In futuro da dove arriverà il nostro cibo?

by azione azione
9 Settembre 2026

L’iniziativa sull’alimentazione chiede meno importazioni di generi alimentarie una maggiore autosufficienza

Sono pochi gli argomenti che ci toccano tanto quanto ciò di cui ci nutriamo. Con l’iniziativa sull’alimentazione in votazione il prossimo 27 settembre si deciderà cosa mangeremo in futuro e le direttive che la Confederazione dovrà applicare per la produzione di generi alimentari.

Con l’iniziativa «Per un’alimentazione sicura – mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita (Iniziativa sull’alimentazione)», gli iniziativisti intendono dare un orientamento nuovo all’agricoltura. A loro avviso la Svizzera dipende troppo dai generi alimentari esteri. L’iniziativa intende inoltre ridurre i problemi ambientali legati all’agricoltura.

L’iniziativa chiede che la Svizzera produca più generi alimentari. Attualmente i contadini svizzeri riescono a coprire appena la metà della domanda. Il grado di autosufficienza dovrebbe invece salire almeno al 70 percento.

Al fine di raggiungere questo traguardo, agricoltrici e agricoltori dovrebbero produrre meno derrate alimentari animali e più derrate vegetali; dunque, meno carne di manzo, e al suo posto più cereali e frutta. Oltre a ciò dovranno essere più attenti alla protezione di suolo, biodiversità e acqua potabile.

Per la messa in atto Confederazione e Parlamento hanno dieci anni di tempo.

Pro
Cosa sostengono i favorevoli

L’iniziativa è sostenuta dall’attivista ambientalista Franziska Herren e dall’associazione «Acqua pulita per tutti». Oltre al comitato, sostengono l’iniziativa i Giovani Verdi e gruppi minori come le Anziane per il clima. Ad accomunarli vi è la preoccupazione che in caso di crisi – ad esempio se dovessero chiudere le dogane o interrompersi i flussi di fornitura – la Svizzera non sarebbe in grado di nutrire a sufficienza la propria popolazione. In tempi difficili come quelli attuali si reputa sensato produrre più derrate alimentari nel proprio Paese. Ciò richiederebbe uno spostamento importante dalle derrate alimentari animali a quelle vegetali. Secondo i favorevoli le superfici coltivabili della Svizzera potrebbero essere sfruttate in modo più efficiente se vi venisse prodotto più grano destinato agli esseri umani che non per gli animali da allevamento.

Di questo approfitterebbero anche suolo e acqua potabile: oggi, attraverso letame e fertilizzanti si producono quantità importanti di azoto e fosforo. Questi ultimi diminuirebbero considerevolmente se ci si concentrasse su un’agricoltura orientata a prodotti alimentari vegetali.

I favorevoli all’iniziativa sottolineano come l’intento non sia quello di eliminare i generi alimentari di origine animale, bensì di praticare un’agricoltura più sostenibile ed equipaggiata per il futuro.

Contro
Cosa sostengono i contrari

Consiglio federale, Parlamento, così come PS, PVL, Centro, PRL e UDC respingono l’Iniziativa alimentare. I delegati dei Verdi hanno dato libertà di voto, poiché condividono l’orientamento dell’iniziativa ma non la sua messa in pratica. Il fronte del no è capeggiato dall’Unione svizzera dei contadini. Anche le associazioni ambientaliste Pro Natura e Greenpeace si sono distanziate dall’Iniziativa per motivi politici.

Di base molti contrari condividono l’analisi del problema, ma non le soluzioni proposte. Secondo molti una percentuale di autosufficienza del 70 percento non è realistica. Il tentativo di raggiugere questo traguardo richiederebbe importanti interventi da parte dello Stato nell’agricoltura, nel settore agroalimentare e nel comportamento dei consumatori.

L’Iniziativa richiede una riduzione del bestiame: maiali e polli verrebbero quasi dimezzati. Gli oppositori mettono in guardia: una diminuzione della produzione di carne e latte a fronte di una domanda invariata, richiederebbe un aumento delle importazioni. Per evitare ciò, la Confederazione dovrebbe gestire i consumi attraverso tasse o restrizioni delle importazioni. La conseguenza: più burocrazia e generi alimentari più costosi. I prodotti alimentari diventerebbero un bene di lusso.

Secondo alcuni oppositori vi sarebbe anche un conflitto di obiettivi: un tasso di autosufficienza maggiore si può raggiungere solamente coltivando superfici oggi riservate alla biodiversità.