Il corpo nell’era delle macchine

by azione azione
21 Ottobre 2026

Al LAC di Lugano, la compagnia Aiep rilegge Koppelia, celebre balletto ottocentesco, attraverso la danza contemporanea e le nuove tecnologie

La danza è l’arte che investe radicalmente sul corpo, il quale nella visione contemporanea è come un nuovo centro da costruire in una dimensione multimediale. Precorritrice nel settore, la compagnia Aiep (Avventure in elicottero produzioni) fondata a Lugano nel 1988, vanta un’incessante attività a cavallo fra Svizzera e Italia con un importante respiro internazionale. Una storia che ha consolidato la loro credibilità e autorevolezza negli anni attorno a una visione futuristica della danza contemporanea e del movimento.

Un dettato su cui lavorano e sperimentano da oltre trent’anni la danzatrice, coreografa e pedagoga Ariella Vidach e il videoartista digitale e regista Claudio Prati. Il loro laboratorio ha sede presso la Fabbrica del Vapore di Milano ma ci piace anche ricordare che la coppia artistica, nel 2017, ha ricevuto il Premio speciale di Danza dell’Ufficio federale della Cultura.

Aiep si è sempre mosso nella sua bolla interattiva adottando soluzioni tecnologicamente complesse e all’avanguardia. Già ai suoi inizi con EXP (1996), una delle prime coreografie realizzata utilizzando il sistema di realtà virtuale Mandala System con i danzatori ripresi da due telecamere che elaborano i movimenti proiettandoli su una parete.

Da allora Aiep ha imboccato la via della sperimentazione, una comunicazione tra corpo e macchina utilizzando diverse modalità interattive. Prima fra tutte la tecnologia del motion capture, la «cattura del movimento», grazie a diversi sistemi di programmazione.

Koppelia_giardino 13, spettacolo andato recentemente in scena in prima assoluta sul palco del LAC di Lugano (due serate dedicate a Carlo Somaini, co-fondatore di Aiep scomparso recentemente), è una versione contemporanea di un balletto ottocentesco di Saint-Léon ispirato a un racconto di Hoffmann (Der Sandmann, l’uomo di sabbia) che intreccia l’amore di due giovani con la figura di un mago il cui sogno è quello di creare una bambola che abbia un’anima.

È lo spunto per una rilettura coreografica che rivede la storia inserendovi una figura post-umana capace di rimodellare i confini tra corpo, tecnologia e natura: quella di Ka, un cane-robot che percorre l’impianto scenico, uno sguardo esterno sulla relazione tra umani e tecnologia.

La scena è nuda. Un grande schermo delimita il fondo. Le luci illuminano due corpi uniti da una sorta di abbraccio fra il maschile e il femminile. È un intreccio di movimenti sinuosi che si sciolgono all’apparire della figura femminile. Sullo sfondo si susseguono immagini frenetiche di un mondo in sfacelo fra guerre e cataclismi che lasciano spazio a una natura subliminale e a un profilo femminile, segno di pace e serenità.

Koppelia si avvale di un innovativo sistema di motion capture markerless, un programma digitale in grado di replicare fedelmente il corpo e le espressioni del viso senza l’uso di tute o sensori. Ma questa volta è soprattutto alla danza a cui viene affidato il compito di affiancare con una forte architettura coreografica l’incontro con la dimensione tecnologica in una valenza simbolica più discreta, quasi rarefatta, con le sue immagini, i suoi graffi sonori, le sue visioni ravvicinate. Un disegno coreografico forte guida Koppelia nella sua dimensione femminile autonoma, attiva e sensibile. Un’interpretazione che convince con una danza fisicamente avvolgente e chiara nella struttura narrativa. Applausi per gli interpreti, a cominciare dall’eccellente prova di Sofia Casprini ben coadiuvata da Rafael Candela, Carmine Dipace e Duccio Neri.