Le Storie di Arzo si aprono all’infanzia

by azione azione
2 Settembre 2026

L’ultima edizione del Festival Internazionale di Narrazione è stata una festa della parola con interpreti spesso appartenenti a circuiti alternativi

Ancora una volta il successo ha coronato il Festival Internazionale di Narrazione che, giunto alla sua 26esima edizione, ha avuto luogo sull’arco di quattro giorni proponendo 27 spettacoli e incontri con il pubblico che hanno animato le sale e le corti del suggestivo nucleo di Arzo.

Nonostante una meteorologia incerta, soprattutto per le prime due giornate, il pubblico ha risposto numeroso premiando un progetto che ogni anno propone contenuti originali che all’intrattenimento fine a sé stesso preferiscono storie che inducono alla riflettere, sulla realtà, sulla Storia, sulla società e su una fantasia spesso strozzata dalla superficialità e da facili effetti.

Questa edizione l’ha fatto con una programmazione che ha messo in luce giovani autori e interpreti con appuntamenti destinati sia all’infanzia sia a un pubblico adulto. Un segno di intelligenza che va a premiare anche l’ottantina di volontari scesi in campo per accompagnare gli appuntamenti distribuiti ordinatamente in spazi pubblici e privati. Spazi, questi ultimi, trasformati in una festa della parola teatrale per la bravura di interpreti che, a parte qualche eccezione, spesso appartengono a circuiti alternativi e per un particolare tipologia di pubblico.

Esempi significativi li abbiamo registrati attraverso l’offerta di spettacoli per l’infanzia. Come nel caso di Giada Ciccolini con il suo A corpo libero, 30 minuti per bambini da1 a 7 anni: una sfida che pochi sono in grado di raccogliere con successo. Il teatro per ragazzi infatti non si improvvisa e il pubblico giovane è quello più difficile: se lo spettacolo non piace lo fanno capire e la noia con il disinteresse diventano palpabili. Ecco perché è un genere che va sostenuto quando dimostra di essere uno strumento di formazione accanto al divertimento.

Nel caso della Ciccolini, ex ginnasta e attrice, la sfida è ancora più grande perché il suo spettacolo è un teatro d’attore senza parole essendo tutto basato sul movimento del corpo: in una scena nuda, su un tappeto, l’artista esplora tutte le possibilità espressive del proprio corpo iniziando dalle mani, le dita, i piedi e le gambe di fronte ai suoi piccolissimi spettatori, rapiti e incuriositi dalla magia di quei gesti misurati che raccontano nel silenzio. Una grande lezione di espressione e narrazione corporea che ci arriva ancora una volta dalla fucina della Baracca-Testoni di Bologna.

Sempre alla ricerca della qualità ci siamo imbattuti nel collettivo I classattori dell’Associazione Giullari di Gulliver, una presenza consolidata ad Arzo e sul territorio. Il gruppo composto da Camilla Stanga, Tiago Poretti e Fedro Mattei, ispirandosi a Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza di Luis Sepùlveda, hanno messo in scena Firmato Ribelle. Con semplicità, umorismo e autoironia, il trio ha racontato l’avventura di una lumaca che abbandona il suo villaggio alla ricerca e alla scoperta di una dimensione nuova e sopratutto sostenibile. Un bel messaggio per una platea degli adulti di domani.

Per quella di oggi invece, il Festival ha cavalcato molte realtà come quella legata alla Memoria, un valore che non si deve smettere di frequentare. Come ci ha ricordato il drammaturgo catalano Sergi Cairo Nieto con El pacto del Ovido. A poco più di 50 anni dalla morte di Francisco Franco, il performer indaga sul silenzio storico della Spagna sulla guerra civile e sul regime del Caudillo partendo dall’amnistia del 1977, conosciuta anche come «Il patto dell’oblìo»: una sorta di concordato velo su 40 anni di dittatura.