Il Canada potrebbe diventare membro associato dell’Ue
Il Canada e l’Ue vogliono intensificare e consolidare i loro rapporti bilaterali. Il tentativo per raggiungere questo obiettivo è in corso da un po’ di tempo ed è stato rivelato dalla presidente della Commissione europea. Nel suo tradizionale discorso sullo Stato dell’Unione, che viene pronunciato ogni anno a metà settembre davanti al Parlamento europeo, Ursula von der Leyen ha dichiarato di volere che il Canada diventi un membro associato dell’Ue. La proposta è stata ben accolta dagli eurodeputati e ha riscontrato subito una reazione favorevole da parte del primo ministro canadese Mark Carney. Un po’ per il suo passato un po’ per le sue scelte politiche, Carney è molto vicino all’Europa. Ha studiato a Oxford, ha una moglie britannica ed è stato governatore della Banca centrale inglese per sette anni. È un pragmatico, favorevole al libero scambio e al multilateralismo e incarna in maniera decisa la resistenza a Donald Trump.
Subito dopo la diffusione della notizia, il presidente americano ha nascosto male il suo disappunto. Ha dichiarato che l’iniziativa eurocanadese potrebbe essere un atto ostile nei confronti degli Usa e che, se così fosse, lui reagirebbe con appropriate misure di ritorsione, con un nuovo aumento dei dazi doganali, addirittura con l’interruzione delle relazioni commerciali con l’Europa. Negli ambienti più vicini a Trump, l’iniziativa è stata letta come la nascita di un asse politico alternativo all’influenza americana.
Ma che cosa significa essere un membro associato dell’Unione europea? Il concetto è autorizzato dai trattati fondatori dell’Ue, ma non è stato ancora definito e quindi non è ancora entrato in vigore. Il Canada potrebbe diventare il primo Stato membro associato. Gli Stati che non sono membri dell’Unione, ma che hanno una forma di associazione con l’Ue, come la Norvegia, la Gran Bretagna e la Svizzera, hanno trovato formule proprie, che consentono di approfondire la cooperazione bilaterale in vari settori, ma che non rispondono a quelli che potrebbero essere i contenuti del nuovo concetto.
L’Ue e il Canada vantano numerose convergenze che spingono a lavorare insieme. I due partner hanno legami storici e culturali: il Québec è francofono e i canadesi, pur essendo in maggioranza anglofoni, difendono la lingua francese; la Francia conserva il minuscolo arcipelago di Saint-Pierre e Miquelon a sud di Terranova; il capo dello Stato canadese è re Carlo III d’Inghilterra. I due partner sostengono la libertà di scambio e sono impegnati nella difesa della democrazia occidentale, minacciata dalle dittature, dagli autoritarismi e dalla sempre più probabile assenza della protezione militare americana. Entrambi sono alle prese con le minacce tariffarie che arrivano dalla Casa Bianca a un ritmo sostenuto, perlopiù legato all’evoluzione della situazione politica in varie regioni del mondo.
Economia prima di tutto
Il Canada realizza il 75% dei suoi scambi con gli Usa, per un totale di circa 600 miliardi di euro l’anno. Gli scambi con l’Europa ammontano a circa 130 miliardi di euro. La dipendenza dal mercato americano è dunque molto forte. Mark Carney vorrebbe ridurla e crearsi uno spazio di scambi sul mercato unico europeo. Un nuovo statuto in seno all’Unione europea potrebbe agevolare questa scelta e renderla almeno parzialmente possibile. L’Ue ha un gran bisogno di risorse minerarie, che il Canada dispone in gran parte. Sono risorse importanti per lo sviluppo di settori strategici come la difesa, l’energia, la produzione di batterie e semiconduttori. Risorse che farebbero comodo all’industria e all’economia europea.
Il Canada e l’Unione europea hanno già un accordo di libero scambio: il CETA. È stato firmato nel 2016, ma ci sono ancora dieci Stati europei, tra cui l’Italia e la Francia, che non l’hanno ancora ratificato. All’inizio il principale ostacolo erano le importazioni di derrate alimentari dal Canada, contro le quali si erano schierati gli agricoltori europei. Adesso la situazione è meno tesa e le ratifiche mancanti potrebbero avvenire in poco tempo. Forse è necessario, perché è difficile immaginare che i Paesi membri dell’Ue che non hanno ancora ratificato l’accordo di libero scambio con il Canada accettino di approvare per questo Paese lo statuto di Stato membro associato.
Ad ogni modo sarà interessante seguire la trattativa tra l’Unione europea e il Canada, e valutarne i risultati. Il Canada non vuole essere il 51. Stato americano. L’ha dimostrato di fronte alle ambizioni aggressive di Trump, che a un certo punto ha minacciato anche di procedere all’annessione del Canada. Non vuole però neanche essere il 28. Stato dell’Unione europea. Difende con determinazione la sua indipendenza e la sua sovranità . I risultati della trattativa riveleranno fin dove il Canada è disposto a lasciarsi integrare in seno all’Ue. Dal canto suo, l’Unione europea è stata concepita e costruita per gli Stati europei. La geografia ha posto e pone tutt’ora dei limiti. Il Canada è situato sull’altra sponda dell’Atlantico e nonostante i forti legami storici, culturali ed economici che intrattiene con il Vecchio Continente, non è una parte integrante dell’Europa. Il primo momento interessante di questa trattativa l’avremo alla fine del mese di ottobre, a Montréal, quando si terrà un vertice tra le due parti. È possibile, forse probabile, che l’Ue il Canada presenteranno allora i primi passi concreti del percorso che intendono fare e che dovrebbe portarli alla definizione e all’approvazione dello statuto di membro associato dell’Unione.
