Il nuovo volto del fiume tra Airolo e Rodi

by azione azione
19 Agosto 2026

Un sentiero tematico alla scoperta degli interventi di rivitalizzazione e sistemazione idraulica del Ticino, che hanno recuperato diversi tratti per ridare loro il giusto valore naturalistico e paesaggistico

È una sorta di passo all’indietro quanto si sta effettuando in diversi corsi d’acqua: se in passato molti riali venivano incanalati, interrati o deviati, oggi si cerca di recuperarli, di riportarli vicino al loro stato precedente. Ed è quanto è accaduto anche lungo il tratto del Ticino da Airolo a Rodi dove, tra il 2023 e il 2026, sono stati eseguiti degli importati interventi di rivitalizzazione e sistemazione idraulica. Come indicato nel comunicato stampa del Dipartimento del territorio a fine maggio 2026, diramato in occasione della presentazione dei lavori del progetto (vedasi riquadro), i provvedimenti miravano a due obiettivi principali. Da una parte al mantenimento e all’adeguamento degli argini per aumentare la sicurezza delle zone edificabili, dall’altra a restituire al fiume una parte del suo spazio originario, considerando gli aspetti naturalistici e paesaggistici e migliorando la qualità dell’habitat acquatico.

Si è provveduto al mantenimento e adeguamento degli argini, e a ridare al fiume parte del suo spazio originario

Costeggiando le acque

I frutti di questo ampio progetto si possono ammirare percorrendo il sentiero tematico che, allestito in parallelo, segue il fiume lungo 11 postazioni didattiche. Il tragitto, promosso dal Consorzio manutenzione Alta Leventina, si sviluppa sul fondovalle, in gran parte lungo l’argine del Ticino, «incastrato» tra strada, ferrovia e autostrada. I rumori del traffico fanno pertanto spesso da sottofondo, ma non impediscono d’apprezzare i radicali cambiamenti. In totale sono circa 13 chilometri, ma se ne possono chiaramente percorrere anche solo alcuni tratti. Ci sono pure due varianti circolari più brevi, a Piotta e in zona Audan ad Ambrì. Il percorso è ben segnalato e affronta diversi temi legati al fiume tramite dei pannelli esplicativi, da cui si può poi accedere a ulteriori approfondimenti tramite un codice QR, che rimanda al sito del sentiero 1 con illustrazioni, fotografie, curiosità e piccole domande.

Più spazio all’acqua

Nella tappa 1 di Airolo, si mostra come l’importante riqualifica abbia restituito al fiume più spazio, continuità e vita. «Dopo la demolizione degli argini artificiali e del selciato del fondo – leggiamo nell’approfondimento sul pannello e sul sito – con la successiva rinaturazione il fiume presenta ora sponde più morbide, una vegetazione variegata e condizioni che favoriscono la fauna». Per consentire ai pesci di risalire il fiume nonostante la diga del bacino di Airolo, sono inoltre stati costruiti una scala di monta e un ascensore per pesci, che le trote trovano seguendo in modo attivo il richiamo della corrente. Il meccanismo è ben illustrato con un’immagine e un video, mentre due fotografie mostrano il netto cambiamento del tratto di fiume con un confronto diretto tra il prima e il dopo gli interventi. Provvedimenti che si notano in modo continuo camminando lungo il fiume, dove si vedono le anse create per dare maggiore spazio al torrente (presentate nel dettaglio alla postazione 2 di Stalvedro), oppure gli argini riorganizzati con massi posati irregolarmente, in modo da permettere alla vegetazione e alla fauna di trovarvi rifugio e, nel contempo, garantire la sicurezza in caso di alluvioni. In caso di piena, infatti, gli ostacoli come rocce, blocchi di pietra o altri elementi rallentano l’acqua ed è meno probabile che si verifichino esondazioni o danni alle arginature.

Inserti strategici

A quest’obiettivo contribuiscono pure le microanse o altre misure per un fiume più vivo (tappa 4, Cioss), come pennelli (piccoli sbarramenti obliqui in legno o pietra), cluster (gruppi di massi che offrono rifugio e ombra) o tronchi inseriti strategicamente per rallentare l’acqua, favorire la formazione di nicchie ecologiche e trattenere sedimenti fini. La rivitalizzazione del fiume è favorita anche dalla vegetazione che, tornando a colonizzare gli spazi, aumenta notevolmente non solo la biodiversità ma, grazie alla presenza di specie adatte, anche la capacità di sopportare sia periodi di secca sia le variazioni del flusso del fiume. Ne sono un esempio i boschi golenali, una difesa naturale e un ecosistema ricco di vita con svariati vantaggi (postazione 10, campo sportivo di Rodi). Anche nell’alveo del fiume sono stati effettuati degli interventi in più punti, per esempio con la posa di gruppi di radici e tronchi lungo le sponde o nelle zone inondate. Come spiegato alla sosta numero 6 di Morenca, la loro forma irregolare crea rugosità e cavità che offrono riparo a pesci, anfibi, insetti e piccoli mammiferi. Alcuni tronchi vengono fissati nel letto del fiume o sulle sponde per resistere alle piene e mantenere la funzionalità nel tempo.

La fauna ittica

Nella zona dei laghetti di Audan a Quinto, si propone invece il tema della fauna ittica, sensibilizzando il visitatore sull’importanza di favorire la deposizione delle uova in «letti di frega», ovvero tratti di fiume ghiaiosi dove le femmine possono scavare più facilmente delle buche per deporre. Un’immagine illustra il procedimento per la trota fario (anch’essa simbolo di questo sentiero didattico), che trova nei pressi di radici sommerse e nei tratti calmi delle zone di rifugio ideali per la riproduzione. Sempre in zona Audan troviamo una sosta dedicata alle confluenze, dove i numerosi riali laterali si uniscono al Ticino formando degli ambienti di grande valore ecologico con piccoli ambienti unici: ghiaia pulita per la deposizione delle uova dei pesci, pozze tranquille per anfibi e insetti acquatici, zone umide per piante e invertebrati. Oltre al valore ecologico, le confluenze hanno anche una funzione di equilibrio idrologico e proteggerle significa quindi garantire un ecosistema più differenziato e più stabile. Dove non è stato possibile ampliare lo spazio del corso d’acqua, gli argini sono stati innalzati per contenere eventuali eventi di piena, in particolare in prossimità delle infrastrutture strategiche e delle aree più esposte (tappa 5, Gottardo Arena). Alle varie opere di rivitalizzazione e di premunizione realizzate nel progetto, s’aggiunge il bacino di demodulazione da 100’000 m³ ai piedi della nuova centrale idroelettrica a Piotta (tappa 3), costruito da Ritom SA nell’ambito della nuova centrale e destinato a regolare i deflussi della centrale nel fiume. Anche qui sito e pannello danno alcune nozioni sull’utilità del nuovo bacino, che regola il rilascio dell’acqua turbinata dalla centrale idroelettrica del Ritom e di quella di Stalvedro, attenuando le variazioni improvvise di portata che possono compromettere l’equilibrio ecologico dei fiumi, del Ticino in questo caso.