Quelli che… le vacanze

by azione azione
30 Settembre 2026

Quelli che…, per farsi un selfie con il ghiacciaio sullo sfondo, fanno un passo indietro e cadono nel burrone.

Quelli che, per ringraziare gli otto della catena umana che l’hanno tirato fuori dal burrone, li invita a cena.

Quelli che scoprono che gli otto si sono portati dietro la famiglia.

Quelli che, all’arrivo del conto, ordinano: riportatemi nel burrone.

Quelli che per arrivare in cima al Gran Paradiso indossano gli infradito e finiscono in un crepaccio.

Quelli che, per pagare l’elisoccorso che viene a salvarli, devono accendere un mutuo.

Quelli che «facciamoci un selfie» appena ci siamo seduti a tavola al ristorante.

Quelli che «guardate qui e sorridete. E alzate i calici».

Quelli che «facciamo ancora un selfie da mandare a zia Lucia, sola in casa e immobilizzata a letto».

Quelli che «firmiamo la petizione al papa perché dalla lista dei santi disoccupati ne prenda uno e lo faccia santo protettore dei selfie».

Quelli che, turisti in una città d’arte, «compriamo qualcosa da portare a casa da regalare ai parenti e agli amici». Dopo ore di discussioni, finiscono per comprare pacchi di «strangulli», una pasta di grano etrusco a forma di fibule o di armille, quattro ore di cottura.

Quelli che hanno imparato una parola nuova e ogni scusa è buona per usarla: «È un’impresa oggigiorno evitare l’overturism. Io ho chiesto consiglio a ChatGPT: segnalami un posto immune da overturism. In trenta secondi mi ha dato la risposta. Mi ha dato l’indirizzo di un bed and breakfast ad Alzate Brianza, con la certezza matematica di non trovare turisti. Alle finestre ci sono i doppi vetri perché lì vicino c’è un aeroporto. Ma ha fatto di più: Chat GPT ha prenotato i posti a nome mio, dandomi gli estremi del bonifico da inviare all’agenzia».

Quelli che scelgono la località dove andare in vacanza solo se c’è un festival. Ce n’è per tutti i gusti. In Trentino a fare i canederli (allo speck, al formaggio, agli spinaci). Sei obbligato a mangiarli mentre ti fanno un selfie. Oppure in Sardegna, nel Sulcis, dove invece di fare i bagni in mare, puoi esercitarti per otto ore al giorno, con un maestro che ti insegna a suonare le launeddas, anche se lui ha impiegato dieci anni per imparare.

Quelli che organizzano le gite. Prenotano ristoranti o rifugi, decidono quanti chilometri percorrere. Sono dei piccoli tiranni, metterebbero i dissidenti al muro. Se durante gli spostamenti qualcuno non ce la fa più, non esitano a mollarlo («dopo ti passiamo a prendere»). Pensi: «Almeno quando saremo al ristorante potrò fare di testa mia». Nossignore: «Per non sprecare tempo ho ordinato un menù tipico per tutti. Se qualcosa non vi garba potete ordinare pomodori e mozzarella».

Quelli che programmano per tempo le vacanze, che prima di scegliere una località si informano, navigando ore e ore sui siti dedicati al turismo: tutte notizie da annotare per ricavare punteggi da inserire in tabelle comparative.

Quelli che intervistano a lungo e separatamente amici e conoscenti che già sono stati in quei luoghi.

Quelli che, scelta la località e la soluzione abitativa, per non farsi sorprendere dal caso e dagli imprevisti che sono sempre in agguato, prenotano tutto.

Quelli che prenoterebbero anche il caffè (lungo e macchiato caldo), l’aperitivo (prosecco di Valdobbiadene) e il gelato (limone, fragola e cioccolato) da prendere nel tale bar, alla tale ora del tale giorno.

Quelli che prenoterebbero anche la panchina del lungomare dove andarsi a sedere.

Quelli che all’alba percorrono chilometri per arrivare all’unica edicola rimasta aperta nel raggio di 100 km per scoprire che l’ultima delle quattro copie cartacee del loro quotidiano è già stata venduta.

Quelli che, un mese prima della partenza, iniziano a collezionare disastri: non c’è frana che sfugga alla loro attenzione. Ritagliano articoli e li dividono per argomento: blocchi stradali per manifestazioni di protesta, code chilometriche, blackout della corrente elettrica, scioperi del personale viaggiante, intossicazioni alimentari, proliferazione delle alghe e delle meduse urticanti, trombe d’aria, naufragi dei battelli carichi di turisti.

Quelli che, come voi carissimi lettori di «Azione», sono in grado di godere in pieno le loro vacanze, anche se ormai l’estate è finita, e accolgono con piacere i nostri più affettuosi pensieri.