Chi fermerà l’overtourism?

by azione azione
7 Ottobre 2026

Da circa quindici anni conviviamo con l’overtourism, l’ultima declinazione del turismo di massa. Ne abbiamo un ottimo esempio a Como, alle porte di casa, anche se i nostri vicini, va detto, non si preoccupano troppo (e, a mio giudizio, fanno male). Molte delle città alle prese con l’overtourism, invece, stanno cercando di porre dei limiti. Mi sono chiesto: con quali risultati, riguardo ai volumi complessivi? Diciamo subito che le diverse misure sin qui introdotte rientrano in due grandi categorie: limitare il numero di visitatori o cercare di modificare il loro comportamento.

Cominciamo dalla prima. Amsterdam è un buon esempio, da anni sta mettendo freni all’espansione degli affitti brevi e nell’aprile 2024 ha vietato la costruzione di nuovi hotel. Questo provvedimento ha contribuito a spingere verso l’alto le tariffe degli alberghi esistenti, ma non ha rallentato la crescita del numero di visitatori. Semplicemente, una parte della domanda si è spostata verso la periferia della città o in comuni vicini, come Zaandam, a circa 15 minuti di treno dal centro.

Qualcosa di simile è successo anche a Venezia. Nell’agosto 2021 la città ha vietato il passaggio davanti a San Marco e attraverso il canale della Giudecca alle navi da crociera superiori a 25mila tonnellate di stazza. Il provvedimento sembra aver funzionato: se nel 2019 erano sbarcati in città 1,6 milioni di passeggeri, l’anno scorso sono stati soltanto 584’284. Ma è in larga parte apparenza. Le navi da crociera attraccano a Marghera o a Trieste, da dove poi i crocieristi vengono a Venezia col treno, e vengono dunque registrati tra gli escursionisti (non a caso in aumento). Senza contare che, secondo alcuni osservatori, c’è persino un effetto paradossale: con meno crocieristi in giro per le calli, la città diventa più attrattiva per altre categorie di turisti.

Venezia ha anche sperimentato una tassa d’ingresso per i visitatori, tra 5 e 10 euro, ma l’aumento delle entrate non ha corrisposto a una riduzione dei numeri, anche per via dell’importo assai modesto, insufficiente per scoraggiare gli interessati.

La situazione è simile a Barcellona. Dopo anni di crescita vertiginosa, nel 2015 la città catalana ha eletto una giunta guidata dal sindaco Ada Colau con un programma di contenimento del turismo di massa. Anche l’attuale amministrazione, in carica dal 2023, vuole ridurre terminal e crociere, ma punta soprattutto a scoraggiare gli affitti brevi: nel 2028 diecimila licenze non saranno rinnovate, restituendo quelle abitazioni al mercato residenziale.

Nonostante queste e altre misure, il numero di visitatori a Barcellona continua a crescere. Nel 2024 la città ha accolto (con poco entusiasmo) 15,6 milioni di turisti. L’anno successivo sono saliti a 16 milioni (ed è stato un anno record sia per l’aeroporto sia per il porto cittadino). Ma i primi dati del 2026 mostrano aumenti ancora più marcati.

Copenaghen invece ha adottato una strategia diversa con il programma CopenPay, che premia i turisti per i loro comportamenti virtuosi. Un esempio? Aiutate nella pulizia mensile del parco Faelledparken di Copenaghen e riceverete gratis un caffè, un gelato o una limonata. Arrivate in città a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici e otterrete l’ingresso gratuito a un concerto dell’Orchestra Sinfonica della Royal Danish Academy of Music.

Lanciato su base stagionale nel 2024, il programma è stato reso permanente dopo oltre trentamila partecipanti. E soltanto il 23% di loro dice di essere stato motivato soprattutto dalla ricompensa, mentre il 48% sottolinea di aver vissuto un’esperienza coinvolgente. Diverse altre città, a cominciare da Berlino e Firenze, hanno imitato Copenaghen proponendo iniziative simili. Nel frattempo, però, i pernottamenti registrati a Copenaghen sono passati da 11,7 milioni nel 2024 a 13,1 milioni nel 2025 (+ 12%). Ma in questo caso l’obiettivo principale non era avere meno turisti, ma incoraggiare comportamenti virtuosi. È un esperimento limitato, ma interessante. Tuttavia una strategia veramente efficace per contenere l’overtourism richiederebbe un livello di coordinamento tra settori e interessi diversi che al momento è forse impensabile.

La conclusione? Sin qui nessuno è veramente riuscito a ridurre stabilmente il numero complessivo dei visitatori di una destinazione molto desiderata. Anzi no, mi correggo: c’è riuscito solo il Covid. Ma forse non abbiamo voglia di ripetere l’esperimento.