GEA ridisegna Lugano nei carnet di viaggio

by azione azione
9 Settembre 2026

Fino al 15 settembre, 189 opere firmate da quindici Urban Sketchers Ticino resteranno esposte nel Patio del Palazzo Civico, e saranno accompagnate da incontri e laboratori

«Il mondo non diventa più bello perché lo disegno. Lo disegno per capire che è bello». Così Philippe Chappuis, in arte Zep, fumettista e illustratore svizzero romando ha scritto in merito ai carnet. E detto dall’autore di Titeuf è anche un buon modo per ricordare che fra fumetto, illustrazione e carnet de voyage i confini sono meno netti di quanto sembrino. Proprio su questo territorio di mezzo si muove la terza edizione di GEA Art Fest, che dal 7 al 15 settembre porta nel Patio del Palazzo Civico di Lugano 189 opere realizzate da quindici artisti dell’Urban Sketchers Ticino che compongono un racconto disegnato della città e del territorio. Cristina Rogna Manassero, direttrice artistica della manifestazione e direttrice generale di InnovaComiX, spiega che cosa succede quando un luogo, anziché essere semplicemente fotografato, viene vissuto e osservato abbastanza a lungo da diventare disegno.

Cristina Rogna Manassero, GEA cambia forma a ogni edizione, pur restando concentrato sul rapporto con il territorio. Qual è l’idea di fondo che tiene insieme questi diversi sguardi?
GEA è un po’ come un caleidoscopio che cerca di restituire un’immagine di Lugano da tanti punti di vista. Il primo anno abbiamo lavorato su fiabe e visioni dell’ambiente che circonda Lugano; il secondo, abbiamo raccontato storie legate a luoghi della città attraverso tavole autoconclusive di fumettisti; quest’anno, invece, abbiamo gli Urban Sketchers, un nutrito gruppo di artisti che descrive Lugano soffermandosi su particolari o suggestioni sempre molto personali. Per cui il nostro focus resta la descrizione dell’ambiente in cui viviamo.

A cambiare è il filtro dell’artista, ed è questo l’aspetto più interessante, nonché il motivo per cui esiste una direzione artistica: guardare ciò che ci circonda attraverso tante lenti d’ingrandimento differenti, legate alla visione personale, perché no?, alla capacità artistica e anche al vissuto di chi osserva la città. Un bambino, per esempio, avrà una visione, diciamo, fino a un metro e mezzo; un adulto magari ne avrà una più ampia, più cosciente degli spazi che lo circondano. E poi conta anche la propria fisicità: avere o non avere la patente, muoversi in bicicletta, essere leggermente claudicante e quindi avere un passo più lento, insomma. La dimensione umana, in questo senso, è sicuramente la lente più interessante.

Lugano, quindi, non solo come cornice, ma nucleo del festival. Perché concentrarsi sulla città, invece di allargare lo sguardo?
Perché secondo noi Lugano è un luogo ricco di storie che, con il tempo, rischiano di scomparire dalla memoria delle persone che camminano per le nostre strade. E per amare di più un luogo, rispettarlo maggiormente e averne maggiore cura bisogna, secondo me, conoscerlo e creare con esso un legame di tipo affettivo.

Attraverso il talento delle persone questo avviene più facilmente, in maniera più naturale. Raccontare una storia, sapere perché in un certo punto c’era una targa, chi ha vissuto in un determinato luogo o come quel luogo sia stato vissuto può diventare un modo per conoscerne la storia. Oppure, per poter dire al cugino che arriva da lontano che la propria città è bella e che ha anche un vissuto.

C’è quindi una dimensione didattica, una personale e poi c’è proprio un perché più ampio: far vivere la città in maniera più armonica. E per questo c’è anche un altro aspetto per noi importante: gli incontri con il pubblico e le attività sono gratuiti, fatta eccezione per alcuni workshop. È proprio un modo per aprire GEA il più possibile al pubblico e cercare di offrire nuove visioni alle persone.

Quindi il festival ruoterà attorno ai quindici Urban Sketchers Ticino autori delle opere?
In realtà sono molti di più. Quella ticinese è solo una sezione di un movimento molto più ampio, e durante il festival arriveranno persone da Milano, Torino, dal nord della Svizzera e da altre città. Sabato pomeriggio ci sarà proprio un momento d’incontro aperto agli Urban Sketchers di altri club, ma anche ai cittadini che avranno voglia di unirsi e iniziare a disegnare. In fondo basta poco: un foglio di carta, un taccuino, una molletta da bucato per tenere fermo il foglio, una matita…

Sempre sabato 12 settembre, ci sarà anche una maratona guidata da Dario Galimberti, architetto e narratore, che partirà dal Municipio e arriverà fino al Sassello attraverso quattro tappe. In ogni punto verranno aperti luoghi particolari o proposti scorci meno evidenti di Lugano, mentre lui racconterà che cosa c’era lì, com’era fatto quel luogo, che storia aveva. Quelle suggestioni verranno poi disegnate dai partecipanti. I carnet che nasceranno da questa esperienza porteranno immagini e memorie di Lugano anche nei ricordi di persone che arrivano da altre città. È un mezzo pazzesco per far viaggiare la sua immagine.

La parte più interessante, però, è far emergere artisti che non sono professionisti e che qui si espongono all’interno di quella che finisce per diventare una grande opera collettiva.

Gea nasce nell’orbita dell’Associazione La Nona Arte e di InnovaComiX, eppure qui non si parla di fumetti, ma di taccuini. Qual è il confine fra illustrare e raccontare?
È una domanda sulla quale si potrebbe fare un grande simposio. Basti pensare che il fumetto moderno ha uno dei suoi padri proprio in uno svizzero, il ginevrino Rodolphe Töpffer, che già nell’Ottocento mise insieme immagine e parola per raccontare. Con il carnet de voyage arriviamo invece al racconto del territorio e alla sua memoria, che si fondono con il vissuto della persona che disegna.

La cosa interessante è che con un’immagine si può raccontare moltissimo, così come con le sole parole non sempre si riescono a restituire tutte le informazioni, soprattutto quelle emotive. La nona arte mette insieme proprio questi due elementi: il segno, quindi l’immagine, e la parola. Il fumetto comunica attraverso entrambi e in questo modo riesce a parlare a pubblici molteplici. Anche GEA, questa volta, racconta: racconta l’emotività legata ai luoghi attraverso lo sguardo di quindici artisti.

Perché proprio gli Urban Sketchers?
È una collaborazione nata quasi per caso. L’anno scorso, durante GEA 2025, ho conosciuto alcune persone degli Urban Sketchers che erano venute a visitare il festival. Abbiamo cominciato a parlare e ci siamo accorti che il fattore umano e quello artistico erano entrambi imprescindibili. Da lì è nata la proposta al gruppo.

Come direttrice artistica, in che modo ha selezionato le 189 opere in mostra?
La prima selezione l’ha fatta, banalmente, lo spazio a disposizione: il Patio del Municipio non è infinito, e questo è già un bel setaccio. Gli Urban Sketchers Ticino sono molti di più di quelli presenti a GEA 2026; i quindici coinvolti sono fondamentalmente quelli che hanno aderito al progetto e poi, piano piano, hanno iniziato a presentarmi le loro visioni di Lugano. Alcune le ho accettate, altre no; alcune mi sono sembrate particolarmente originali e interessanti. Alla fine, ne abbiamo scelte 189.

Come avete evitato la semplice successione di belle vedute di Lugano?
Perché ogni artista ha raccontato una storia, soffermandosi su un dettaglio o andando a cercare un particolare. Per come sono stati costruiti i carnet, alla fine non ne viene fuori una successione di vedute, ma un racconto della città.

Il carnet de voyage nasce per registrare ciò che si vive in un altrove. Ma qui gli Urban Sketchers hanno disegnato la città in cui vivono…
La letteratura ci insegna che il viaggio non è soltanto quello del corpo, ma anche quello della mente. Lo si può fare lasciandosi rapire da ciò che si ha davanti, magari da un palazzo o da un’immagine, fermandosi a sentire le proprie emozioni. È anche questo: stare, rallentare, guardare e dedicare del tempo a qualcosa di altamente creativo.

Nel disegno dal vero la selezione avviene, sì, attraverso l’inquadratura, ma passa anche dal tempo, dalla mano, dall’occhio. Quanto conta, nel racconto di Lugano, ciò che il disegnatore sceglie di lasciare fuori?
Moltissimo, perché non si tratta solo di sedersi su un gradino e disegnare una piazza, per dire. Ogni luogo ha un suo modo di accogliere e anche di escludere persone, cose, aspetti. E ciò che escludi è banalmente molto legato al tuo vissuto: a ciò che non ti piace, a ciò che rifiuti, a ciò su cui invece ti focalizzi più facilmente. È un’alchimia molto personale, legata alla visione della vita che ciascuno ha.

Mettendo insieme questi quindici sguardi, che Lugano emerge?
Una Lugano molto dinamica, con cose del futuro, cose dimenticate, cose appena abbattute, ma soprattutto una Lugano del cuore, fatta di persone e storie vere, e tracce lasciate nel tessuto della città.

L’elemento più importante è l’equilibrio che gli Urban Sketchers riescono a trovare fra le proprie impressioni personali, un vissuto, un racconto e un luogo che magari guardano per la duecentomilionesima volta, ma che, quando quel luogo ha una storia da raccontare, diventa molto interessante.

E dopo la mostra, che futuro avranno le 189 opere?
La maggior parte delle opere esposte verrà venduta, anche durante la mostra; le altre torneranno ai loro autori. Ma GEA non finisce al Municipio: il progetto dà già appuntamento al 25 febbraio 2027, sempre a Lugano: questa mostra sarà infatti riproposta durante InnovaComiX.