Un Mozzi tira l’altro

by azione azione
16 Settembre 2026

Alessandria. Dieci di mattina. Scendo dal treno. Nel sottopassaggio c’è un uomo alto e stempiato con in mano un foglio. Sul foglio c’è scritto, bello grande: «MOZZI». Non riesco a fare a meno di guardarlo. L’uomo se ne accorge.

«Buongiorno», mi dice. «Lei è Mozzi?».

«Sì», dico.

«Mi hanno mandato a prenderla», dice l’uomo alto e stempiato. «Piacere, Romanengo».

Ci stringiamo la mano.

«Ho la macchina qui fuori», dice Romanengo.

«Ma lei è sicuro che sta aspettando proprio me?», dico.

Si avvicina un tipo tarchiato, con impermeabile e valigetta.

«Buongiorno», dice.

«Buongiorno», gli diciamo io e Romanengo.

«Sono Mozzi», dice il tipo tarchiato.

«Mozzi è lui», dice Romanengo, indicandomi.

«Io sono Mozzi», dice Mozzi.

«Anch’io», dico.

«Mi hanno detto che mandavano qualcuno a prendermi», dice Mozzi.

«Allora è lui che aspettava», dico a Romanengo.

«Non capisco», dice Romanengo. «Chi di voi due devo portare all’albergo?».

«Io non ho bisogno di albergo», dico. «Vivo qui. Ho una casa».

«Ma allora, scusi», dice Mozzi, «che cosa stava cercando di fare?».

«Niente», dico. «Il signor Romanengo mi ha chiesto se sono Mozzi, e io gli ho detto di sì».

«E perché lo ha fatto?», dice Mozzi.

«Perché è vero. Mi chiamo Mozzi», dico. «Giulio Mozzi»

«Aaah», dice Romanengo.

«Quel Giulio Mozzi?», dice Mozzi. «Lo scrittore?».

«Sì», dico. «Per caso anche lei scrive?».

«No», dice Mozzi. «Io commercializzo materie prime per la produzione di prodotti cosmetici per il capello».

«Una professione interessante», dico.

«Meno di quel che si possa pensare», dice Mozzi.

«Sarà qui per la ditta Paglieri», dico.

«Precisamente», dice Mozzi.

«Signori Mozzi», dice Romanengo.

«Sì?», diciamo Mozzi e io.

«Devo portare all’albergo uno di voi due», dice Romanengo. «Fatemi capire quale».

«Lui», dico indicando Mozzi.

«A lei serve un passaggio?», dice Mozzi.

«Qual è l’albergo?», dico a Romanengo.

«Alli Buoi Rossi», dice Romanengo.

«In centro», dico.

«Se vuole», dice Mozzi, «le possiamo dare un passaggio». A Romanengo: «Non è un problema, vero?».

«Non so», dice Romanengo. «Si aspettano un Mozzi, e io gliene porto due».

«Ma poi lui se ne va per i fatti suoi», dice Mozzi.

«Certamente», dico.

«Però», dice Mozzi. «Le andrebbe di essere mio ospite a cena?».

«Addirittura», dico.

«Sono un commerciante, ma amo la letteratura», dice Mozzi. «Ho letto alcuni suoi libri. Mi sono sempre domandato se per caso non fossimo parenti».

«Lei di dov’è?», dico.

«Pavia», dice Mozzi. «Ma mio padre era di Montagnana, Padova».

«Mio nonno paterno era di lì», dico.

«Chiedo scusa», dice Romanengo. «Vogliamo andare?».

«Andiamo, andiamo», dice Mozzi. A me: «Su, venga con noi».

In due minuti siamo al parcheggio, nella Volvo grigia di Romanengo.

«Però poi, quando arriviamo», dice, «gli spiegate voi a quale Mozzi devono dare la camera, vero?».

«Non si preoccupi», dice Mozzi. A me: «Allora, per la cena?».

«Volentieri», dico. «La raggiungo all’albergo verso le otto?».

«Anche le otto e mezza», dice Mozzi. «Il meeting finisce alle sette, e poi vorrei almeno fare una doccia».

«Bene», dico. «Ma, mi scusi: il suo nome di battesimo?».

«Ah già», dice Mozzi. «Venanzio». Sorride. «Venanzio Mozzi. Ma tutti mi chiamano Gino».

Ci stringiamo la mano.

«Venanzio era il secondo nome di mio padre», dico.

«La nostra parentela diventa sempre più probabile», dice Gino Mozzi.

«Non importa se siete parenti», dice Romanengo. «Io devo consegnare all’albergo un Mozzi solo».

«Lei si sta creando un problema che non esiste», dice Gino Mozzi. «Ciascuno di noi due sa benissimo quale Mozzi è».

«Il problema è che non lo so io», dice Romanengo. «Almeno mi avessero dato il nome».

«Le hanno dato solo il cognome?», dico.

«Che cosa ho detto?», dice Romanengo.

«Ci sono seicentoquarantanove famiglie Mozzi, in Italia», dice Gino Mozzi.

«E lei come fa a saperlo?», dice Romanengo.

«Cognomix», dice Gino Mozzi. «Un sito specializzato».

«Quindi ci sono altri seicentoquarantasette Mozzi in giro», dice Romanengo. «Che casino. Speriamo bene».