Il lago di luce di Helidon Xhixha

by azione azione
9 Settembre 2026

Le sculture dell’artista albanese animano il Gambarogno

Limpida, morbida e mutevole: così è la luce che si diffonde nella porzione ticinese del Lago Maggiore. È una luce che definisce l’atmosfera di questo luogo modulandola e conferendole consistenze sempre diverse. Bianca e soffusa al mattino, rischiara le montagne circostanti regalando tonalità trasparenti e pulite. Verso il mezzodì si fa più intensa, facendo risplendere le acque lacustri di un azzurro vivo in un’infinità di riflessi brillanti. Al tramonto, poi, accende il cielo e il lago di colori caldi, restituendo il paesaggio sotto forma di una miriade di schegge dorate.

I bagliori del Verbano non potevano non affascinare Helidon Xhixha, artista tra i più affermati della scena contemporanea che proprio del rapporto con la luce ha fatto il fulcro attorno a cui far ruotare la sua intera ricerca. Per lo scultore albanese, nato a Tirana nel 1970 e formatosi tra Milano e Londra, l’obiettivo primario è riuscire a infondere un’anima alla materia, così da poter concretizzare la sua visione dell’arte plastica come negazione della stasi. E cosa, meglio della luce, può interagire con la materia vivificandola con la sua potente energia?

Non è dunque un caso che Xhixha sia sempre stato attratto dagli elementi che riescono a instaurare uno stretto rapporto con la luminosità dell’ambiente naturale. Tra questi, il prediletto è l’acciaio inox, che l’artista lucida a specchio per far sì che diventi una superficie dinamica in grado di riverberare la luce e catturare il mondo circostante. Le sculture di Xhixha, spesso di dimensioni monumentali per amplificare l’effetto di fusione con lo spazio che le accoglie, si trasformano così in materia fluida e palpitante: tra increspature e levigature, pieghe e curvature, convessità e anfratti, vengono percorse da improvvisi fulgori alternati a zone d’ombra, generando giochi di riflessi che le rendono microcosmi in costante evoluzione capaci di alterare e moltiplicare il paesaggio.

Dall’incontro tra le guizzanti creazioni di Xhixha e le cangianti vibrazioni luminose del Verbano nasce la grande mostra diffusa dal titolo Sul lago luccica, un progetto organizzato dall’Associazione GambarognoArte che interessa le sponde ticinesi del lago e che dà vita a un suggestivo itinerario scultoreo a cielo aperto. Le località coinvolte – Vira Gambarogno, Gerra, Magadino, Sant’Abbondio, San Nazzaro e Ascona – diventano le tappe di un’esperienza tra arte e natura che regala al visitatore inediti spunti visivi, stimolando la sua percezione dell’ambiente attraverso la libertà con cui le acque, il cielo, la vegetazione, le montagne e le architetture di questi territori dialogano con la vigorosa materia dei lavori plastici dell’artista. Il lago si scompone così in mille scintillii, l’atmosfera si carica di fremiti inaspettati e i pendii si dissipano in immagini sfavillanti: ogni elemento del paesaggio pare scivolare e frammentarsi sulle superfici dell’acciaio, fondendosi con l’opera per reinventarla in base a ogni variazione ambientale.

Le sculture di Helidon Xhixha si rivelano uniche e irripetibili a ogni sguardo e in questo risiede la loro forza espressiva

Ed è proprio questa la peculiarità dell’edizione 2026 delle mostre di scultura all’aperto del Gambarogno: la profonda connessione, quasi una simbiosi, tra le creazioni plastiche e il contesto in cui sono collocate. Le opere non sono elementi slegati dall’ambiente, ma realtà che vivono lo spazio lacustre inglobandolo e partecipando a ogni suo più piccolo mutamento. Forte di una lunga tradizione culturale che trova il suo incipit nel 1968 e che consolida l’idea del territorio come luogo di congiunzione tra linguaggi contemporanei e memoria storica, il progetto di quest’anno si contraddistingue dunque per avere come punto focale la continuità visiva e concettuale tra opera e ambiente, innescando così una stretta relazione tra due elementi apparentemente lontani tra loro ma in grado di colloquiare in maniera feconda.

Il risultato è una combinazione perfetta tra scultura e paesaggio fondata su una trasformazione reciproca che potenzia il significato di entrambi e la loro capacità di suscitare emozioni. Ecco allora che le opere diventano una sorta di prolungamento della realtà in cui lo spettatore stesso si trova immerso, anche lui parte integrante di un’esperienza percettiva dinamica che ridefinisce lo spazio.

Ogni lavoro rappresenta la sosta di un percorso che può essere intrapreso in maniera libera, senza un principio e una conclusione definiti. È un itinerario che ciascuno di noi esplora secondo il proprio modo di vedere il mondo e costruisce secondo la propria attitudine a cogliere atmosfere differenti. Non c’è da stupirsi, quindi, se in questo cammino ci si trova a ritornare più volte nello stesso luogo per scoprire, nei diversi momenti della giornata, impressioni e punti di vista sempre nuovi.

Le sculture di Xhixha si rivelano uniche e irripetibili a ogni nostro sguardo. Ed è proprio in questo che risiede la loro forza espressiva: lasciarsi modulare senza sosta dal mondo circostante e al contempo annetterlo alla propria essenza per dar vita a un unico corpo vibrante.

È ciò che accade in Elliptical Reflection, opera che sulle rive di Gerra accoglie e amalgama nelle sue forme sinuose il verde dei prati, le trasparenze delle acque e i guizzi del cielo. O nella suggestiva Ionic Column, creazione dall’accentuata verticalità che sul sagrato dell’antica chiesa di Sant’Abbondio rifulge dei mille bagliori riflessi dalle sue superfici multisfaccettate. O, ancora, in Thought of Light, scultura che a San Nazzaro si posa delicatamente su una formazione rocciosa per legare terra e luce, memorie ancestrali e contemporaneità.

Tra le opere più suggestive della mostra c’è anche The Twin Bottles, realizzata da Xhixha in collaborazione con l’artista Jack Braglia: due enormi bottiglie in acciaio immerse nelle acque che lambiscono le rive di Vira ci fanno meditare su quanto la bellezza del paesaggio sia un bene prezioso da proteggere. Qui estetica ed etica si mescolano. Un oggetto quotidiano viene reso monumentale e «abbandonato» nella natura, in un chiaro riferimento ai rifiuti spesso gettati proprio nelle acque di laghi e mari, diventando il simbolo di una umanità che necessita di sviluppare una più forte sensibilità per le problematiche ecologiche.

A spezzare ogni barriera tra arte e ambiente è Iceberg: senza alcun ancoraggio, questo lavoro in acciaio galleggia libero sulle acque asconesi trasformandosi in una presenza mobile in balìa delle onde e del vento. Opera dalla natura precaria che si inebria di luminosità durante il giorno per poi divenire un’apparizione silenziosa nelle ovattate ore notturne, essa incarna pienamente il significato della ricerca di Xhixha, ovvero l’idea della scultura come territorio privo di confini che vive del fragile ma seducente rapporto tra materia, luce e spazio, metafora di una realtà in continuo mutamento.