio vicino a Forte Belvedere che per Roberto, il quale all’epoca aveva dodici anni e accompagnava suo padre, fu la scoperta della pittura e l’inizio di una sconfinata passione per l’arte; si continua con Corcos e il bel ritratto della principessa Demidoff, che ci riporta alla Firenze di inizio secolo, meta prediletta delle grandi famiglie russe. Poi si passa al Futurismo con Balla, Severini, Boccioni; alle visioni Metafisiche di Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Filippo de Pisis, solo per fare qualche nome, mentre ci scorrono sotto gli occhi le opere di tanti maestri italiani e internazionali come Salvador Dalì, Joan Mirò, Paul Klee, Kandinsky, Delvaux, Magritte, Picasso, Chagall, Le Corbusier, Marino Marini e ancora Christo, Warhol, Boetti, Pistoletto, Plessi, Basquiat, Cattelan, Vezzoli, in un susseguirsi di immagini e di incontri sempre agognati e che adesso ci riempiono lo sguardo, quasi sino a stordirci.

«Mio figlio mi aveva chiesto di operare una scelta, di studiare una rotazione delle opere in modo da dare ad alcune di queste un maggiore respiro, ma non potevo» – ci ha confessato Roberto Casamonti all’inaugurazione – «Questa collezione mi rappresenta ed erano anni che aspettavo di vederla interamente esposta. E poi non volevo mostre temporanee. I giovani che fanno storia dell’arte qui troveranno quasi tutto ciò che hanno letto sui libri».

Parla al futuro perché la sua ricerca non si ferma, tant’è vero che Bruno Corà, che firma il catalogo, l’ha definita una collezione «dinamica», aperta a integrazioni, o cambiamenti, e Casamonti non esclude niente, tanto meno la possibilità d’imbattersi in quadri più belli, o più rappresentativi, di questo o quel pittore. E forse con la mente va ai suoi grandi amori: Alberto Burri, Lucio Fontana – quest’ultimo presente con diverse opere e del quale fu uno dei primi estimatori; e allora perché negarsi la speranza che l’arte possa riservargli ancora degli incontri cruciali, o qualcuno di quegli «innamoramenti visivi» che sono come le pepite d’oro per un cercatore e che hanno costellato la sua vita?

Mentre c’inoltriamo nell’ultima parte del percorso espositivo, dopo il grande arazzo Tutto di Alighiero Boetti, incontriamo Marina Apollonio, pioniera dell’Optical Art, gli occhi azzurri che sprizzano felicità davanti alla sua opera: Gradazione 15N nero bianco su nero (1966-72), esposta accanto a Vier Zonen (1962-63), una composizione di rettangoli dai colori delicati di Max Bill, del quale ricorda con noi la simpatia e l’amicizia iniziata nei primi anni Sessanta del Novecento a una manifestazione in Svizzera: «Il primo luogo dove il mio talento è stato riconosciuto». Accoglienza indimenticabile per questa artista, figlia del noto critico d’arte Umbro Apollonio, che l’ha osteggiata duramente, deciso a non volere artiste in famiglia, tanto che Marina, come ci ha raccontato, dovette scappare di casa per conquistarsi l’apprezzamento del mondo dell’arte e una bella carriera.

Salutiamo Roberto Casamonti davanti all’imponente scultura dorata di Arnaldo Pomodoro: Il Viaggiatore I (1960), posta quasi accanto a Il grande metafisico (1985) di Giorgio de Chirico, che si stagliano alla fine del percorso, a mo’ di numi tutelari di questa emozionante collezione che s’impone come la grande novità del panorama museale fiorentino e uno degli eventi più importanti del calendario artistico di Firenze in questo autunno 2026.