Il contributo allo studio dei fossili del Monte San Giorgio del barone Franz Nopcsa, geologo, paleontologo, albanologo e spia dell’Impero Austro-ungarico
Franz Nopcsa von Felsö-Szilvás nacque il 3 maggio 1877 in Transilvania nella contea di Déva, allora parte dell’Impero Austro-ungarico. Passò la giovinezza nella tenuta di Sacel, ove fu il caso ad aprirgli la carriera di paleontologo. Era il 1895 quando la sorella dodicenne, Ilona, trovò alcune ossa nei dintorni della tenuta. Il giovane Franz ne recuperò altre, incluso un cranio. Da allora rivolse i suoi interessi alle scienze naturali. Nel 1903 conseguì il dottorato all’Università di Vienna, ma già tre anni prima pubblicò le ossa scoperte da Ilona attribuendole a una nuova specie di piccolo dinosauro erbivoro: Telmatosaurus transsylvanicus.
Finito il dottorato, affascinato dai racconti di Karl May sulla regione balcanica, intraprese il suo primo viaggio in Albania, inconsapevole che ne sarebbe diventato una figura di rilievo, sia dal punto di vista scientifico sia geopolitico. Lì, nel 1906, conobbe Bajazid Elmaz Doda, con cui condivise il resto della vita. Non fece d’altronde mai mistero della sua omosessualità e del legame con l’amico fotografo.

Franz Nopcsa (a destra) con Bajazid Doda, 1931 ca. (Museo ungherese di storia naturale).
Negli anni successivi, i suoi viaggi nelle remote montagne dell’Albania settentrionale lo portarono a descriverne la geologia ma anche a confrontarsi con leggi e usanze che raccontò in un lavoro di oltre mille pagine. Come riferì lui stesso, era una regione tanto remota che gli uomini occidentali che vi si affacciarono non ne erano usciti vivi. Essere stato colpito da un proiettile o rapito insieme a Bajazid a scopo di riscatto non lo fecero desistere dalla sua ossessione per un Paese ribelle e indipendente che rifletteva i tratti più profondi del suo carattere. Con la dichiarazione d’indipendenza del 1912, l’Albania fu destinata a divenire un principato retto da un aristocratico dell’Impero Austro-ungarico. Nopcsa si candidò per divenirne sovrano, ma gli fu preferito un principe tedesco, Wilhelm von Wied. «La mia Albania è morta» scrisse al collega inglese Smith Woodward.
La Prima Guerra Mondiale era alle porte e Nopcsa la trascorse a suo modo, prima come comandante di un gruppo di volontari albanesi poi come spia dell’Impero Austro-ungarico, passando anni travestito da pastore. Terminata la guerra, nel 1920 la Transilvania fu annessa alla Romania e la famiglia di etnia ungherese perse possedimenti e fortune, eccetto il castello di Sacel. Quando lo stesso anno Nopcsa vi fece ritorno venne accolto dai villici armati di randelli che gli procurarono una frattura alla testa e lo abbandonarono considerandolo morto. Non recuperò mai più la salute, con disturbi nervosi sfocianti in episodi di paralisi.
Nopcsa fu ben più che un nobile eccentrico con un ego pronunciato e tanto tempo libero. Fu eccezionalmente brillante e l’Albania non fu la sua sola passione. La storia della vita lo fu altrettanto.
Fu il primo a usare sezioni di ossa al microscopio per determinare l’età degli animali al momento della loro morte. Riconobbe che le piccole dimensioni del «suo» primo dinosauro (Telmatosaurus), come quelle di altri poi descritti dalla stessa regione, erano da attribuire a nanismo insulare piuttosto che alla giovane età . Oggi è accettato che, 70 milioni di anni fa, Sacel apparteneva effettivamente a un’isola. Riconobbe che alcune differenze nella struttura ossea di esemplari diversi potevano essere attribuite al sesso piuttosto che a specie differenti. Affermò che i rettili volanti come gli pterosauri dovevano essere a sangue caldo come gli uccelli e che questi ultimi fossero derivati da piccoli dinosauri carnivori bipedi.
Con la sua eterodossia, collegò osservazioni derivate da distinti campi scientifici. In un tempo in cui ci si limitava a ricomporre scheletri per i musei, il suo associare sistematica, significato funzionale delle parti anatomiche e ricostruzione dell’intero animale lo resero pioniere assoluto di una nuova scienza: la paleobiologia.
Nopcsa fu brillante anche nello sbagliare. Il suo errore più grande fu legato proprio a un fossile del Monte San Giorgio, Tribelesodon, interpretato nel 1923 come rettile volante. Il materiale proveniente da Besano di cui disponeva era comunque così frammentario che altri non avrebbero osato trarre conclusioni. Solo il ritrovamento di un esemplare completo sul versante svizzero mostrò che si trattava di un rettile acquatico o anfibio, cosa tuttora dibattuta.
Nel 1925 per approfondire gli studi sui tessuti ossei dei rettili fossili, Nopcsa ebbe in dono dal Museo di storia naturale di Milano una lastra lunga 10 centimetri con alcuni resti attribuiti a Mixosaurus, rettile marino molto comune sul Monte San Giorgio. Per i milanesi era materiale di scarto che poteva essere sacrificato per esami osteologici che presuppongono la sezione di ossa e quindi la loro distruzione. La lastra comprendeva alcune costole, una vertebra, una falange e un ilio completo. Fu soprattutto quest’ultimo, l’osso dell’anca, ad attrarre la sua attenzione. Si rese conto di avere davanti qualcosa di mai descritto che gli ricordava i rettili marini Talattosauriformi, esclusivamente triassici ma fino a quel momento sconosciuti dal Monte San Giorgio. Con grande intuito e coraggio, nel 1925 descrisse i frammenti attribuendoli a un nuovo genere e specie che chiamò Askeptosaurus italicus, ove áskeptos significa «non riconosciuto». Il nome per intero suona pertanto come «il sauro italiano non riconosciuto», alludendo al fatto che i paleontologi milanesi non avessero notato il valore scientifico del fossile inviatogli. Gli scavi degli anni successivi portarono alla luce esemplari completi che permisero di confermare l’attribuzione fatta da Nopcsa esattamente un secolo fa sulla base di poche ossa. Askeptosaurus, lungo fino a 3 metri, è effettivamente un Talattosauro con la caratteristica forma da coccodrillo e adattamenti alla vita acquatica come coda compressa lateralmente, cranio lungo e appiattito, narici arretrate a livello delle orbite. Il nuoto per ondulazione laterale permetteva rapidi scatti ma non poteva essere mantenuto a lungo.
Biografi di Nopcsa si sono anche occupati degli aspetti umani dello scienziato in cui ombra e luce coesistevano drammaticamente, fino alla morte avvenuta per suicidio il 25 aprile 1933 dopo aver posto fine anche alla vita di Bajazid.
Molti che lo conobbero lo definirono difficile e arrogante, fino ad avanzare diagnosi di autismo, disturbo bipolare o sociopatia. Non lo sapremo mai. Il suo genio è stato probabilmente troppo spesso oscurato dai comportamenti eccentrici. Nopcsa fu uno dei primi scienziati a guardare ossa vedendovi animali vivi e a cercare risposte a domande che gli altri neppure si ponevano. Nelle sue ultime volontà chiese di essere cremato: l’uomo che passò la vita tra le ossa voleva essere sicuro che le sue non si conservassero.
