Tutto a posto. Ma non era un falso problema

by azione azione
9 Settembre 2026

Alla resa dei conti sono state due serate tutto sommato tranquille. Nella sfida tra Lugano e Maccabi Tel Aviv, il calcio ha prevalso su tutti gli aspetti collaterali. In primo luogo perché all’AIL Arena si sono presentati pochi supporters della squadra israeliana. Nulla a che vedere con l’orda di esagitati, che in precedenti occasioni si era distinta per la sua violenza. Sul fronte opposto, solo duecento persone hanno accolto l’appello a partecipare a una manifestazione di protesta esteso via social media da alcune organizzazioni pro Palestina. Le forze dell’ordine, da giorni impegnate nell’allestimento di un adeguato dispositivo di sicurezza, hanno vissuto una serata meno impegnativa rispetto, ad esempio, a un normalissimo derby tra Lugano e Ambrì-Piotta.

In dialetto si direbbe: femas ul segn da la crus cul gumbat! Se al seguito del Maccabi fossero arrivati duemila tifosi e i manifestanti fossero stati molti di più, il rischio guerriglia urbana sarebbe stato tutt’altro che remoto.

Credo che si debba riflettere in tempi brevi sull’opportunità di organizzare eventi sportivi che coinvolgono squadre israeliane. Personalmente, non sono un fan delle sanzioni contro atleti e squadre che, spesso, non hanno responsabilità dirette per i presunti o reali crimini perpetrati dai loro governi. Tuttavia, dal momento che il mondo dello sport ha deciso che queste sanzioni hanno una funzione deterrente, ritengo corretto che le si applichi con coerenza.

Gli atleti russi stanno pagando da quattro anni un pedaggio pesantissimo. Migliaia di giovani si sono visti annientare la speranza di una carriera, il sogno della gloria e della sicurezza economica, indipendentemente dalla loro adesione o meno ai progetti politici del loro Paese. Da più parti ci si interroga sulle ragioni per le quali le grandi organizzazioni sportive non abbiano previsto alcuna sanzione nei confronti di club e atleti israeliani. Sostenere che la Russia sia un aggressore e Israele una vittima, è una semplificazione pericolosa. Non si giustificherebbe, ad esempio, lo svolgimento della Coppa del Mondo di calcio negli Stati Uniti, aggressori dell’Iran, con tanto di beatificazione del loro presidente.

Nei giorni precedenti la sfida tra Lugano e Maccabi, il vice sindaco di Lugano, Roberto Badaracco, in un’intervista alla RSI ha posto l’accento su quello che, secondo me, è l’aspetto centrale del tema: «questa partita non si sarebbe dovuta giocare».

FIFA e UEFA, contrariamente a quanto stanno facendo il CIO e altre federazioni, continuano a mantenere una linea dura nei confronti dello sport russo. Quanto a quello israeliano, la mano morbida è stata giustificata dal fatto che nel Medio Oriente «la questione è insolita e altamente complessa nell’ambito del diritto internazionale». Chi mi traduce, per cortesia? Non parlo il politichese.

Il presidente dell’UEFA Alexander Ceferin, è stato molto solerte, nelle scorse settimane, nel lanciare una campagna contro Gianni Infantino, suo omologo alla FIFA. È per contro meno attento nei confronti di ciò che avviene nel suo ambito di competenza. Se non se la sente di sanzionare Israele, potrebbe e dovrebbe quanto meno riflettere sull’ipotesi di appellarsi a clausole d’urgenza, prima che ci scappi il morto. Ad esempio, lo scorso anno, l’ultima tappa della Vuelta di Spagna, è stata annullata per ragioni di sicurezza, con il beneplacito dell’Unione Ciclistica Internazionale che ha assecondato gli organizzatori di ASO, gli stessi che reggono le sorti del Tour de France. A Madrid, la carovana sarebbe stata accolta da un oceano di oltre centomila manifestanti pro Palestina.

La questione è aperta. Di eventi sportivi come la recente sfida dell’AIL Arena tra Lugano e Maccabi di Tel Aviv, ce ne saranno ancora. Non mi stupirei se in tempi brevi il mondo del calcio seguisse l’onda del CIO e aprisse le porte alla Russia. Non per convinzione, ma per puro opportunismo. Tuttavia, fino all’auspicabile parificazione delle sanzioni, e soprattutto fino al chiaro e definitivo stop delle situazioni di conflitto, nella mente di chi governa la nave dovrebbe essere sempre accesa la luce della responsabilità civile nei confronti di attori e spettatori. Altrimenti, a farne le spese, sarà sempre lo sport. Se all’AIL Arena, invece del Maccabi, fossero scesi il Monaco o il Panathinaikos di Atene, le tribune sarebbero state gremite. E per tutti sarebbe stata una festa meravigliosa.